Ai canali padovani serve manutenzione sistematica

Che il nostro territorio debba confrontarsi quotidianamente con i problemi e le opportunità dell’acqua, e sia anche a rischio alluvioni è cosa nota e risaputa dai tempi dell’insediamento umano nell’area. Da sempre l’uomo ha cercato di adattare il territorio per metterlo in sicurezza. Famosi erano i padovani come costruttori di argini (Dante, Canto XV Inf., “…Per difender lor ville e lor casteli…”. Siamo all’inizio del Trecento). Notevoli sono state le opere realizzate nelle singole epoche, con i mezzi allora disponibili: essenzialmente la testa e le braccia.

Ora siamo nel terzo millennio, abbiamo sviluppato strumenti e tecnologie da poter raggiungere la luna, ma non siamo stati finora capaci di rendere tranquilla la vita delle persone nelle stagioni canoniche, autunno e primavera, quando, per ragioni naturali e ordinarie, meteorologiche e ambientali, il corso di fiumi e canali è percorso dalle piene. Eppure a Padova la soluzione ci sarebbe, a portata di mano. Si chiama Vignole, Leggi di più

Come realizzare la ciclabile Veggiano-Codevigo?

Il 16 settembre è stata firmata, dagli assessori regionali competenti, la convenzione per la realizzazione di una pista ciclabile lungo il Bacchiglione, da Veggiano a Codevigo. È il tratto padovano del percorso ciclabile regionale R1, dal Lago di Garda a Venezia.

Un cittadino di Veggiano ci ha fatto pervenire un esposto, contro la scelta di realizzare la pista in asfalto all’interno di zone golenali e su teste d’argine attualmente ancora allo stato naturale.

Quello dell’asfaltatura delle piste ciclabili in aree ad alto pregio naturalistico è un problema annoso, che si è posto anche per la realizzazione dell’anello dei colli Euganei, dove le scelte sono state spesso contraddittorie. Leggi di più

Piazza Caduti, piace il progetto ai cittadini

Si è concluso il percorso partecipato dei residenti del Rione Palestro: piace il progetto di riqualificazione della Piazza su cui i cittadini hanno potuto esprimersi il mese scorso.

Tra marzo e aprile 2012, Legambiente ha somministrato un primo questionario (concordato con l’amministrazione) ai residenti del quartiere in cui insiste Piazza Caduti della Resistenza su come riqualificare la piazza. La proposta che raccolse il maggior numero di preferenze fu quella di una Piazza verde, pedonalalizzata ed accogliente, capace anche di accogliere piccoli eventi culturali e spettacoli. Leggi di più

Nuovo ospedale a Padova? Sono altre le priorità

A metà ottobre al centro San Gaetano, dopo mesi di silenzio, è ripreso il confronto istituzionale sul progetto: “nuovo ospedale a Padova”. Il Sindaco, il Rettore, il Direttore dell’Azienda Ospedaliera e il Segretario regionale al Sociosanitario, sono stati i principali relatori. Sinceramente nell’attuale drammatico contesto politico, istituzionale ed economico, non è che un dibattito illusorio ed inconcludente per molte ragioni.

 Da oltre dieci anni la politica locale e regionale è impantana nella discussione sulla futuribile costruzione di un nuovo ospedale a Padova. Futuribile perché nessuna certezza, soprattutto per il finanziamento, è stata trovata per attuare questo oneroso progetto (…). In questi anni tanti (troppi) sono stati i preventivi di spesa: i balletti sulle cifre hanno fatto ubriacare. Vi era stata una iniziale stima di spesa sui 300 milioni di euro, poi 500, successivamente da 700 a 1200 milioni, non escludendo un tetto da 2 miliardi includendo arredi e tecnologia. Leggi di più

Servono nuove politiche per l’edilizia

Gli anni 2000 nel Veneto, almeno sino alla crisi del 2008, sono stati caratterizzati da una intensa attività edilizia. In un decennio si sono realizzati edifici industriali, direzionali e commerciali per oltre 164 milioni di mc ed edifici residenziali per circa 148 milioni di mc. In base agli standard abitativi della Regione Veneto, che assegna 150 mc per abitante, la nuova edilizia residenziale realizzata potrebbe dunque teoricamente ospitare quasi un milione di nuovi abitanti. Più del doppio del reale incremento registrato negli stessi anni: circa 430.mila nuovi abitanti tra il 2001 e il 2010 (mentre nel 2011 – per la prima volta in quarant’anni – si è registrata un’ inversione di tendenza (da gennaio a ottobre la popolazione è diminuita di oltre 70 mila unità). Leggi di più

