Storia di Arianna

Quest’estate sulla spiaggia di Jesolo una tartaruga Caretta Caretta ha deposto 80 uova. Il diario di una straordinaria avventura.

 

È la notte tra il 9 e 10 luglio e tre turisti stanno facendo una passeggiata lungo la spiaggia di Jesolo. All’altezza del lido Casa Bianca una strana creatura, con origine nel lontano passato della terra, gli attraversa la strada e risalendo lentamente, con tenacia, il bagnasciuga, dopo aver percorso almeno 50 metri sulla sabbia, inizia a scavare un nido e vi deposita 82 uova.
Antonella, Gloria e Mauro sono i testimoni, e i primi “custodi”, dell’ovo deposizione più a nord di tartaruga Caretta Caretta. È grazie a loro, alla loro pronta segnalazione alla Guardia Costiera di Jesolo ed al Comando di Polizia Locale che si mette in moto la macchina della messa in sicurezza e della gestione di questo evento naturalistico eccezionale per la scienza, unico per la nostra regione.
Al mattino il CERT dell’Università di Padova, personale del Museo di scienze Naturali di Jesolo in collegamento con esperti di Legambiente e la presenza delle autorità locali decidono se mantenere in loco o traslare il nido per la messa in sicurezza.
Si deciderà di lasciare le uova al loro posto ed avviare una gestione sicura del sito che si trova nel bel mezzo di una delle spiagge più affollate della riviera veneta, italiana.

Infatti la nostra tartaruga, che abbiamo deciso di chiamare Arianna, forse è anche un po’ protagonista, infatti sembra “scegliere” molto bene il luogo dove depositare le uova: Stabilimento Casa Bianca (tra Piazza Brescia e Piazza Mazzini la movida jesolana…..), però in sicurezza a 30 metri dalla torretta del bagnino. Una torretta qualsiasi? figurarsi, lì ci lavora Luca…studente di biologia all’Università di Padova che sarà il punto di riferimento del Cert e il primo “tartawtcher”.
Ed i gestori del lido? Aderenti ad Unionmare Veneto si sono messi a disposizione seguendo tutto ciò che veniva chiesto per la messa in sicurezza e fornendo la massima assistenza ai volontari.
Trascorse le prime febbrili, emozionanti, ore si è iniziato a programmare la gestione del nido dovendone garantire la sicurezza per un minimo di 45 giorni fino a… 60/70/80 giorni?

Legambiente Veneto ed altre associazioni si sono attivate per “arruolare” volontari disponibili a presenziare h 24, il luogo interessato, cercando di coprire il maggior numero possibile di giornate.
Il coordinamento tecnico è stato affidato al CERT di Padova, con la collaborazione di Arpa Veneto.
All’appello lanciato da Legambiente hanno risposto poco meno di 50 volontari, provenienti da quasi tutte le province venete, ed a questi si sommano quelli delle altre associazioni che hanno collaborato (Sea shepard, Marevivo, Palstic free).
Legambiente, grazie all’ esperienza pluriennale acquisita nelle varie regioni d’Italia, coordina da alcuni anni i volontari “Tartawatchers” preparandoli ad affiancare il personale specializzato durante il periodo di incubazione e della schiusa.
È attivo anche il protocollo “Lidi Amici delle Tartarughe”, a cui ha aderito anche Unionmare Veneto, che viene proposto ai gestori degli stabilimenti balneari affinché adottino misure per monitorare e collaborare alla gestione di eventuali ovodeposizioni di tartaruga.

In queste settimane i volontari hanno avuto modo di formarsi, conoscersi e divulgare le informazioni acquisite cercando di sfruttare al meglio questo evento eccezionale per divulgare un messaggio volto a sensibilizzare il maggior numero possibile di persone sullo stato di salute del nostro mare, del nostro pianeta.
La nostra “Arianna” sembra aver agito in maniera “profetica”, scegliendo spiaggia e lido tra i più affollati d’Italia sembra invitare noi tutti a riflettere su quale turismo vogliamo, sulla necessità di rispettare gli spazi necessari alla riproduzione di molte specie marine, sul rispetto del mare.
Arianna, la tartaruga, scegliendo Jesolo per riprodursi sembra voler ricordare a tutti noi che il mare è vita ma i nostri rifiuti, i nostri stili di vita, lo stanno trasformando in una trappola mortale per pesci e uccelli, lo stiamo sfruttando, depredando lo uccidiamo e senza mare, senza la vita del mare non c’è neppure la nostra.

Tra le domande più frequenti che ci vengono rivolte presso il nido ce n’è una: perché così a nord? È colpa dei cambiamenti climatici? Non c’è una risposta scientifica certa, sono molti i sospetti che indicano il surriscaldamento del mare come una delle cause, ma che la gente ponga come domanda più frequente l’impatto del cambiamento climatico ci fa sperare che ci sia una maggior coscienza del problema a cui, si spera, seguano le azioni, anche dei singoli, per il contenimento dell’innalzamento della temperatura.

Stiamo andando verso la schiusa, in una data ancora incerta, non essendoci esperienze così a nord, ma con una certezza: la scelta di Arianna ha acceso un faro, una luce sulla condizione del nostro mare. Ha consentito di parlarne a centinaia, forse qualche migliaio di persone che altrimenti avrebbero vissuto la spiaggia solo come luogo di divertimento invece, la nostra tartaruga, l’ha trasformata in un luogo di testimonianza.

Le tartarughe ritornano….perciò a presto Arianna e buon viaggio ai piccoli che dopo la schiusa, preso il mare e raggiunta la maturità, speriamo possano ritornare su questi lidi.

In vista della schiusa delle circa 80 uova cerchiamo volontari. Se sei disponibile scrivi a: legambiente.venetorientale@gmail.com 

Maurizio Billotto, Vicepresidente Legambiente Veneto