Nuovi sconti per i soci Legambiente

Legambiente Padova propone ai propri soci una nuova convenzione che coniuga attenzione alla salute ed attenzione per l’ ambiente: da Pinottica sconti del 20% su occhiali e relative lenti, e del 10% su contattologia (clicca qui per scoprire come iscriverti a Legambiente e godere di questa ed altre convenzioni). Legambiente da tempo cerca di promuovere il consumo critico attraverso le convenzioni per i propri soci. Anche Pinottica condivide questa filosofia: tra i prodotti di punta vi sono due linee di occhiali con montature in bioplastica realizzati interamente da risorse rinnovabili. Pinottica propone, oltre ad occhiali delle migliori marche, lenti oftalmiche di altissima qualità e lenti a contatto, linee ecocompatibili, attente all’ambiente sia in fase di costruzione, sia per la loro biodegradabilità. Leggi di più

Dialogo davanti alla Cappella degli Scrovegni

Il prof. Zanardi ed un immaginario interlocutore discutono di fronte alla Cappella degli Scrovegni.

Zanardi richiama l’allarme che i quotidiani “Telegraph” e “Le Figaro” hanno lanciato sulla conservazione degli affreschi di Giotto, a seguito dei lavori iniziati in un cantiere posto a breve distanza, appena al di là del Piovego, che prevede la costruzione di una torre binata alta oltre cento metri e di un vastissimo interrato profondo 10.

Il suo interlocutore cerca di tranquillizzarlo richiamando le rassicuranti relazioni dei tecnici. Leggi di più

Un ricordo di Marcello Cini

Pochi giorni fa è scomparso Marcello Cini, un amico, un maestro dell’ambientalismo, una personalità di primo piano nel dibattito epistemologico, in cui proponeva una rivisitazione ecologica e sistemica delle discipline scientifiche. Anche per questo Legambiente è stata sempre la sua associazione di riferimento. E lui un riferimento certo per noi.

Le lezione principale che ho appreso da Marcello Cini è quella riguardante la natura meccanicista della scienza. Marcello, che già dai tempi di “Sapere” di Maccacaro si batteva contro l’idea che la scienza fosse neutrale (largamente diffusa anche a sinistra) negli anni successivi approfondì l’analisi. Criticava l’approccio dominante delle varie discipline, quello di ridurre la varietà dei processi naturali a pochi elementi e leggi fondamentali. Già con Cartesio, Galilei, Newton infatti, si erano delineate le istanze di una scienza tendente a definire i fenomeni in una prospettiva quantitativa. La visione che ne emerge – scriveva Cini – è quella di un mondo “visto come un mosaico di parti differenti, della stessa natura, reciprocamente indipendenti, ognuna analizzabile e comprensibile di per sè‚ in termini dei suoi costituenti e delle loro interazioni, a prescindere dal contesto e dall’ambiente circostante. Si tratta di un mondo solo apparentemente strutturato in livelli, perchè‚ si suppone che da ogni livello le proprietà dei singoli componenti di un sistema siano sufficienti a determinare completamente le proprietà..” (Marcello Cini, Dalla cultura del macchinismo alla cultura della complessità, in Atti del Convegno Educazione Ambientale, dal ghetto culturale alla proposta interdisciplinare, Legambiente, Comune di Scandiano, 1988, pag. 24).

Marcello, continuerà la ricerca verso il superamento di questo paradigma scientifico proponendo, con G. Bateson (di cui fu artefice della diffusione delle sue opere in Italia), un approccio sistemico alla realtà. Un approccio che mette al centro la relazione che intercorre tra le diverse parti del sistema, non più concepibili come realtà isolabili, e quella che intercorre tra il sistema nel suo complesso e l’ambiente esterno. La consapevolezza che tra le diverse parti del nostro ecosistema vi è un rapporto d’influenza reciproca comporta, quindi, il decadere della visione meccanicistica propria delle scienze moderne.

Quando nel 1980 morì Bateson, Marcello scrisse su Il manifesto un articolo titolato “E’ morto uno sconosciuto: ne sentiremo parlare”. Di Marcello Cini, che certo non era uno sconosciuto, certamente ne sentiremo parlare moltissimo.

