La razionalità femminile unico antidoto alla guerra

Angela Giuffrida, La razionalità femminile unico antidoto alla guerra, Editore Bonaccorso, 2011, pagg. 427, 20 euro

Il tema della guerra viene affrontato in modo diverso da come è stato fatto finora, focalizzando il nesso guerra-pensiero dominante e soprattutto indicando la soluzione a una fase storica che sembra portarci verso l’autodistruzione. La guerra infatti nasce dal deprezzamento della vita in senso lato, e diventa aggressione contro la vita umana in primis, e poi contro la vita del pianeta. È un’attività che quindi lavora per distruggere il genere umano e il suo habitat.

Per superare il generale deprezzamento della vita e l’esasperato antagonismo tra le comunità umane è necessario un radicale cambio di prospettivaSolo le donne possono assicurarlo perché, in sintonia con l’esperienza del loro corpo che crea la vita e la mantiene in essere, sono capaci di accogliere nella loro mente il reale, contenendolo nella sua interezza, complessità e intima coesione. La comprensione di ciò che un vivente è, la matura accettazione delle sue possibilità e dei suoi limiti, caratterizzano la razionalità femminile che, nutrendosi di vita non di illusioni, è in grado di gestire sistemi aperti quali noi siamo.

Informa l’intero saggio la convinzione che la violenza in tutte le sue forme, compresa la guerra, non potrà essere cancellata dalla faccia della terra, fintantoché l’assetto cognitivo che la produce continuerà a detenere il monopolio del pensiero dell’umanità. L’assetto cognitivo dominante è infatti strutturato sul dualismo, quindi sul conflitto, e per questo non consente di vedere l’intricata rete di nessi su cui invece l’organismo vivente si fonda.

Per approfondire il tema della Femminità si veda www.ortosociale.org

Annachiara Capuzzo

I Cavalieri della Laguna

Raccolgo l’invito per recensire un film… che ancora non c’è: “I Cavalieri della Laguna”.

Non è l’ultima trovata hollywoodiana destinata alle grandi sale con tanto di gadgets studiati a tavolino ma il film che il regista Walter Bencini vuole dedicare alla comunità di pescatori della laguna di Orbetello che, riuniti in cooperativa, dimostrano concretamente i benefici ambientali, etico-sociali ed economici raggiunti grazie ad una filiera di pesca virtuosa e alternativa.

Conosciamo dalle cronache dei giornali le difficoltà del mondo della pesca, siamo sensibili al tema del sovrasfruttamento dello stock ittico e consapevoli della scarsa conoscenza delle specie ittiche da parte dei cittadini, orientati quasi sempre ad acquistare i pesci di “tendenza”.

Per questi motivi mi piace segnalare e far conoscere, anche attraverso il film, questa comunità di 60 pescatori che per continuare ad esistere ha saputo rinnovarsi, unificando in un progetto tradizione, saperi antichi, rispetto per l’ambiente, tecnologia avanzata e compatibilità economica.

I soci affiancano ad una pratica di pesca sostenibile per il delicato ecosistema della laguna un allevamento di avannotti destinati al ripopolamento, possiedono un laboratorio per la trasformazione e conservazione del pescato (presidio slow food), gestiscono uno spaccio ed un piccolo ristorante dove servono il pesce secondo le ricette della tradizione, offrono un servizio di pesca-turismo.

Attraverso le poetiche inquadrature della laguna, le biografie dei pescatori e il racconto in presa diretta dei loro timori, sogni, progetti e aspirazioni, il film vuole testimoniare una pratica di pesca e di produzione di cibo ambientalmente e socialmente sostenibile.

Si può sbirciare già qualche immagine sul sito
www.insekt.net/icavalieridellalaguna: nella produzione c’è anche un po’ di Veneto, grazie alla colonna sonora originale del compositore padovano Matteo Buzzanca.