Alberi: l’approccio scientifico, da solo, può non bastare

Nei contenziosi, il verde a oltranza, privo di una solida base scientifica, non è sufficiente. Alla base della salvaguardia dell’ambiente sta la conoscenza “intima” delle interazioni tra le dinamiche storico antropiche e quelle naturali che lo hanno plasmato. Se i due fattori  non sono adeguatamente conosciuti è facile cadere vittime delle ideologie”.

Così ci scrive un importante botanico che Legambiente ha contattato nelle settimane scorse a proposito dei tagli delle alberature in via Goito e sulla gestione del verde urbano padovano. E continua.

“Cara Legambiente, quando si tratta di tagliare vecchi pioppi (come quelli di via Goito, n.d.r.) un botanico serio non può fare opposizione con efficaci argomentazioni. Il pericolo esiste davvero e la messa in sicurezza non può non essere fatta  solo dopo schianti rovinosi. Il Pioppo (sia bianco, sia nero, sia canadese) è un genere a rapida crescita e poco longevo e quindi facile al deperimento in tempi non troppo lunghi. I pioppi neri e quelli canadesi hanno il legno fragile, diventano grandissimi in pochi anni e possono facilmente collassare in presenza di forti venti.  Se si vuole far ritornare l’ambiente come prima basta, comunque, ripiantare pioppi e nel giro di una decina di anni si ha già un buon effetto paesaggistico.

Io sconsiglio, però, di usare pioppi per le alberature stradali specie se si tratta di Populus x canadensis nota essenza esotica invasiva. Io suggerirei di piantare farnie, bagolari, frassini ossifilli o tigli autoctoni (non americani), tutte specie largamente presenti nella pianura veneta, coltivate o spontanee. Sono a crescita più lenta, lo stesso molto decorative, ma meno pericolose.

Sono da evitare aceri ricci, aceri di monte o altre specie montane di cui ultimamente si abusa. Ancor di più va evitato l’uso di specie esotiche, qualsiasi esse siano (a parte il platano), anche la più bella e aggraziata. C’è un abuso di piante forestiere che fa inorridire chiunque abbia a cuore la tutela del paesaggio di pianura considerato sia nella sua evoluzione naturale sia in quella storico-antropica.

Se poi, proprio, si vogliono piantare pioppi, suggerisco il pioppo bianco”.

Dunque il settore Verde agisce correttamente nella gestione del verde pubblico. Ma il Comune ha investito a sufficienza nella comunicazione e nel coinvolgimento? Forti delle competenze scientifiche i tecnici dovrebbero aiutare i cittadini a capire del perchè di tagli o abbattimenti. Se invece non c’è questo sforzo, scoppiano le polemiche, inevitabili, con i cittadini che non si fidano mentre nessuno si occupa di far crescere la cultura del verde in città. E’ un compito difficile, da fare assieme, al quale sollecitiamo il Comune da anni (informazioni prima e post potature o tagli, incontri pubblici, regole chiare su cosa si può o non può fare, a partire dallo stesso Ente Locale).

Sui re-impianti, o nuove messe a dimore, poi andrebbe aperto un capitolo a parte. Non si possono sempre e solo scegliere specie con altezza media o bassa. In città servono anche alberi di grande altezza. Sia per il loro valore ecologico, capacità depurativa, di ombreggiatura, estetica. Sia per un segnale di priorità: occupiamo lo spazio urbano a favore del verde, non dobbiamo per forza allargare le strade per contenere più auto.

 A cura della redazione di Ecopolis

Il dibattito cittadino su AcegasAps-Hera

La fusione delle multiutility AcegasAps-Hera ha ingenerato un dibattito in pieno svolgimento: sempre di più arricchito da contributi a firma di esponenti di comitati cittadini e dell’associazionismo padovano. Ne pubblichiamo tre fra quelle arrivate in redazione.

