Salvalarte, l’arte che ci salva

L’arte va salvata perché l’arte salva, ci aiuta a ripartire, a sentirci parte di una comunità, a condividere valori. Viva Salvalarte!

 

 

Per i circoli e i soci più storici la campagna Salvalarte ha rappresentato la modalità di Legambiente per salvare il patrimonio storico-artistico dall’incuria, dall’inquinamento e dal degrado e restituirlo ai cittadini in modo che potessero adottarlo e costruirci intorno identità locale e senso di appartenenza: evocativa l’immagine della Venere del Botticelli con la mascherina antismog, che oggi ci riporta all’emergenza pandemica!

Obiettivo pienamente riuscito che ci ha accreditato nel tempo fra quei soggetti che sui territori si prendono cura del proprio patrimonio, con azioni di gestione e valorizzazione sorte quasi sempre da una vertenza sollevata dalla nostra campagna, che dopo alcuni anni di sospensione, riprende con obiettivi rinnovati.

Dobbiamo farci portatori di una nuova narrazione: l’arte va salvata perché l’arte salva, ci aiuta a ripartire, a sentirci parte di una comunità, a condividere valori, ad avere radici per poter guardare al futuro non come individui, ma come comunità.

E partendo dalle radici Salvalarte Legambiente Padova attiverà un’iniziativa di promozione e valorizzazione all’Oratorio di Santa Margherita, facendo coincidere le nostre attività di apertura e di visita a un’esperienza di arte contemporanea.
Dal 28 ottobre al 28 novembre l’Oratorio di Santa Margherita, ospiterà il progetto di arte contemporanea “Alle radici del corpo. Il contemporaneo e la terra nei piccoli luoghi del sacro a Padova”, con fotografie e sculture di Marco Maria Zanin e performance di danza contemporanea di Eleonora de Logu.

Il 29 ottobre i volontari e gli artisti saranno a disposizione per raccontare il luogo e le opere, attraverso una visita guidata e una performance, una data importante, perché proprio il 29 ottobre sarà lanciata a livello nazionale “l’arte che ci salva”, la campagna di riattivazione di Salvalarte.

Questa è un’importante occasione per il nostro oratorio che da monumento dimenticato ora si è trasformato in un luogo generatore di cultura e per questo noi volontari ci volgiamo essere.
La mostra ospitata all’oratorio ci porterà a vivere un momento di riflessione, di riscoperta e di riconsiderazione, ecco come la presenta l’artista Marco Maria Zanin: «Ciascuno di noi, nelle nostre vite quotidiane, è portato ad osservare e ad accogliere elementi di sé che prima forse erano dati per scontati o non facevano sentire così chiaramente la propria presenza. Chi più e chi meno coscientemente, stiamo riposizionandoci in un mondo che è cambiato e che deve cambiare anche grazie a una presa di posizione sempre più consapevole all’interno di un sistema di relazioni che è vivo, connesso, un organismo che respira e che ha bisogno della nostra attenzione e cura, sapendo che siamo parte di esso.
Viviamo anche sotto il peso di vecchie strutture, abitudini e tradizioni che spesso non fanno fluire la vita, che è in continuo divenire tanto quanto lo sono i linguaggi, i punti di vista, le esperienze, le culture, gli strumenti che usiamo per interagire con il mondo: è importante e necessario rivedere luoghi, parole, rituali, pratiche, a volte attraverso una scossa o un cortocircuito che, come un defibrillatore, riattivino il ritmo della vita, affinché si possa tornare a partecipare di questa danza collettiva anche con gli occhi e i vestiti del contemporaneo schizofrenico, plurale, diverso e cangiante in cui viviamo.

Nel processo di ricostruzione della rotta che come comunità umana abbiamo oggi il dovere di intraprendere, è importante mettere a fuoco alcuni punti cardinali, anch’essi da rivedere con occhi nuovi. Siamo un ponte tra cielo e terra: abitiamo e ci nutriamo dei frutti della terra, la nostra casa è il corpo, abitiamo e trasformiamo la materia, e in maniera trasversale a qualsiasi religione, in maniera non separata dal corpo e dalla terra, siamo esseri spirituali. Alle radici del corpo pone in dialogo alcune tracce del mondo legato alla terra dei nostri nonni in cui affondano molte delle nostre radici, con tre piccoli luoghi sacri del centro storico di Padova, per aprire uno spazio di ascolto e di riflessione in cui interpretare con occhi nuovi un possibile rapporto con la terra e un possibile rapporto con la spiritualità, in cui l’uno nutra l’altro, in un reciproco movimento di elevazione e ‘atterramento’, più vicino alla linea del cuore dell’uomo contemporaneo».

Il 29 ottobre i volontari e gli artisti saranno a disposizione per raccontare il luogo e le opere, attraverso una visita guidata e una performance.

Tiziana Mazzucato, responsabile Salvalarte Padova