Personalmente questo luogo mi è entrato nel cuore diversi anni fa, e conservo ancora tra i miei ricordi più cari gli scorci incantevoli della laguna al tramonto, la ricca presenza di avifauna lacustre, la quiete assoluta che rilassa e ricarica di energia al tempo stesso: tutti elementi che ritroveremo nel film, ora in fase di ultimazione, che è possibile sostenere da subito attraverso la sottoscrizione di una copia su http://www.indiegogo.com/theknightsofthelagoon

Orio Scanferla

Circolo di campagna Wigwam “Il Presidio”

Circolo di campagna ‘Il Presidio’, affiliato Wigwam, Via Gramogne, Camin – Padova. Per i padovani che ancora non lo conoscessero, questo è un presidio (di nome e di fatto) contro la cementificazione del nostro territorio.

Stiamo parlando di una casa di origine seicentesca, già convento e ricovero per fanciulle sordomute, oggi è uno dei pochi spazi verdi lasciati liberi dalla zona industriale di Padova nel territorio di Camin. È casa Pagnin, in via delle Gramogne (alle spalle di Padovaland, accesso da via Germania), edificio rurale risalente forse al sec. XVII. Splendidi sono i due ampi archi a tutto tondo del porticato, dove un portale immette nella scala che porta al piano superiore, mentre al lato sinistro si apre la stalla. Nel retro della casa si scorgono le paraste, forse settecentesche, di quella che fu senz’altro la chiesa del convento: una scoperta inattesa ed emozionante.

Oggi l’ex convento, di proprietà parte della Zona industriale e parte dei Pagnin, è sede di un circolo culturale, «Il Presidio», affiliato Wigwam come circolo di campagna. Nella breve campagna che la attornia Stefano Pagnin e un gruppo di genitori ha avviato un’attività di orti sociali. Sono persone che credono fermamente nell’importanza di salvaguardare questo luogo, simbolo, assieme alla vicina ex chiesetta di San Clemente I, a Granze, di una memoria storica che non vuole scomparire sotto cementi e lamiere di un progresso che ha poco rispetto delle proprie origini e delle persone.

Il circolo propone eventi teatrali, cinematografici, conviviali e altro ancora. Il Presidio è un esempio di sviluppo economico basato sulla valorizzazione della cultura locale, espressione a sua volta di una comunità locale e di un territorio che si è stratificato nei secoli e che oggi è denso di valori profondi.

Riferimenti:
http://www.wigwam.it/beb_dettaglio.asp?idbedbreakfast=20
http://www.wigwam.it/imgup/imagebeb/Progetto_Ortinsieme_Wigwam2.pdf

Chiara Peraro

Henné per capelli

Hennè per capelli. Come fare, di Catherine Carthwright-Jones.

Per le donne che non vogliono rinunciare a tingersi i capelli, anche solo per coprire il candore incipiente dovuto all’età, senza ricorrere alle tinture chimiche che ci propongono parrucchieri e supermercati (anche quelle definite ‘naturali’ contengono sostanze proibitive), segnalo un sito che tratta l’argomento ‘Hennè’ in modo molto approfondito ed esauriente.

L’hennè si ricava dalla pianta di Lawsonia inermis, coltivata nell’area medio-orientale (dal Marocco al Pakistan), le cui foglie, essiccate e ridotte in polvere, hanno un alto potere colorante sui tessuti che contengono cheratina (capelli e unghie). Tingersi i capelli con l’hennè porta molti vantaggi, di tipo salutistico (è del tutto naturale, rinforza e protegge i capelli), ambientale (non si producono rifiuti chimici), economico (si fa in casa, da soli o tra amiche, e costa circa 3 euro a porzione), perfino etico se pensiamo che sostiene un’economia agricola sana di aree del mondo in via di sviluppo.

Il libro è visionabile per intero, in italiano, qui. In questo sito si parla di dell’henné partendo dal punto di vista storico e culturale, poi si passa all’aspetto tecnico, in modo esauriente per tutte le esigenze di tintura. Utilizzando, infatti, in vario modo Lawsonia inermis, Indigo e Cassia italica, si possono ottenere diverse colorazioni di rosso, di castano e di nero.