Lucio Passi – Direzione Nazionale Legambiente

Bogotà, città per le persone e non per le automobili

Dovremmo costruire le nostre città con un fine preciso: che la gente sia felice e vi si senta bene. Ad esempio costruire una città per la gente e non per le automobili – suona molto semplice. Tuttavia la maggior parte delle amministratori, all’insorgere di difficoltà, fa compromessi che alla fine impediscono i veri cambiamenti. L’esempio di Bogotà, capitale della Colombia, è di fama mondiale e dimostra che un’amministrazione capace di portare a termine coerentemente e coraggiosamente il proprio programma può portare a cambiamenti grandissimi.

La capitale della Colombia è cresciuta assai velocemente, ed è diventata in breve tempo enorme: negli ultimi cent’anni il numero della popolazione è cresciuta da 100.000 a circa 7 milioni di persone. In tanti sono emigrati dalle campagne con la speranza di trovare lavoro o per scappare dalla violenza. La città così sovrappopolata ha generato problemi di sicurezza, povertà estrema, e figurava tra i luoghi peggiori in cui vivere in Colombia e nell’America Latina intera. Gli abitanti non avevano prospettive per il futuro, erano infelici e odiavano la loro città. Gli amministratori non avevano idea di come risolvere questi gravi problemi.

La sistemazione della mobilità cittadina è iniziata nella seconda metà degli anni ’90, ed è ricollegabile sopratutto al periodo sindacale di Enrique Peñalosa (1998-2001). Al momento di entrare in carica, Peñalosa ricevette un progetto grandioso dalla Agenzia Internazionale Cooperazione Giapponese: un sistema stradale a sette livelli, che avrebbe richiesto la spesa di 5 miliardi dollari. Tutto questo in una città dove non esisteva un trasporto pubblico sistematizzato, se non autobus che circolavano caoticamente tagliandosi la strada tra loro (con elevato numero di incidenti). Mancavano sia le fermate per gli autobus costruite in maniera adatta, che marciapiedi sicuri e integrati tra loro.

L’amministrazione della città ha infine votato contro le autostrade, per avanzare invece un proprio progetto. In breve tempo hanno costruito 1200 parchi pubblici. Fu presa ad esempio Curitiba, in Brasile, e il suo sistema di infrastrutture efficente e rapido per gli autobus (Bus Rapid Transit), il ”Trans Milenio” che regge il confronto con la metropolitana per tempi di percorrenza e costi di costruzione. E’ stata introdotta la domenica senz’auto, in cui le arterie principali della cittá vengono chiuse per oltre cento chilometri. Ogni domenica ne fanno uso 1,5 milioni di persone. Sono stati eliminati parcheggi, costruiti parchi giochi sia nei quartieri ricchi che poveri. Hanno costruito il piú lungo spazio pubblico pedonale in America Latina, usato giornalmente da 3 milioni abitanti, che è diventato un vero luogo d’incontro, uno spazio sociale.

Quest’area pedonale ha avuto un ruolo molto importante nella riduzione della criminalità: essa attraversa la zona più pericolosa di Bogotà, che dopo questo riordinamento è cambiata radicalmente. La zona si è riempita di vita, la gente è scesa in strada e ha stretto relazioni sociali. Ciò ha migliorato la qualità della vita, e ha fatto percepire l’amministrazione della città più vicina agli abitanti, capace di fare qualcosa di concreto per loro. La ricostruzione della strada non fu solo una risistemazione della città: si ottenne come risultato una diversa organizzazione dei luoghi di socialità urbana. La mobilità ha influenzato direttamente i processi sociali.

Qualche altro risultato ottenuto nel periodo di sei anni:

– il tempo passato imbottigliati nel traffico è diminuito di ben un’ora al giorno;

– la gente risparmia in media 200 ore del tempo di viaggio in un anno;

– la velocità media di flusso del traffico è aumentato del 43%; l’uso della macchina è diminuito del 40% nel periodo più trafficato;

– l’uso della bicicletta è cresciuto da 0,3% a 5%;

– l’inquinamento dell’aria è diminuito del 16%;

– il numero delle morti violente è diminuito del 12%

il numero degli incidenti mortali è diminuito del 13%

La ricetta di Peñalosa e semplice: la costruzione della mobilità è un riordino generale delle priorità nella vita quotidiana, nonché un ripensamento di quelle politiche. ”La difesa delle piste ciclabili non è una soluzione architettonica, ma la difesa di un diritto: a meno di ritenere che solamente chi ha la possibilità di spostarsi in automobile ha il diritto a una mobilità sicura”. Quando il sindaco ha fatto apporre i cartelli di divieto si sosta, ci sono state proteste. La sua risposta è stata semplice: il territorio è un spazio pubblico. La maggior parte della gente non ha né giardino né proprietà fuori città; le alternative dunque sono stare in appartamento a guardare la TV, o poter godere di uno spazio pubblico in città. Dipende solo da noi poter realizzare progetti simili. Il rapido e stimolante sviluppo di Bogota è un buon esempio su come sia possibile cambiare la vita di una cittá semplicemente dando la priorità non alle automobili ma alle persone.