Il Comitato “Lasciateci Respirare” di Padova analizza la situazione ricordando la promessa fatta da SEL e IDV di chiudere la prima linea dell’inceneritore, promessa fatta alla luce del nuovo Piano Provinciale gestione rifiuti urbani 2010-19, contestato per le sue previsioni. “Perchè non sono state richieste [da parte di SEL e IDV] ad Hera le stesse cose contenute nelle “osservazioni” presentate in Regione? Era chiedere troppo, era a rischio la fusione?”

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Alessandro Punzo, del Comitato Provinciale “Due Sì per l’acqua bene comune” di Padova, fornisce una buona analisi delle parti in causa di questa fusione, nonché i motivi retrostanti ai processi di privatizzazione dei beni comuni, contestualizzandoli nel più ampio contesto dei processi economici di questi anni. “Il processo con cui ci si è avviati alla fusione va nel senso diametralmente opposto all’indicazione referendaria dello scorso anno. […] Nella sostanza si avalla la logica del primato degli interessi finanziari e del mercato riproducendo la stessa logica gestionale che peraltro ha portato le due società ad avere il loro “bel” debito accumulato dai rispettivi consigli di amministrazione (circa 3 miliardi di €), stipendiati con cifre a sei zero.”

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Giuliana Beltrame, dello stesso comitato, rappresenta efficacemente le posizioni in campo e chi le sostiene: cittadini classificati come “no global” se contestano, e amministratori che ritengono la trasparenza una benevola concessione. “Molto diversi gli interrogativi e le scelte di molti Comuni dell’Emilia Romagna. Il sindaco di Forlì (PD), nel dichiarare l’opposizione sua e dell’intero consiglio comunale, afferma: “Noi intendiamo dire, con chiarezza, ai nostri amici soci pubblici che quest’ampliamento della base sociale rafforzerà il capitale, ma renderà ancora più problematici i rapporti fra management e territori emiliano-romagnoli, fra l’altro diluiti nelle percentuali; e che ciò indurrà l’azienda, una grande spa quotata in borsa, a muoversi secondo logiche privatistiche ancora più marcate di quanto oggi non avvenga. Il processo che abbiamo davanti è chiaro: perché mistificarlo?” Come invece stanno facendo con una certa dose di supponenza i nostri amministratori nelle loro dichiarazioni.”

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A cura della Redazione di Ecopolis

Decreto sviluppo, pericolo elettrosmog

E’ alla firma del Presidente Napolitano il decreto-sviluppo o decreto per la “crescita”, approvato dal Parlamento la scorsa settimana e contenente interventi per la diffusione delle tecnologie digitali che di fatto porteranno ad un aumento della esposizione della popolazione ai campi elettromagnetici. Le Associazioni che, come la nostra, si occupano di questo tema si sono attivate nelle scorse settimane con una petizione on-line e con delle lettere ai singoli deputati e senatori affinché si convincessero a non approvare il famigerato articolo del decreto che, da come era stato redatto in prima battuta, avrebbe liberalizzato l’installazione di ripetitori per la telefonia mobile obbligando i proprietari ad accettare sui propri immobili le antenne, di fatto minando lo stesso concetto di proprietà privata.

Il Parlamento ha poi glissato su questa norma, introducendo invece la liberalizzazione per scavi e condutture elettriche aeree e sotterranee necessarie per sviluppare la banda larga e ultra larga, riducendo i tempi dei permessi e indicando che “l’operatore di comunicazione durante la fase di sviluppo della propria rete in fibra ottica può, in ogni caso, accedere a tutte le parti comuni degli edifici al fine di installare, collegare e manutenere gli elementi di rete, cavi, fili, riparti, linee o simili apparati privi di emissioni elettroniche. Il diritto di accesso è consentito anche nel caso di edifici non abitati e di nuova costruzione”. L’insulto alla proprietà privata sembra scongiurato ma in realtà ci impongono solo un modo più morbido per abituarci alla cosa, perciò dobbiamo aspettarci che in futuro la norma sulla liberalizzazioni delle antenne verrà riproposta e passerà, perché così vuole “big phone” nonostante le nostre proteste.

