GLI INQUINATORI STANNO CERCANDO DI RISCRIVERE LE REGOLE DEL GIOCO

Un altro capitolo nella spinta alla deregolamentazione in atto in Europa

 

 

E anche questa settimana si apre un nuovo capitolo nell’offensiva deregolamentare europea. La rivista New Leaf ha scritto sull’enorme impatto che la relazione sulla competitività di Draghi ha avuto a Bruxelles, che dopo due anni trascorsi ancora invoca una sorta di stregoneria politica; quasi tutto puo’ essere rielaborato come una ‘necessaria semplificazione.’ New Leaf ha commentato anche sul fatto che l’UE deve valutare come voltare pagina una volta per tutte rispetto alle crisi dei combustibili fossili.

Chi viene colpito questa volta? La cosiddetta direttiva IED (relativa alle emissioni industriali), la direttiva europea più importante che controlla l’inquinamento delle industrie e l’allevamento intensivo. Parte del processo dell’Omnibus ambientale dell’Unione ha visto emendamenti da parte di deputati di centro ed estrema destra che andrebbero a ridurre quello che devono rivelare le imprese inquinanti. Questo aprirebbe una porta agli allevamenti industriali che vogliono evadere i controlli, chiudendola invece alle ONG ambientali e di salute dalla possibilità di sviluppare il regolamento tecnico contro l’inquinamento.

E questo è solo l’inizio. Tuttavia, tre proposte ci hanno stuzzicato la curiosità di recente:

1. Il menefreghismo sulle PFAs. Quali sostanze chimiche stanno utilizzando gli impianti industriali e cosa viene scaricato attorno a noi? Forse, gli enti di controllo dovrebbero avere il diritto di saperlo. Forse, anche tu se hai un impianto industriale nella tua zona.

Alcuni deputati del centrodestra e della estrema destra non sono d’accordo. Vogliono togliere alle grandi imprese l’obbligo di divulgare le sostanze pericolose che usano e rilasciano, di calcolare eventuali rischi e trovare alternative più sicure. Alcuni deputati del gruppo PPE in parlamento europeo vogliono andare oltre e impedire la reintegrazione di leggi che prevedono la registrazione delle sostanze chimiche (sotto il regolamento REACH.)

E quindi? L’inquinamento industriale potrebbe implicare, per esempio, dei PFAs molto resistenti: i cosiddetti “forever chemicals,” o “inquinanti eterni”. Se noi non sappiamo quali sono le sostanze nocive che utilizzano e che rilasciano i contaminatori, diventa molto piu difficile rimpiazzarle con sostanze migliori o proteggere le persone affette. Avete mai visto il film di Erin Brockovich?

2. Le mega-farm diventano l’eccezione? I lobby agroindustriali e i deputati europei di estrema e centrodestra vogliono escludere l’allevamento intensivo dai controlli dell’Unione. Ma l’ammoniaca nell’aria, i nutrienti nella nostra acqua e i gas serra nell’atmosfera non diventano meno pericolosiperché’ arrivano da impianti enormi.

Altri emendamenti colpiscono le norme di aggregazione che proibisce alle agro aziende di dividersi le fabbriche tra membri familiari o sussidiari per evitare la regolamentazione. La ‘mega- farm’ resta mega-farm anche se divisa in pezzetti che si collegano tra di loro.

3. Vogliono cancellare i meccanismi di controllo. Il Processo di Siviglia in cui governi, industria e società civile definiscono i parametri tecnici alla base delle norme UE in materia di inquinamento industriale dovrebbe stabilire i fatti e determinare misure di controllo dell’inquinamento realizzabili. A quanto pare, un modo per semplificare tale processo consiste nell’escludere una delle parti chiave.

Alcuni eurodeputati intendono escludere esplicitamente da questi negoziati le ONG che promuovono la salute umana o la tutela dell’ambiente. Ciò conferirebbe agli inquinatori industriali un’influenza ancora maggiore sulle norme volte a regolamentarli.

Per l’EEB (la più grande rete di organizzazioni civiche ambientaliste d’Europa), è una questione personale. Il loro team “Zero Pollution Industry” fa parte del Processo di Siviglia da oltre 20 anni. L’industria continuerebbe a essere presente al tavolo delle trattative, mentre le organizzazioni che rappresentano gli interessi del popolo e dell’ambiente verrebbero esplicitamente escluse.

Seguite i soldi. Secondo il Corporate Europe Observatory, le più grandi lobby aziendali a Bruxelles spendono 382 milioni di euro all’anno per esercitare pressioni sulle istituzioni dell’UE. Non sorprende che i maggiori spenditori siano i grandi inquinatori, i cui budget sono aumentati di oltre il 60% dal 2020.

La società civile non può competere a livello finanziario con i grandi inquinatori e non dovrebbe
essere costretta a farlo. Il suo compito è quello di fornire esperti indipendenti, rappresentare l’interesse pubblico e garantire che chi redige le norme non ascolti solo le industrie soggette a regolamentazione.

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Bianca Del Fabbro, Redazione Ecopolis