Una riflessione dell’associazione “Mi riconosci” dopo il censimento sui monumenti femminili negli spazi pubblici: pochi e mortificanti.
“Mi Riconosci?” è un’associazione che dal 2015 si occupa dei professionisti del patrimonio culturale e altre tematiche legate al mondo dei beni culturali, tra cui il cosiddetto patrimonio “difficile”. Nell’autunno 2021, a seguito degli eventi legati al Black Lives Matters e dell’inaugurazione di alcune statue femminili molto discusse, ci è sembrato doveroso fare il punto sulla situazione dei monumenti italiani. La nostra indagine ha considerato le statue a tutto tondo ed i busti che si trovano in spazi pubblici accessibili, come piazze, giardini aperti e strade ed i risultati, pubblicati a dicembre 2021, evidenziano che dei 202 analizzati (oltre il 50% dei quali realizzati dopo il 2000), poco più della metà commemorano donne realmente esistite. Tra queste, le più rappresentate sono Grazia Deledda e Ana Maria de Jesus Ribeiro da Silva, meglio conosciuta come Anita Garibaldi, mentre mancano importanti figure della politica, della cultura e della scienza italiane. Sono molto poche anche le donne ricordate per meriti che non siano la cura, figurando invece spesso in quanto madri, mogli o figlie di uomini più conosciuti (a Ribera, Agrigento, nel monumento a Francesco Crispi, la moglie Rosalie Montmasson, ripudiata, è rappresentata stante, oltre che svestita, ai piedi del marito seduto e vestito in modo impeccabile, a sottolinearne la posizione inferiore).
Alle figure anonime collettive sono dedicati 87 monumenti, che comprendono le professioni particolarmente faticose sul piano fisico (lavandaie e mondine su tutte); si aggiungono la categoria delle partigiane ma anche madri, mogli e nonne. Oltre all’ esiguo numero, è degno di nota l’aspetto iconografico, che prescinde da considerazioni di carattere estetico: diverse statue a figura intera che intendono omaggiare donne del passato o specifiche categorie raffigurano corpi nudi, molto poco vestiti o fortemente sessualizzati, caratteristiche che vanno a sminuire il soggetto ritratto privandolo del suo pensiero e della sua storia. I casi più eclatanti sono la fontana dedicata alle giornaliste Ilaria Alpi e Maria Grazia Cutuli ad Acquapendente (VT) e la Spigolatrice di Sapri. Tra le figure anonime collettive, impossibile non nominare le lavandaie di Bologna, Massa e Villasanta (MB) e l’emigrante di Isola delle Femmine (PA). Un’altra modalità con cui viene sminuita la donna ritratta è l’enfasi eccessiva sulla sua bellezza e giovinezza, anche quando non corrisponde alla realtà storica; ad esempio, Cristina Trivulzio di Belgiojoso a Milano è raffigurata come una bellissima ragazza adolescente, anche se l’impegno sociale e patriottico per cui è ricordata si colloca negli anni della sua maturità.
Da menzionare il fatto che il 90% delle opere sono realizzate da autori uomini, mentre ci sono autrici solo dietro il 5% delle opere. Inoltre, sorprendentemente, i monumenti dedicati a donne sono quasi assenti nelle maggiori città italiane, Padova inclusa. In Veneto sono state censite 19 statue pubbliche; tra queste, due ritraggono personaggi leggendari, dieci figure anonime collettive, sei personaggi realmente esistiti (quattro dedicate a Santa Barbara, altre due alla stessa persona).
Alla base del censimento e della presentazione dei risultati c’era la necessità, per noi tutte, di prendere coscienza di come viene rappresentata – e considerata – la donna in Italia, e di ridiscutere il ruolo dei monumenti nella creazione di uno spazio pubblico partecipato, inclusivo e democratico. Fin dal principio, nostro obiettivo è stato problematizzare questi aspetti: al di là della “monumentale” assenza, era importante capire da chi e sulla base di quali criteri siano scelte le donne da immortalare nel bronzo ed in che modo, poi, vengano rappresentate.
Associazione Mi Riconosci Gruppo padovano