Ancora più grave è il fatto che è stata introdotta una modifica ai criteri di misurazione del campo elettrico e magnetico che aumenta sostanzialmente i limiti di esposizione (modifica che non era stata approvata lo scorso anno grazie alla caduta del governo Berlusconi). Il valore di attenzione – 6 V/m- (stabilito dalla tabella 2 all’allegato B del D.P.C.M. 8 luglio 2003), per i luoghi ove la permanenza umana e’ superiore a 4 ore giornaliere, sarà ancora applicato alle parti abitative compresi balconi terrazzi e cortili ma “esclusi i tetti anche in presenza di lucernai ed i lastrici solari con funzione prevalente di copertura, indipendentemente dalla presenza o meno di balaustre o protezioni anti-caduta e di pavimentazione rifinita, di proprietà comune dei condomini”. In sostanza in queste zona (ad es. nelle terrazze condominiali) saranno considerati i valori della tabella 1 dell’ Allegato B del citato vecchio decreto, ossia 20,40,60 V/m a seconda delle frequenze. I valori in queste zone dovranno essere rilevati e mediati su un arco di 6 minuti. Nel caso di edifici abitativi con permanenza superiore alle 4 ore i valori saranno invece la media nell’arco delle 24 ore, di fatto aumentando di molto l’esposizione della popolazione.

Questo facilitera’ lo sharing o co-siting: i gestori ne hanno bisogno perche’ la diminuzione delle tariffe sta comportando guadagni minori e concentrare molti impianti su di un unico traliccio costituisce un forte risparmio che pero’ fino ad ora comportava il pericolo dello sforamento dei limiti. Da oggi non sarà più così e questo gli semplificherà la realizzazione dei siti per la telefonia di banda larga mobile (LTE). Secondo il ministero i gestori potrebbero condividere circa 20 mila siti su 30 mila necessari per questa nuova rete mobile. Nulla importa se i cittadini dovranno subire più radiazioni. Così mentre il Consiglio d’Europa richiama i governi a fissare per l’esposizione a lungo termine alle microonde soglie preventive che non superino, in accordo con il principio di precauzione, gli 0,6 volt/metro e a ridurre, nel medio termine tale, valore a 0,2 V/M, il nostro governo spensieratamente aumenta una considerata soglia già molto alta dal mondo scientifico internazionale (non corrotto).

Le nostre preoccupazioni invece aumentano. La Organizzazione Mondiale della Sanità ha definito le radiofrequenze come possibili cancerogeni e da più parti sono stati prodotti studi scientifici ben condotti sull’aumento di patologie legate all’esposizione a radiofrequenze in vicinanza a concentrazioni urbane di antenne per la telefonia mobile e di sistemi wi-fi, poco potenti questi ultimi, ma funzionanti a frequenze biologicamente attive. Le segnalazioni di disturbi legati alla elettrosensibilità sono in continuo aumento anche all’interno degli uffici sia pubblici che privati, senza contare poi i danni dovuti alla esposizione da telefoni mobili.

Certo non si torna indietro e il cellulare trilla nelle tasche di tutti grazie alle antenne che gli fanno da copertura, ma, forse non sarebbe meglio cominciare a far circolare di più l’informazione?

info@applelettrosmog.it

Laura Masiero pres. A.P.P.L.E. (Associazione Per la Prevenzione e Lotta all’Elettrosmog)

La città degli “alberelli”

Mercoledì 3 ottobre 2012, dopo le numerose denuncie arrivate alle associazioni e numerosi articoli sui giornali sono riuscito a mettere attorno un tavolo l’Assessore Micalizzi, le Associazioni e i comitati di cittadini per discutere del problema dell’abbattimento delle alberature in città.

Il tutto parte dall’abbattimento di circa 50 alberi in Via Goito (percorso vita), alberi valutati dai tecnici comunali a rischio per persone e cose e abbattuti con procedura d’urgenza. Normalmente si segue la procedura di abbattimento programmato che consiste in verifiche periodiche delle alberature, il settore verde pubblico comunica al Consiglio di Quartiere le perizie raccolte 30 giorni prima dell’abbattimento e pubblica all’interno del sito internet del Comune la lista degli alberi divisa per Quartiere. Fin qui tutto bene.