Clicca qui per vedere il video (25 minuti, in lingua inglese)

Gyöngyver Meszaros, volontaria Servizio Volontariato Europeo – a cura della Redazione di Ecopolis

Diario dell’estinzione – il mistero delle nascite

Che cosa accade di sostanziale all’umanità dietro alla crisi che tocca le economie e nella trasformazione delle tecnologie energetiche e di comunicazione? In uno scenario di profonda incertezza sociale c’è il rischio di sottostimare la presente decisiva rivoluzione reale che segna la fine della crescitadella specie umana sulla terra.In realtà la inversione demografica è l’evento più importante della nostra vicenda: dopo aver raggiunto il picco delll’espansione, del dominio e dello sfruttamento demenziale dell’intero mondo e degli altri viventi, l’essere leader dell’evoluzione decide di non procreare, portando il tasso delle nascite al livello di quello (naturale) delle morti, o addirittura più basso. Nei prossimi 15 anni gli esseri umani nati ogni anno scenderanno all’1,5 percento (110 milioni) paragonati all’1,4 del numero di morti a regime (109 milioni): la crescita sarà finita.

Dizionario dell’estinzione offre una spiegazione sul fenomeno quantificando i termini e i tempi dell’inversione e spiegando le cause e le strategie di governo, insieme con gli strumenti di pianificazione e di evoluzione culturale della società del rifiuto o dell’esitazione alla procreazione. In estrema sintesi: anche il minimo livello di scolarizzazione delle bambine introduce grandi cambi nel loro status sociale , nella loro accettata aspirazione a un miglioramento di ruolo e di condizione pratica; la difficoltà di un posto di lavoro adeguato si somma agli ostacoli che impediscono i due figli della conservazione della umanità. E comunque il ruolo dominante del genere femminile causa ovunque un profondo cambio culturale, ormai naturale, una sorta di nuovo passo dell’evoluzione.

Ma nello stesso tempo la tecnologia (la scienza) offrono teoricamente, per via dei cresciuti rendimenti, la facile riduzione dei bisogni individuali e dei consumi, quelli orrendi di suolo e di spazio e di carrying capacity, anche per la civiltà dello spreco.

La condizione di penuria o carestia o più semplicemente di povertà ha segnato le vicende umane nel tempo, determinando insieme alle condizioni fisiche del mondo la vicenda della popolazione.

Entrati (per la prima volta forse dal medioevo) in queste condizioni di stato stazionario, di non crescita, che ci sono assicurate dalla diminuzione, noi (noi uomini, noi economia, noi specie biologiche) possiamo sperimentare le condizioni per la pianificazione reale, sia economica e fisica che culturale: la prima nel quadro d’uno sviluppo senza crescita, la seconda nel quadro antropologico di bellezza, piacere, felicità.

Giulano Cannata – Dizionario dell’estinzione – Il mistero delle nascite. Edizioni NdAPagine 312, 18 euro

Lucio Passi

Passata “Sito Mato”: scegli il prezzo giusto

Il progetto APPREZZIAMOLO nasce dopo anni di attività di Bio Rekk a stretto contatto con i produttori agricoli locali che hanno portato alla consapevolezza dell’attuale precaria situazione dell’agricoltura e dei pericoli che minacciano il suo destino (due tra tanti la mancanza di ricambio generazionale nel settore e la desertificazione del suolo agricolo).

L’obiettivo è far incontrare chi produce e chi acquista costruendo un legame diverso da quello che esiste sia negli ambienti commerciali (mercati e supermercati) che nelle relazioni di acquisto alternative (gruppi di acquisto solidale).

Questi scambi, infatti, vengono regolati da prezzi che spesso non riconoscono una giusta remunerazione dei fattori produttivi messi in gioco e sono caratterizzati da un’elevata dipendenza dal mercato che ragiona a prescindere dai reali bisogni dei consumatori e dei produttori, meno ancora dall’obiettivo generale di perseguire il bene comune.