Posso confermare la bontà di quanto scritto nel sito per esperienza diretta dodicennale.
Buona estate e buona tintura a tutte!

Emma di Maggio

Mobilità sostenibile: prima esperienza da Jungonaute!

Chi di noi ha sviluppato una minima mentalità critica sa che, per quanto le auto delle pubblicità siano sempre ECO e VERDI, le stesse (e la nostra pigrizia) rimangono uno fra i principali responsabili dell’inquinamento e del conseguente peggioramento della salute e della qualità della vita, non solo nei centri urbani più grandi, ma un po’ ovunque.

Per questo, molti cittadini consapevoli utilizzano da sempre la bicicletta come mezzo di trasporto principale, accettandone anche gli svantaggi (che si concentrano nel fatto di doversi respirare i gas di scarico altrui). Questo perché non trovano ragionevole aggiungersi alla schiera di coloro che, spaventati dai pericoli che si incontrano pedalando, e dall’inquinamento, decidono di …contribuirvi a loro volta, peggiorando la situazione.

Nel seguito racconto un’esperienza di spostamento compiuta da me e da una collega (ma anche da qualche altro padovano, fra cui Giorgio Voltolina), utilizzando un moderno sistema di mobilità: Jungo. Jungo è un sistema di autostop controllato inventato da un avvocato italiano, Enrico Gorini, che coniuga sicurezza negli spostamenti e flessibilità. In effetti, Jungo sembra molto più flessibile di car-sharing e car-pooling, che richiedono maggiore spirito di adattamento (il secondo, in particolare, agli orari altrui).

Provare per credere!
Ma eccovi il racconto completo: http://www.legambientepadova.it/files/mobilita_jungo.pdf

Ester Giusto

Lo stradario di Padova

Sarà che io di Gis (Geographic Information System) non ne so niente, sarà che smanettare col computer in fondo mi diverte parecchio, ma sono letteralmente impazzita per la cartografia online del Comune di Padova, un ottimo strumento di lavoro e di scoperta della nostra città, a disposizione di tutti. La trovate a quest’indirizzo.

Il funzionamento del sistema non è complesso: si tratta di una cartina interattiva che può essere esplorata a partire da un indirizzo e poi personalizzata attraverso i layers, filtri che mostrano i servizi di pubblica utilità (farmacie, scuole, uffici…), il verde pubblico e le acque, i trasporti, perfino gli interventi di disinfestazione. E’ possibile creare percorsi e cartine personalizzate, a partire dalla base topografica che riporta i fabbricati uno per uno (con tanto di civici), disegnando e misurando, eventualmente passando anche alle fotografie (scattate nel 2007). Il sistema offre anche la possibilità di salvare il link del lavoro fatto o stampare.

Se siete degli inguaribili curiosi, dopo esservi divertiti con tutti i layers, passate allo Stradario, (lo trovate qui) con l’elenco di tutte le vie di Padova. C’è anche un file dedicato alle sole vie di nuova istituzione, dal 2006 al 2012, con tanto di notizie sui personaggi scelti. Per esempio, sapevate che che la passerella sul Bacchiglione tra via Vittorio Veneto e via Isonzo è stata dedicata, nel 2011, ad un istruttore sportivo, Benito Daga?

Ancora curiosi? Passate al Gis della Provincia (cliccare qui), dove le carte tematiche vanno dalla caccia e pesca al censimento degli alberi monumentali.

Annalisa Scarpa

Partecipare è importante. Storie dalle Olimpiadi

Era l’estate del 2000, le Olimpiadi di Sidney. Stavo guardando le batterie di qualificazione maschili dei 100 metri stile libero di nuoto. Nelle prime batterie si sfidarono i campioni, in testa a tutti quel Pieter van den Hoogenband che stabilì il primato del mondo della disciplina proprio durante i Giochi, con un tempo di 47,84 secondi. Il meno veloce delle batterie fu Eric Moussambani, un ragazzo proveniente dalla Guinea Equatoriale che percorse i 100 metri in 1 minuto e 57 secondi, più del doppio del tempo impiegato dai più veloci. Eric non era nemmeno un nuotatore. Il suo sport era la pallavolo. Ma Eric non era a Sidney per conquistare una medaglia, ma ci era arrivato grazie a una wildcard riservata agli atleti provenienti da paesi in via di sviluppo. Al via della batteria di Moussambani c’erano altri due atleti. Il destino volle che entrambi fossero squalificati per falsa partenza. Quindi Eric si trovò a gareggiare da solo, con le telecamere di tutto il mondo pronte per riprendere un video che entrerà nella storia dei Giochi.

