CALDO ANTICIPATO E ARRIVA PRIMA ANCHE LO SMOG FOTOCHIMICO

Il caldo è arrivato in anticipo rispetto agli anni passati, e con il caldo è aumentato l’ozono

 

 

Insieme alle temperature, si sono incrementati i valori dell’ozono, gas tossico che si forma quando le sostanze inquinanti che stazionano nell’atmosfera sono esposte all’azione dell’intensa radiazione solare, generando il fenomeno dello smog fotochimico, da cui la Pianura Padana è l’area più colpita, stando alle rilevazioni dell’Agenzia Europea dell’Ambiente.

Nei giorni scorsi le centraline di gran parte della Pianura Padana hanno infatti misurato superamenti della soglia obiettivo di lungo termine (OLT) di 120 μg/m3 (valore riferito alla massima media di 8 ore consecutive). Per la normativa, questi superamenti non dovrebbero verificarsi più di 25 giorni/anno, ma in diverse località, in particolare nella fascia pedemontana vicentina e veronese, ad Asiago e nella pianura veronese e padovana, i superamenti si sono già verificati a più riprese nell’ultima settimana, a stagione nemmeno iniziata. In data 26 maggio si sono misurati anche i primi superamenti della soglia di informazione (180 μg/m3 come picco orario di ozono), ovvero delle concentrazioni oltre le quali scatta l’obbligo di informare la popolazione affinché metta in atto misure di prevenzione.

Superamenti di questa soglia si sono verificati anche a Bosco Chiesanuova (Vr) ed Asiago (Vi). Un trend che segnala valori in aumento in tutta la regione e che espone a possibili stress respiratori le aree sottovento rispetto alle correnti che trasportano gli inquinanti: gli aumenti di concentrazioni di ozono vengono infatti generalmente misurati anche a decine di chilometri distanza dalle fonti di inquinamento.

L’ozono esercita una potente azione tossica sui tessuti respiratori, e gli effetti sulla salute sono rilevanti: l’UNECE valuta in 70.000 vittime l’aumento di mortalità annua correlata all’inquinamento da ozono nei Paesi ad economia avanzata di Europa e Nord America. Il bersaglio principale dell’O3 è l’apparato respiratorio dove i danni principali sono a carico dei macrofagi e delle pareti delle piccole arterie polmonari. La tossicità è anche più elevata per le piante che, in presenza di ozono, accusano rilevanti cali di fotosintesi. Questo significa che al danno per la salute umana si somma anche una minore produttività delle colture agrarie, che aggrava gli effetti delle sempre più frequenti annate siccitose. Come se non bastasse, l’ozono stesso è anche un gas serra, che concorre al riscaldamento globale.

La riduzione dei livelli atmosferici di ozono in Europa richiede una azione per il contenimento dei gas precursori, in cui rientrano i famigerati NOx prodotti dai motori a combustione, le sostanze organiche volatili (VOC) prodotte dall’industria e dall’uso di solventi e il metano, da fonti agricole. In particolare quest ultimo è diventato il più importante tra i precursori della formazione di ozono, ed in Pianura Padana le sue emissioni derivano in larga misura da fonti agricole: allevamenti e coltivazione del riso ove presenti, con le quattro regioni padane che pesano per circa il 50% del totale nazionale delle emissioni. Se gli allevamenti intensivi fanno la parte del leone, la coltivazione del riso fornisce un contributo molto rilevante nei mesi estivi, quando le acque delle risaie si scaldano favorendo l’attività dei batteri metanogeni.

Ovviamente non bisogna dimenticare che il metano è un inquinante globale: le emissioni locali possono determinare aumenti localizzati delle concentrazioni, e quindi dei processi atmosferici che generano ozono, ma ogni Paese deve fare la propria parte per la riduzione delle emissioni di metano. Considerato il peso molto rilevante delle emissioni di fonte agricola, Legambiente ha confezionato e sottoposto alle Istituzioni, una proposta di piano d’azione per la riduzione delle emissioni di metano da questo comparto. Le misure per ridurre le emissioni di metano passano da una riduzione delle intensità di allevamento e di coltivazione del riso, ma esistono strumenti immediati ed estremamente efficaci per ridurre subito le emissioni attraverso innovazioni nelle pratiche: nel settore risicolo le tecniche di sommersione e asciutta periodica riducono fortemente le emissioni di metano, mentre ancora più determinante è lo sviluppo di una impiantistica avanzata per la raccolta, stoccaggio e trasformazione dei liquami in biometano e ammendante agricolo, che permette di ridurre le perdite di metano nella gestione dei liquami zootecnici e nella produzione di biometano stessa, offrendo una soluzione all’avanguardia e immediatamente applicabile.

Redazione Ecopolis