Il progetto parte dunque dalla volontà di diffondere una nuova cultura legata alla sostenibilità ed alla trasparenza delle relazioni economiche, oltre che di valorizzare e sostenere l’agricoltura biologica, intesa non solo come un modo di produrre cibi sani in accordo con l’ambiente, ma anche come un fatto di cultura e stile di vita.

La nuova relazione tra consumatore e produttore che si vuole sperimentare si basa sulla costruzione di un prezzo delle loro transazioni percepito da entrambe le parti come “giusto”. Che conterrà cioè simbolicamente al suo interno tutto il significato della condivisione di una pratica economica sostenibile e, soprattutto, salvaguardi l’attività produttiva di qualità delle piccole e medie aziende agricole, che rischiano di scomparire.

Il percorso di ‘apprezzamento’ SiTo Mato?! iniziato a maggio e finalizzato all’acquisto collettivo di PASSATE DI POMODORO, è finalmente concluso e giovedì scorso 13 settembre all’Osteria di Fuori porta abbiamo firmato il Patto solidale con la cooperativa El Tamiso per l’acquisto di 1.200 vasetti di passata di pomodoro al prezzo di € 2,12 per vasetto da 550 g.

Adesso tocca a te: decidi tu il prezzo della tua passata!

Associazione di Promozione Sociale Bio Rekk

Martin Luther King a fumetti

Nel mese di dicembre dell’anno 1956 la Corte Suprema degli Stati Uniti aveva dichiarato illegale la separazione razziale negli autobus a Montgomery e ciò aveva rappresentato un formidabile successo per la campagna di boicottaggio degli autobus da parte dei neri sostenuta da Martin Luther King.

Minacce, provocazioni, arresti, attentati dinamitardi avevano cercato di indebolire il movimento di protesta, ma la natura nonviolentadell’iniziativa aveva sempre impedito che si arrivasse ad uno scontro vero e proprio tra la popolazione bianca e quella di colore.

Dopo il resoconto di quanto avvenne a Montgomery, il fumetto si sofferma brevemente sulla figura di Gandhi e sul suo ruolo chiave in importanti campagne nonviolente sostenute in India, tra cui quella contro la legge sul sale e quelle a favore degli intoccabili.

Le ultime pagine del fumetto riassumono invece quanto degli insegnamenti di queste due importanti figure risulti ancora attuale e come ciò che viene definito come “Il metodo Montgomery” possa essere utilizzato anche al giorno d’oggi per combattere ingiustizie e soprusi. Ogni persona può dare il proprio contributo, sempre rimanendo nell’ambito di una lotta pacifica e nonviolenta che abbia a cuore sì il perseguimento dei propri obiettivi, ma conservando anche in ogni occasione il rispetto per i propri avversari.

La forza e l’attualità degli insegnamenti di King sono evidenti, ma è la storia recente stessa che dimostra quanto questa affermazione sia vera. Nel 2008, Dalia Ziada, una blogger egiziana e appartenente all’American Islamic Congress, decise di tradurre in arabo il fumetto allo scopo di promuovere la disobbedienza civile e lo distribuì in 2000 copie dal Marocco allo Yemen. In una sua dichiarazione Dalia disse che il suo scopo era quello di ispirare all’azione: “Spero che i lettori arabi traggano da questo fumetto l’insegnamento che un cambiamento è possibile. Dobbiamo usare il nostro intelletto in modi innovativi e creativi, per esercitare pressione su coloro che prendono le decisioni e far cessare le dittatura, la tirannia e i soprusi esercitati contro di noi”. Dalia aggiunse ancora: “ Penso sia ora di utilizzare l’azione nonviolenta per affrontare i problemi storici della regione e i conflitti locali di ciascun Paese del Medio Oriente”.

Quanto il fumetto sulla storia di Montgomery e le parole di Dalia abbiano ispirato pochi anni dopo molte delle lotte che a volte vengono identificate con l’appellativo di “Primavera Araba” possiamo solo immaginarlo, ma è certo che i principi ispiratori della nonviolenza sono ancora vivi e vitali anche in questo terzo millennio.

Il fumetto può essere ordinato presso il M.I.R., sede di Padova, scrivendo all’indirizzo: mirsezpd@libero.it. Il contributo richiesto per copia è di 2,50 € (2,00 € per 10 o più copie) + eventuali spese postali.

M.I.R. Padova

Per un mondo senza gendarmi

La presente giornata di studio punta ad essere un momento di riflessione per confrontarsi sul percorso che realtà istituzionali e società civile devono compiere, con particolare riferimento alla cornice europea, per mettere a punto strategie che escludano sempre più il ricorso alle armi.

