Feed on
Posts
Comments

edilizia_distanzaedificiLa Corte Costituzionale ha dichiarato illegittima la Legge Regionale del Veneto 4/2005 laddove consente agli strumenti urbanistici generali dei comuni di derogare ai limiti di distanza del D.M. 1444/68 non solo all’interno dell’ambito dei piani attuativi, ma anche all’interno “degli ambiti degli interventi disciplinati puntualmente”.

La giurisprudenza costituzionale ha costantemente considerato inderogabili i limiti di distanza tra fabbricati fissati dal D.M. 1444/68, ammettendo deroghe solo se “inserite in strumenti urbanistici, funzionali a conformare un assetto complessivo e unitario di determinate zone del territorio”.

La Regione Veneto, invece, interpretando in modo eccessivamente estensivo l’ampliamento dei suoi poteri derogatori nella modifica al Testo Unico dell’Edilizia, ha consentito di disapplicare i suddetti limiti di distanza anche all’interno di ambiti di intervento disciplinati puntualmente.

L’effetto della sentenza è quello di rendere illegittimi tutti gli interventi diretti, cioè senza l’obbligo di un Piano Urbanistico Attuativo, in cui il Piano degli Interventi comunale ha consentito di non rispettare le distanze prescritte dal D.M. 1444/68.

Chiunque ritenga di avere subito un danno a seguito di questi interventi potrà avviare un contenzioso che interesserà non solo i proprietari degli immobili che non rispettano le distanze, ma anche i soggetti pubblici che hanno autorizzato l’intervento ed ovviamente la Regione che ha legiferato in modo illegittimo. Un bel guaio, ed un bel danno economico per le casse della Regione e dei comuni, che dovranno risarcire il danno e le spese legali con fondi che avrebbero potuto essere meglio impiegati per interventi di pubblica utilità.

Quello che allarma è la disinvoltura con cui la Regione legifera, mettendo in secondo piano la sostenibilità del territorio pur di favorire la ripresa dell’attività edilizia. I limiti di distanza sono stati previsti dallo stato per garantire il rispetto dei diritti civilistici dei cittadini; derogarvi comporta non solo il possibile venir meno di questi diritti, ma anche un aumento della densità edilizia e questo può pregiudicare la capacità del territorio di compensare gli effetti negativi dell’attività antropica. Ci vuole quindi molta attenzione nell’esercitare la potestà derogatoria rispetto a norme statali che attendono alla tutela della collettività.

Questa attenzione non sembra appartenere granché alla nostra Regione perché sono troppi i casi in cui essa si manifesta solo in esercizi verbali e non negli atti di governo. La legge regionale sul consumo di suolo, ad esempio, sta per essere adottata con gravissime lacune e solo per la massiccia mobilitazione della popolazione si è evitato un vergognoso attacco all’integrità del Parco dei Colli Euganei. Ma ci sono altri motivi per essere preoccupati delle decisioni della Regione in materia di governo del territorio.

Uno su tutti il Piano Casa. Anche questa è una legge derogatoria, che consente il recupero igienico e funzionale degli edifici esistenti con premi volumetrici che possono portare quasi al raddoppio del volume esistente, senza dover rispettare le norme urbanistiche ed edilizie del piano regolatore. È una legge sulla quale pesano grossi dubbi di legittimità in quanto fa salvo il citato D.M. 1444/68 per i soli limiti di distanza tra fabbricati, ma svincola quelli per le altezze e la densità edilizia. Ora assistiamo che, negli interventi di ricostruzione degli edifici, l’applicazione dei premi volumetrici del Piano Casa avviene prevalentemente a scapito dei giardini e dei cortili, con un intollerabile aumento della densità edilizia dei già disordinati quartieri periferici, e con la negazione del diritto al sole per gli edifici confinanti nei casi in cui l’ampliamento avvenga con sopraelevazione.

Non è ammissibile che per favorire la ripresa dell’attività edilizia vengano sacrificati il territorio e la vivibilità dei quartieri. Il contenzioso sull’applicazione del Piano Casa è in costante crescita, tant’è che la Regione è ultimamente intervenuta con un’ulteriore chiarimento interpretativo. Meglio sarebbe se la Regione rinunciasse ad insistere su una legge derogatoria che crea danni, e si impegnasse invece ad approvare una buona legge sul consumo di suolo, migliorando il timido testo che ha finora discusso.

Lorenzo Cabrelle – Legambiente Padova

Per approfondimenti sulla sentenza della Corte Costituzionale clicca qui

 

One Response to “Le deroghe alle distanze fra fabbricati sono illegittime. La Corte costituzionale contro la saturazione del suolo”

  1. Paolo Meneghetti scrive:

    Non funziona il link a fine pagina “Per approfondimenti sulla sentenza della Corte Costituzionale clicca qui”. Sarei interessato a leggere anche l’ approfondimento, se possibile.
    Grazie

    Paolo Meneghetti

Leave a Reply