Con la procedura d’urgenza il settore verde pubblico invece non aspetta i 30 giorni per procedere con gli abbattimenti e interviene in tempi molto rapidi: da qui l’irritazione dei cittadini che si vedono abbattere alberi, certe volte ritenuti sani, senza possibilità di approfondire in tempo.

Dall’incontro è emerso il problema che la nostra città non è più la stessa di 30 anni fa, ci sono molte più auto e c’è più necessità di parcheggi di conseguenza lo spazio per gli alberi, specialmente in centro urbano, diminuisce. Altro problema non da poco è la mancanza di comunicazione tra i settori verde pubblico e mobilità, vedi riqualificazione di Via dei Colli: in questo caso sono stati effettuati lavori di completo rifacimento dei marciapiedi senza tener conto minimamente delle alberature esistenti, e di conseguenza a breve i platani a lato della sede stradale moriranno e non potranno essere sostituiti per mancanza di spazio.

L’impressione finale è che da parte dell’Assessorato ci sia la volontà confrontarsi e collaborare con le Associazioni e Comitati per una maggiore trasparenza. Se è vero, il primo passo da compiere è aprire una discussione approfondita su come evitare il reimpianto di alberi piccoli e destinati a restare tali, senza dare la possibilità alla cittadinanza di optare per altre scelte, decidendo se serve di destinare più spazio e più risorse allo sviluppo di alberature di grandi dimensioni.

Michele Mazzucato – Portavoce delle Associazioni Ambiente e vicepresidente WWF Padova

Parlare di alberature stradali è delicato, e non si può tacere che i pioppi neri e quelli canadesi non sono specie adatte. Diventano grandissimi in pochi anni e possono facilmente collassare in presenza di forti venti perché hanno il legno fragile. Altro è escludere a priori i grandi alberi (superiori ai 16 metri di altezza). Torino ne ha fatto un vanto e gestisce, tra potature, messe in sicurezza e tagli, un patrimonio di circa 20.000 grandi alberi sui propri viali. Torneremo sul tema (nota di Ecopolis).

Nuovo stadio a Limena? Solo altre speculazioni

La proposta di disponibilità di un’area da 80.000 mq destinata ad ospitare il nuovo stadio dell’Associazione Calcio Padova avanzata candidamente senza alcun confronto democratico da parte del sindaco del comune di Limena, è quanto mai allarmante.A fronte delle dichiarazioni apparse sulla stampa (“Padova, fai lo stadio qui”), che non trovano riscontro in nessun ambito amministrativo, tanto meno nel P. A. T. in corso di redazione, auspichiamo che i cittadini e i consiglieri comunali di Limena chiedano al sindaco di ponderare con maggiore oculatezza su scelte univoche e non partecipate, fortemente impattantisul territorio agro-paesaggistico, sulla viabilità, sulla qualità dell’aria, sul già precario tessuto socio-economico di Limena.Dispiace inoltre che politici locali e provinciali accolgano, senza battere ciglio, proposte che, contro ogni buona prassi amministrativa, vogliono mettere in discussione l’utilizzo dello stadio Euganeo, un’opera realizzata con fondi pubblici appena 18 anni fa e sulla quale si è continuato ad investire in tutti questi annicon il completamento della curva sud, la copertura della tribuna, la sistemazione della viabilità e dei parcheggi, ora anche coperti.Il problema naturalmente non riguarda solo Limena: la cosiddetta “legge stadi”, in discussione al Senato, può diventare, per chi vuole realizzare facili speculazioni edilizie, uno straordinario strumento per costruire in ogni comune italiano rendendo edificabili aree che oggi, in base ai piani vigenti, non lo sono. E in queste operazioni prevedere “attività residenziali, direzionali, turistico-ricettive e commerciali”. Niente a che vedere con lo sport e le squadre di calcio, ma un provvedimento speciale che maschera dietro ad un argomento molto caro agli italiani, il calcio appunto, la volontà di liberalizzare l’edificabilità di terreni agricoli e persino, con alcune forzature, aree vincolate.Il rischio più grande che l’Italia sta correndo è di non rendersi conto che il territorio è oggi la sua risorsa più preziosa, e che questo anche a Limena è a rischio.

Circolo Legambiente di Limena