La Commissione europea ha lanciato il suo nuovo piano per i fertilizzanti: costosi e a base di combustibili fossili. Un’occasione persa
La crisi della salute pubblica che nessuno guarda: questa settimana, la Commissione europea ha lanciato il suo nuovo piano per i fertilizzanti. Proposto come un sostegno per un’industria in difficoltà (infatti sarebbe “per rafforzare l’approvvigionamento di fertilizzanti e la sicurezza alimentare” europea), rischia di mettere a fuoco gli interessi dell’industria e di svalorizzare la salute delle persone e del pianeta.
Perché proprio ora? L’iniziativa nasce in un contesto di tensioni geopolitiche a seguito degli attacchi statunitensi e israeliani contro l’Iran, che hanno provocato forti ripercussioni sui mercati del gas fossile e dei fertilizzanti. Ancora una volta, la crisi mette in luce la stessa vulnerabilità strutturale emersa con l’invasione russa dell’Ucraina: un sistema alimentare pericolosamente dipendente da fertilizzanti volatili e basati sui combustibili fossili, in un mondo nel quale circa un terzo dei fertilizzanti commercializzati a livello globale transitano attraverso lo Stretto di Hormuz.
Un’opportunità persa. Piuttosto di utilizzare questo momento per liberarsi dalla dipendenza sui fertilizzanti fossili, l’Action Plan’ si focalizza fortemente sul potenziamento della produzione – malgrado che l’Europa ospiti già più nitrogeno che il terreno e l’acqua riescano ad assimilare. Questo risulterà in un inquinamento più elevato dall’eutrofizzazione e le zone morte fluviali e marine alle emissioni tossiche ammoniacali e la contaminazione dell’acqua potabile con i nitrati.
“I torni non contano”: questa iniziativa non è neanche coerente a livello economico. Un articolo recente della Commissione economica per l’Europa delle Nazioni Unite calcola che l’Europa spreca ogni anno dai 20 ai 60 miliardi di euro in risorse di nitrogeno mentre la stessa commissione europea calcola che il costo dell’inquinamento del nitrogeno sarebbe dai 70 ai 320 miliardi di euro all’anno. Cioè, la spesa è immensa, e il pubblico la paga due volte – prima per lo spreco e poi con la propria salute.
La ricetta non è segreta. Adesso che l’Europa lotta con tutte le forze per rafforzare la sua autonomia strategica dovrebbe focalizzarsi sulla costruzione di un sistema alimentare che salvaguardi la salute pubblica, l’acqua e l’ecosistema. Dobbiamo sostenere gli agricoltori con modelli agronomici resilienti invece di intensificare la nostra dipendenza su costosi fertilizzanti a base di combustibili fossili.
Fatti consigliare dallo chef. Oltre 50 cuochi stellati Michelin hanno rifiutato la nozione della “competizione a qualsiasi costo” ammonendo che garantisce solo “quantità priva di vita” mentre un’agricoltura sostenibile crea della vera e propria ricchezza. Unisciti al quasi mezzo milione di persone che hanno già firmato la petizione #HandsOffNature: per dire che la nostra salute e la nostra natura non si vendono.
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Redazione Ecopolis
