Un altro capitolo nella spinta alla deregolamentazione in atto in Europa
Il rapporto Draghi e la parola “competitività” sono diventati veri e propri passe-partout politici a Bruxelles: basta invocarli perché quasi ogni proposta venga presentata come “semplificazione necessaria”.
Il bersaglio, questa volta, è la Direttiva sulle Emissioni Industriali (IED), la principale legge europea sull’inquinamento da industria e allevamenti intensivi. Nell’ambito dell’Omnibus Ambientale, eurodeputati conservatori e di estrema destra propongono emendamenti che indebolirebbero gli obblighi di trasparenza degli inquinatori, faciliterebbero l’esenzione dei mega allevamenti dai controlli e arriverebbero a escludere le ONG ambientaliste e sanitarie dai tavoli tecnici.
Tre punti critici attirano l’attenzione:
1. PFAS sotto il tappeto. Alcuni eurodeputati vogliono eliminare l’obbligo per i grandi inquinatori di dichiarare le sostanze pericolose usate e rilasciate, valutarne i rischi e cercare alternative più sicure. Alcuni del PPE vogliono anche impedire il ripristino degli inventari chimici obbligatori previsti dal REACH. Senza questi dati, diventa più difficile proteggere le persone dai “inquinanti eterni” come i PFAS.
2. Mega allevamenti esentati. Le lobby agroindustriali spingono per escludere l’allevamento industriale dai controlli UE sull’inquinamento — ma ammoniaca, nutrienti nelle acque e gas serra non diventano meno dannosi solo perché prodotti da un megaallevamento. Sotto attacco anche la “Regola di Aggregazione”, che impedisce di suddividere formalmente un allevamento tra più soggetti solo per eludere le norme.
3. Fuori i controllori. Nel Processo di Siviglia — dove governi, industria e società civile definiscono insieme gli standard tecnici — alcuni eurodeputati vogliono escludere esplicitamente le ONG ambientali e sanitarie dai negoziati, lasciando l’industria come unico interlocutore. Secondo l’EEB, il cui team Zero Pollution Industry partecipa al processo da oltre 20 anni, questo darebbe agli inquinatori un’influenza ancora maggiore sulle regole pensate per limitarli.
Segui i soldi. Secondo il Corporate Europe Observatory, le maggiori lobby a Bruxelles spendono 382 milioni di euro l’anno; i budget dei grandi inquinatori sono cresciuti di oltre il 60% dal 2020. La società civile non può competere economicamente — né dovrebbe doverlo fare: il suo ruolo è portare competenza indipendente e rappresentare l’interesse pubblico.
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Redazione Ecopolis
