Una proposta di legge che minaccia la biodiversità, riduce le libertà dei cittadini e vìola la Costituzione e le norme europee
Lo scorso 23 giugno il DDL 1552, conosciuto come “DDL sparatutto”, è stato approvato dal Senato ed è stato trasferito alla Camera dei Deputati per l’esame della competente Commissione agricoltura, dove ha preso la denominazione di Proposta di Legge 2984.
L’iniziativa però parte da molto lontano, allorquando nel maggio del 2025 le associazioni resero nota una bozza di disegno di legge del ministro Lollobrigida che stravolgeva completamente l’attuale legge 157/92, che stabilisce le norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e le norme per il prelievo venatorio, inserendo una completa liberalizzazione della caccia fino ad arrivare a legalizzare l’uccellagione. Per fortuna quel tentativo è andato fallito e quindi il Ministro ha promosso la presentazione di un disegno di legge ad iniziativa parlamentare che però contiene comunque molti elementi di quella bozza e rappresenta una seria minaccia per la biodiversità.
La proposta è stata annunciata come un atto necessario per aggiornare una legge oramai vecchia al fine di rispondere alle nuove necessità dovute alla proliferazione incontrollata della fauna selvatica. Al di là delle roboanti dichiarazioni, fin da subito possiamo evidenziare due cose: la prima che se ci fosse stata l’esigenza di aggiornare la legge, si sarebbe dovuti partire dalla relazione sullo stato di attuazione, che però manca del tutto, la seconda è che le misure volte a intervenire sulla risoluzione di conflitti, che beninteso risultano esserci nei territori fra alcune attività agricole e fauna selvatica, sono del tutto assenti nella proposta di legge.
Quello che emerge dalla lettura dell’articolato è invece una vasta serie di concessioni al mondo venatorio inserite però in un percorso culturale, del tutto scollegato dalla realtà, che tende a concepire la fauna selvatica come un bene da sfruttare o da eliminare in caso crei problemi. Infatti vi sono alcune modifiche che incidono sull’impianto della legge, come ad esempio l’inserimento del concetto di gestione nel titolo, una cosa del tutto errata poiché nel titolo di una legge vengono riportate sempre le finalità alte, mentre la gestione è un mezzo che rientra nel governo delle scelte finalizzate alla conservazione della natura. Altra operazione “culturale” è quella di richiamare al rispetto delle tradizioni di cui dover tener conto e la paradossale asserzione che la caccia concorre alla conservazione della biodiversità. Orbene la definizione giuridica delle tradizioni non è chiaro a cosa si riferisca e parimenti non è chiaro come la caccia, che è un’attività ludica e ricreativa, possa concorrere alla conservazione della biodiversità e soprattutto come ciò possa avvenire in astratto e per legge, sempre, a prescindere dalle forme di caccia, dalle specie nei confronti delle quali è praticata, dai periodi ecc.
E veniamo ai contenuti reali della PDL 2984 che rappresentano una minaccia per la biodiversità, una contrazione delle libertà dei cittadini e al contempo una chiara violazione della Costituzione e delle norme europee. Fra le previsioni vi sono quelle atte a favorire la caccia in forma privatistica con varie facilitazioni alle aziende faunistico venatorie e aziende agri turistico venatorie, oppure la possibilità per cacciatori stranieri di venire in Italia liberamente, l’apertura alla caccia nei boschi demaniali e l’ipotesi di ridurre le aree protette se queste dovessero superare il 30% a livello regionale, la caccia sulla neve, il ricorso all’estinzione del reato per chi caccia nei parchi, l’inserimento del piccione domestico e dell’oca selvatica nell’elenco delle specie cacciabili. In particolare poi ci sono due proposte che risultano particolarmente gravi: una riguarda il rilancio della pratica dei richiami vivi con la paventata possibilità anche di riaprire gli impianti di cattura. I richiami vivi sono quegli uccelli, teoricamente provenienti da allevamenti, tenuti in gabbia al buio per lunghi mesi e poi utilizzati, sempre chiusi in minuscole gabbiette, negli appostamenti durante la stagione venatoria per attirare i loro consimili, che vivono liberamente, al fine di essere sparati dal cacciatore che li utilizza. Una pratica anacronistica, quanto barbara, che dovrebbe essere cancellata anziché rilanciata e che il cui ricorso alla cattura, al fine di aumentarne il numero, costituirebbe una chiara violazione della Direttiva Uccelli e per la quale in passato è costata all’Italia una Procedura di infrazione. L’altra grave previsione è l’eliminazione del limite massimo del 10 febbraio per andare a caccia eliminando al contempo il parere vincolante dell’ISPRA, questo comporterebbe che l’estensione della stagione venatoria nel mese di febbraio e forse anche marzo, ossia in periodo di migrazione pre riproduttiva per molte specie di uccelli, uno di quei periodi per i quali, secondo la Direttiva Uccelli e la Corte di giustizia europea, bisogna garantire la più completa protezione.
In definitiva la PDL ha nel suo interno tutta una serie di concessioni al mondo venatorio che violano il dettato costituzionale, facendo venir meno quegli standard minimi di protezione che lo Stato deve garantire, che violano la normativa europea esponendo l’Italia a nuove procedure di infrazioni e conseguenti condanne in sede di Corte di giustizia, che rappresentano una chiara limitazione per la stragrande maggioranza degli altri cittadini, che vogliono frequentare gli ambienti naturali in pace e al sicuro e che invece si vedrebbero sottratti più spazi e più periodi.
Giovanni Albarella, Settore attività venatoria e bracconaggio Lipu-BirdLife Italia