L’ultimo decennio del secolo scorso ha segnato la conclusione di un sistema internazionale bipolare, un sistema – quello della “guerra fredda” – che innegabilmente aveva dato vita ad un “ordine globale”. A scanso di qualsiasi interpretazione nostalgica, va osservato che quell’ ”ordine” ha compreso centinaia di conflitti armati – spesso promossi o svolti per procura dalle due superpotenze – con milioni di vittime. Dopo il crollo del muro di Berlino la crescente volontà di protagonismo di altre realtà statuali ha fatto sì che il sistema delineatosi fosse sempre meno unipolare. Ciò non significa che si è andato affermando un sistema internazionale più giusto e pacifico. Diversi sono stati i fattori all’origine di crisi e conflitti: nazionalismi che hanno brandito l’idea della sovranità per tentare di ridefinire confini statuali, blocchi politico-militari che sotto le mentite spoglie dell’ ”ingerenza umanitaria” o della “lotta al terrorismo” nascondevano piani per accrescere le proprie zone di influenza geo-strategica. Insomma il mondo stenta a darsi una gestione democratica e multilaterale della sicurezza come bene comune.

Ciò premesso due strategie/modalità di azione appaiono importanti in una progettualità di pace. La prima, che può apparire ovvia ma va sempre ribadita, consiste nel preferire un approccio multilaterale nelle promozione e gestione della sicurezza a livello internazionale in quanto l’affidamento della “gestione delle crisi” a singoli stati o a gruppi di essi si è dimostrata assai più rischiosa per l’evidente possibilità di prevalere di interesse di parte. La seconda sta nel non cadere nell’errore che la costruzione di ordini di pace possa essere realizzata solo dalle élite o a contrario solo da chi non fa parte delle élite, ma usare entrambe le vie (Johan Galtung). Riguardo a quest’ultimo aspetto va registrato come in questi ultimi anni a livello istituzionale si sia assistito a una sorta di riflusso, ripiegamento di quella carica ideale che nei decenni passati aveva spinto a formulare percorsi e progetti volti a sviluppare forme di prevenzione e gestione costruttiva dei conflitti a livello nazionale e internazionale. Ciò è solo parzialmente avvenuto per la società civile mondiale, spesso ancora capace di spendersi per contribuire a dare sbocchi pacifici a situazioni di crisi. A titolo di esempio citiamo l’importante ruolo che hanno avuto studiosi e organizzazioni internazionali nonviolente negli esiti della cosiddetta “primavera araba”.

M.I.R. – Movimento Internazionale di Riconciliazione di Padova

Il Padova ha vinto la Coppa Italia

“Al di là dell’ottimo bilancio del medagliere azzurro (28 le medaglie vinte, 10 in più che a Pechino 2008), delle piccole polemiche circa l’opportunità o meno di organizzare l’evento in contemporanea alle Olimpiadi e delle storie dei singoli atleti, è opportuno interrogarsi sull’impatto che le Paralimpiadi hanno avuto in termini di comunicazione“.E’ questo il commento di Pietro Barbieri, Presidente della Fish, di ritorno da Londra. “Ho visto megaschermi nei parchi pubblici, dove la gente faceva il tifo durante le partite di calcio dei non vedenti o durante le finali dei 100 metri. I telegiornali sportivi aprivano sempre con le notizie sui Giochi Paralimpici con servizi accattivanti e dettagliati. È stata la BBC, con il suo lavoro, a creare interesse e partecipazione. E a questo si aggiungano tutti gli interventi strutturali per tentare di rendere realmente fruibile la capitale inglese. (…) Almeno in Gran Bretagna sembra raggiunto un importante effetto: le persone con disabilità vengono intese come incluse in una società, in una collettività più ampia che verso di loro dimostra un interesse non occasionale. Ora vogliamo che non si spengano i riflettori su questa realtà” (leggi qui tutto l’intervento di Pietro Barbieri).

Purtroppo sembra che non sia così se, a distanza di pochi giorni, la notizia che domenica scorsa a San Damaso di Modena, la Coco Loco Padova ha conquistato la Coppa Italia del wheelchair hockey (hockey in carrozzina elettrica), battendo in finale i campioni d’Italia dei Thunder Roma per 5-3, non ha trovato spazio sulla stampa locale padovana, se non per un trafiletto di 6 righe sul sito on line di uno dei tre quotidiani, accompagnato da una foto (per altro sbagliata).