L’entrata in acqua di Eric fu disastrosa, la tipica spanciata da piscina comunale. Lo stile sgraziato, la gambata che non andava a ritmo con le braccia, come costume un semplice slip azzurro. Il pubblico, prima spiazzato, dopo pochi secondi iniziò a sostenere ed incitare il giovane atleta, accompagnandolo durante le due vasche. Sarà lo stesso Moussambani ad ammettere che nella vasca di ritorno rischiò di doversi fermare perché non ce la faceva più. Moussambani non aveva mai nuotato in una piscina olimpica prima di quel giorno. Si era infatti allenato per pochi mesi in una piscina di 20 metri di un hotel pur di partecipare alle Olimpiadi.

L’impresa valse ad Eric una fama inaspettata alla vigilia della gara: le tv e i giornali di tutto il mondo fecero a gara per acquistare l’anteprima della sua storia. Moussambani si ritrovò improvvisamente ad essere una star e a guadagnare centinaia di migliaia di dollari in sponsorizzazioni e apparizioni TV. Ma Eric non si dimenticò del suo paese e dell’opportunità che aveva avuto per poter partecipare alle Olimpiadi. Tornato in Guinea investì una parte del ricavato per costruire un vero centro sportivo, così che i giovani atleti del suo Paese potessero allenarsi in una struttura adeguata, e non in una piscina d’albego.

Domani inizieranno le Olimpiadi di Londra e Eric sarà presente come allenatore della nazionale di nuoto della Guinea. E noi tiferemo per lui e per i suoi giovani campioni!
Simone Fogliata

Mare, trekking e rispetto per l’ambiente a Massa Lubrensa (NA)

Tra Sorrento e la Costiera Amalfitana c’è una gemma nascosta ancora tutta da scoprire: Massa Lubrense, situata sulla punta estrema della Penisola Sorrentina, dove si incontrano il Golfo di Napoli e quello di Salerno.

E’ ormai qualche anno che trascorro a Massa le mie vacanze estive, incantato dall’atmosfera ancora autentica del paese, dalla bellezza del paesaggio e della gentilezza degli abitanti. Ma a queste condizioni già molto favorevoli, Massa aggiunge qualcosa di più: se infatti pensando alla vicina Napoli vengono in mente le immagini disastrose dei rifiuti abbandonati per le strade, qui lo scenario è molto diverso. A Massa si avverte un’attenzione speciale per l’ambiente, pur con le contraddizioni che sono evidenti in tutta la Campania (ad esempio i numerosi abusi edilizi risalenti ai decenni passati). Oggi la popolazione sembra infatti molto più consapevole della necessità di preservare l’ambiente in cui vive: lo testimonia il riconoscimento di Comune Riciclone con più del 65% di raccolta differenziata, risultato conseguito anche grazie alle onnipresenti esortazioni rivolte ai turisti a differenziare loro stessi i rifiuti.

Insomma, per fare delle vacanze sostenibili, immersi in una natura spontanea, lussureggiante, eppure dolce e amichevole, non è sempre necessario allontanarsi dalla civiltà e percorrere migliaia e migliaia di chilometri. E poi Massa non deluderà nemmeno gli amanti del trekking, che saranno sicuramente appagati dalle lunghe camminate a cui bisogna necessariamente sottostare per raggiungere alcuni tra gli angoli di mare più belli che mi sia capitato di vedere qui in Italia!

Qui il sito del Comune.

