OPERAZIONE FIUMI: LUCI E OMBRE SULLE ACQUE PADOVANE

Brentella e Piovego sono gli ultimi corsi d’acqua messi sotto la lente d’ingrandimento della campagna itinerante di Legambiente Veneto Operazione Fiumi 2026 

 

Si è conclusa la fase di restituzione alla cittadinanza di “Operazione Fiumi – Esplorare per custodire”, la campagna itinerante di Legambiente Veneto che quest’anno ha monitorato 13 corsi d’acqua regionali (Po, Canalbianco, Brenta, Piovego, Brentella, Bacchiglione, Retrone, Fratta Gorzone, Sile, Dese, Livenza, Adige e Piave). Grazie al supporto tecnico di Arpav e all’impegno dei volontari, i riflettori si sono accesi sul nodo idrico padovano, offrendo una fotografia che mescola buone notizie a storiche, preoccupanti criticità.

Al centro del monitoraggio c’è la ricerca dell’Escherichia coli, il batterio la cui presenza in elevate concentrazioni è sintomo di contaminazione fecale dovuta a una depurazione insufficiente degli scarichi civili. Legambiente assume come obiettivo di qualità il limite di 1.000 MPN/100mL, ovvero il parametro regionale utilizzato per indicare una qualità microbiologica delle acque superficiali coerente con la destinazione all’uso irriguo senza restrizioni, oltre che per indicare la qualità delle acque di balneazione, nonostante nessun fiume in Veneto sia per legge balneabile.

La nota lieta arriva dal canale Brentella (che collega il Brenta al Bacchiglione): il punto monitorato a Padova ha registrato appena 63 MPN/100mL di Escherichia coli, un valore ampiamente rassicurante.
Discorso opposto per il Piovego. Nel punto campionato in città, i valori salgono a 2.098 MPN/100mL, il doppio rispetto al limite ideale. Sebbene non si tratti di cifre drammatiche, il dato conferma qualche criticità sul fronte della depurazione che si trascina dalle passate edizioni, mostrando un trend cittadino in leggero peggioramento.

L’inquinamento biologico è però solo la punta dell’iceberg. Incrociando i dati con le schede dei bacini idrografici di Arpav, emerge che nel canale Piovego vengono nuovamente superati i parametri di PFOS lineare, legati alla contaminazione da PFAS provocata dalla ex-Miteni. Come dichiarato da Giulia Bacchiega, portavoce della campagna di Legambiente Veneto, questo conferma ancora una volta come il disastro ecologico provocato dalla ex-Miteni abbia contaminato un territorio molto più ampio di quello interessato dalla contaminazione della falda nel sottosuolo.

A peggiorare il quadro è la drammatica carenza d’acqua. Il presidente di Legambiente Padova, Francesco Tosato, lancia un monito legato alla crisi climatica e alla gestione dei canali cittadini in queste settimane di siccità. Se i dati chimici e biologici non sono da allarme rosso, a preoccupare seriamente è la portata idrica: come spiega Tosato, il livello del Piovego è ai minimi, dato che il canale è fondamentale per il sistema di raffreddamento dell’Inceneritore di Padova. Se la siccità persisterà, l’ulteriore calo impedirà il funzionamento dell’impianto, costringendo ad attivare procedure straordinarie per lo smaltimento dei rifiuti in discarica.

L’appuntamento con “Operazione fiumi” ritornerà tra dicembre 2026 e gennaio 2027 per la pubblicazione del report completo della settima edizione, che presenta anche i dati raccolti sul piano dell’inquinamento chimico, di cui sono protagonisti il pesticida Glifosate e il suo residuo di degradazione AMPA, un erbicida di sintesi, nonché le sostanze perfluoroalchiliche, ovvero i famosi PFAS, composti chimici utilizzati in campo industriale per la loro capacità di rendere i prodotti impermeabili all’acqua e ai grassi e impiegati su vasta scala.

Adattamento a cura di Alice Ravanelli, redazione Ecopolis