Allora ecco la cronaca della vittoria degli atleti padovani (leggi tutto qui): “La competizione tra le due compagini (Coco Loco Padova e Thunder Roma) inizia ad essere di sicuro avvincente per gli appassionati di questa bella disciplina sportiva.

Nel maggio scorso, infatti, le finali del Campionato 2011-12 avevano visto confrontarsi queste stesse due squadre. Per i capitolini niente di nuovo, visto che già l’anno precedente avevano conquistato il primo posto. Quest’anno si trattava di difenderlo e di non cedere la posizione. Ma non si aspettavano di doversi battere con la squadra padovana, più giovane, meno esperta e arrivata per la prima volta nella sua storia sportiva a quella finalissima, dopo un anno di performance di qualità via via crescente.

Che la Coco Loco sia in continua e vertiginosa ascesa lo dimostra il risultato della Coppa Italia. Dopo infatti che a maggio – in una partita tesa e di alto livello, con il risultato in bilico fino all’ultimo – aveva perso lasciando la corona ai campioni in carica, questa volta ha rovesciato le sorti, conducendo una partita quanto mai determinata, e dopo tre tempi passati a inseguire gli avversari, ha affrontato il quarto con una grinta che il team capitolino – ormai probabilmente certo della vittoria – non si aspettava. Con grande entusiasmo, quindi, li ha raggiunti e superati.

Bello anche che questo risultato sia arrivato mentre in campo la squadra veneta giocava con i segni del lutto sulla maglia, in memoria del compagno Stefano D’Andrea, che avrebbe dovuto anch’egli giocare per la Coppa e che invece è scomparso proprio 13 settembre. A lui è andata naturalmente la sentita dedica della vittoria.”

sintesi a cura di ecopolis di due articoli comparsi su Superando.it a firma del direttore e di Barbara Pianca

Mantova, un Festivaletteratura sostenibile

Mantova, per chi non la conoscesse, è una cittadina appoggiata sul Mincio, in territorio già lombardo ma con carattere ancora fortemente emiliano. Mantova, ogni anno dal 1997, è l’impareggiabile cornice di un Festival che, nonostante il proliferare di format simili in tutta Italia, rimane sostanzialmente unico: il Festivaletteratura. Quest’anno dal 5 al 9 settembre, il Festival è un’occasione di incontrare autori, di scoprire luoghi suggestivi, di far parte di una vasta comunità di lettori e curiosi che apprezzano una tra le proposte culturali più aggiornate e ambiziose in Italia. Moltissimi (e giovanissimi) sono i volontari che animano la città in questi giorni. Tra le altre cose, quest’anno a Mantova si è parlato di crisi e le piazze erano piene di persone che stavano ad ascoltare, anche sotto il sole battente, economisti ed esperti, per ragionare insieme. Ma veniamo alla grande domanda: il Festivaletteratura è un festival per ambientalisti? L’organizzazione fa di tutto per farcelo credere: aprendo il sito è possibile trovare una selezione di eventi che fanno specifico riferimento all’ambiente, al mondo di Slowfood, alla scoperta di Mantova nella sua componente naturale (clicca qui 1, 2 e 3) . C’è anche la collaborazione con il Fai e i suoi Luoghi del Cuore (vedi qui).Scelti i nostri eventi (eco e non) ci si può chiedere come arrivare fino a Mantova: ecco che per la prima volta il Festival si collega direttamente al carpooling, ed è possibile trovare un’auto o un passeggero per condividere un viaggio. Funziona: provato. Una volta a Mantova ci si muoverà preferibilmente in bici o, con i bus, usando il biglietto a prezzo speciale della convenzione con Apam. E’ poi possibile che si mangi (se siamo volontari o se abbiamo meno di 30 anni) alla mensa di via Frattini, ed ecco – e non per la prima volta – lo slogan Sprecozero, che significa molto materBi, molto vetro (quello dei vuoti a rendere e delle bottiglie riutilizzabili), filiera corta. Programmaticamente. Talmente tanto che se osservate con attenzione la piantina della città, dove sono indicati luoghi degli eventi, ristoranti ed hotel, vedrete anche un simbolo con delle gocce… sono le fontane pubbliche di Mantova. Ecologica, gratis e fresca, l’acqua di Mantova è oltretutto davvero buona.

Anche se nella pratica non tutto e non sempre funziona perfettamente, è un impegno esplicito e palese, questo. Un Festival per ambientalisti? Promosso.

 Annalisa Scarpa – Redazione di Ecopolis