Giorgio Bonomi

Frutta e verdura dal campo

Abito in appartamento, non ho giardino e il terrazzo è troppo piccolo per dare spazio a qualcosa di più di qualche vasetto di basilico e rosmarino. Ma ho iniziato lo stesso qualche mese fa a seguire il blog Frutta e Verdura dal campo – coltivare l’orto per passione, capitandoci per caso, come spesso mi succede quando faccio le mie ricerche su Google.

Come si può intuire, questo blog (qui il link) è il diario pressoché giornaliero tenuto da un appassionato di orticoltura, un ragazzo bergamasco che si nasconde dietro lo pseudonimo di Troppo Barba. Solo un appassionato, non un vero contadino, ma un ragazzo come tutti noi, che un giorno ha provato a piantare qualche pianta e giorno dopo giorno ci ha preso gusto, fino a farlo diventare la sua passione principale, della quale, come dice lui stesso, non ne ha mai abbastanza.

Dal 2008 Troppo Barba ci mostra nel suo blog successi e insuccessi, traguardi e delusioni, con la finalità di aiutare i suoi lettori, e sperando anche di ricevere qualche dritta da veri guru dell’orticoltura, magari impietositi dai suoi (talvolta) clamorosi errori.
Non aspettatevi però troppi termini tecnici o noiose dissertazioni sulle condizioni più propizie per la semina! Frutta e verdura dal campo si fa leggere con piacere anche da chi, come me, di orto non ne sa un granché, ma che comunque è affascinato dalla riscoperta della natura non solo in senso estetico, dalla curiosità per come nascono le cose, dal rispetto per ritmi e stagionalità che ci sono sempre più sconosciuti. Troppo Barba esprime il piacere che trae dal rapporto con la terra, dispensa piccole perle di saggezza, ma sa sempre prendersi alla leggera e affrontare con ironia anche le sue piccole sconfitte.

Morale della favola: io ho fatto richiesta al Comune di un pezzettino di orto sociale … anche voi vi farete contagiare?

Irene Tognazzo

Cosimo Rega. Tra arte e carcere

Ritrovare la propria condizione umana, il proprio ruolo nella società attraverso l’arte, grazie al teatro in particolare.

E’ successo, può succedere, deve poter continuare a succedere. E’ questo il senso profondo della testimonianza in diretta radiofonica che ci consegna Cosimo Rega, ergastolano, in una lunga intervista (clicca qui per ascoltarla) con Loredana Lipperini, una delle storiche conduttrici di Fahrenheit, programma su libri ed idee in onda tutti giorni su Radio Rai 3.

E’ questo il consiglio che rivolgo ai lettori di Ecopolis per l’estate: prendetevi 30 minuti e riascoltate grazie al podcast questa intervista del marzo scorso, che è ricca di spunti. Non solo per le argomentazioni lucide, sincere e senza scorciatoie che fornisce Cosimo Rega, ma anche grazie alla conduzione della Lipperini. Oltre al teatro e al cinema (Rega è uno degli attori protagonisti del film dei fratelli Taviani Cesare deve morire all’epoca del programma appena premiato con l’Orso d’oro al Festival di Berlino) l’intervistatrice insiste con gli aspetti personali dalla vicenda umana, giudiziaria e carceraria.

Sembra una forzatura, eccessiva, chiedere di riportare i fatti, la biografia. Invece è un modo per non concedere, a noi ascoltatori, di svicolare dall’affrontare una domanda profonda: come intendiamo, nel nostro intimo, la pena: come vendetta, come contrappasso, espiazione? come ci poniamo di fronte a chi, con dolore, ci parla della sua colpevolezza, del suo delitto compiuto trent’anni fa? cosa ci smuove, sapendo che la dimensione del perdono è riservata a chi ha subito l’affronto?

Alla “società” rimane da constatare che il carcere non basta a restituire uomini. Le occasioni passano attraverso altre strade: arte, bellezza, lavoro. Anche – o soprattutto – per chi è un fine pena mai.
Andrea Nicolello