Quattro passi nel quartiere, ma con la guida in mano

Guida all’Arcella: 6 itinerari per 73 punti di interesse. È definita, con pieno merito, una piccola ‘Lonely Planet versione quartiere’.

 

 

La Guida all’Arcella è una scommessa vincente che contribuisce a valorizzare un territorio cittadino periferico e lo spinge ad essere integrato a pieno titolo nel contesto turistico cittadino. Ne parliamo con l’autore Giovanni ‘Vanni’ Sgobba, giornalista di origine barese “naturalizzato arcellano” sia perché all’Arcella ci vive, sia per l’interesse che da tempo dimostra al quartiere con i propri articoli sulla Difesa del Popolo e con il suo  Sguardi d’Arcella.  «Occorre spostare i propri confini mentali e la mappatura tradizionale che si ha di Padova. Conoscere anche ciò che si trova oltre il cavalcavia Borgomagno: un quartiere dove si sono sviluppati, negli ultimi anni, numerosi movimenti, associazioni e attività artistiche che riteniamo debbano essere portati alla conoscenza di tutti i padovani. Molti giovani, poi, conoscono poco l’Arcella e questo è un gap che va certamente colmato», chiarisce Vanni.

Con i suoi 40.000 abitanti l’Arcella, porta d’ingresso nordorientale alla città di Padova, risulta essere il più popoloso tra i quartieri esistenti e soprattutto, grazie alla consistente presenza multietnica, acquisisce una valenza particolare agli occhi dei padovani: «L’Arcella nasce agli inizi del ‘900 con l’insediamento delle prime fabbriche e degli gli operai con le loro famiglie. Conserva ancora un patrimonio di ville in stile Liberty e una propria orgogliosa identità. L’Arcella non è mai stato il classico quartiere dormitorio, ma una vera “città dentro la città”. Accogliente verso tutto ciò che non fosse possibile fare in centro. Non è certamente un caso che la Street Art, oggi molto di moda, abbia potuto affermarsi qui. Numerosi artisti, giunti negli anni ’90, hanno avuto a disposizione i molti muri abbandonati per potersi esercitare.

Questo ha fatto in modo che il quartiere divenisse un incubatore di idee artistiche e un crogiolo di umanità quantomai eterogenea. Ci sono una trentina di nazionalità differenti nel quartiere e questo contribuisce ad instaurare una serie di dinamiche e relazioni particolari tra famiglie che il resto della città non vive. Nella guida sono stati predisposti sei itinerari che permettono di comprendere e apprezzare al meglio i luoghi che si vanno a visitare. Si è voluto privilegiare maggiormente l’aspetto urbano-artistico in quanto lo storico è già  trattato in molte altre pubblicazioni ben più esaustive».

La Street Art è forma d’arte spesso causa di giudizi contrapposti, ma spesso in grado di rivalutare aree abbandonate o degradate. C’è da chiedersi come venga recepita dagli abitanti del quartiere. Dagli stranieri giunti nel corso degli anni quanto, soprattutto, da coloro che vi sono nati: «La Street Art non può piacere all’unanimità. Molte opere sono visivamente belle e parecchio apprezzate. Altre possono invece far più discutere. La grande opera di Toni Gallo sul parcheggio a piani, ad esempio, è stata un’idea bellissima nata da Arcella Town e Le Mille e una Arcella e resa possibile grazie ad un crowdfunding al quale hanno aderito molti residenti arcellani benintenzionati a voler contribuire all’abbellimento di questo eco-mostro. Credo che tutto ciò che è stato creato in questi anni possa rendere in fondo meno isolate le persone, soprattutto straniere, le quali ritrovano grazie a queste opere qualcosa che le facciano sentire parte integrante di un comune contesto umano».

Si inizia un po’ a respirare un’aria analoga a quelle di molte città europee, che fanno dell’accettazione del melting-pot urbano e culturale una delle grandi sfide del nuovo millennio e Vanni ce lo conferma: «Visitare un quartiere dotato di propri murales, effettivamente, è una modalità tipica delle capitali europee. Da viaggiatore ho sempre amato concedermi momenti di abbandono dagli itinerari tradizionali, per recarmi alla ricerca di opere murarie disseminate in zone di città normalmente non frequentate dal turista. Questa nostra guida vuole invitare il visitatore ad inoltrarsi nelle stradine del quartiere, per godere delle opere, a piedi o al massimo in bici e scoprire che ci può essere del bello anche fuori l’uscita posteriore di una stazione ferroviaria. E chi lo fa scopre che un mondo colorato e vivo poi lo attende».

Viene da chiedersi a questo punto se ci sia già un qualche interesse da parte delle organizzazioni turistiche per un’integrazione dei percorsi dell’Arcella a quelli già esistenti e tradizionali, tenendo conto dell’esistenza di una linea del tram che attraversa l’intero quartiere: «Sappiamo dell’acquisto della guida da parte di giovani operatori turistici che sembrano interessati a farsi voce narrante in potenziali tour e del desiderio di un coinvolgimento e collaborazione degli artisti creatori delle opere murarie dislocate. Sarebbe una sinergia davvero bella per un quartiere effervescente che desidera fare rete.

Una città nella città che non si auto confina, ma che si apre a tutti mettendosi in gioco. Devo dire che l’amministrazione cittadina presta attenzione a qualunque nuova iniziativa che vada nella direzione di valorizzare un quartiere. La speranza è che se si possa un giorno creare un tavolo progettuale per la creazione di possibili nuovi tragitti turistici per la città. Sarebbe importante ci potesse essere il sostegno fattivo e collaborativo del Comune per quanto stiamo facendo».

Soprattutto perché un quartiere vissuto è una fonte di ricchezza sociale per tutti e un deterrente per qualunque forma di criminalità e degrado. A questo punto viene da chiedersi a quale parte dell’Arcella Vanni si senta più affezionato: «Sono molto legato a Via Tunisi e Via Ticino. Luoghi di capannoni, di graffiti e murales. Da quelle parti è sorta anche una chiesa ortodossa che per me simboleggia l’andare oltre i pregiudizi e i comodi clichèe. E’ un luogo dove il passeggiare a qualunque ora diviene esperienza e occasione di confronto. Un luogo dove amo tornare anche solo per vedere i cambiamenti che vi avvengono».

La bella chiacchierata, giunta al termine, si conclude così: «Ci tengo qui ringraziare Gianluca Costa di Arcella Town perché grazie a lui à nata l’idea di questa Guida all’Arcella. Molto del materiale che vi ho scritto lo avevo già pubblicato sulla Difesa del Popolo e in Sguardi d’Arcella. Malgrado le oggettive difficoltà pandemiche Gianluca mi è stato da stimolo e sprone per l’intero progetto. Infine desidero citare Enrico Baracco di  @arcellaaesthetics che grazie alle sue foto e allo sguardo professionale d’artista è riuscito a rendere affascinanti persino le immagini di palazzi anonimi e grigi».

Ed è questa la migliore sintesi per questa bella e agile Guida all’Arcella, grazie alla quale può capitare persino di incrociare un vero vagone ferroviario del 1916 parcheggiato nei pressi di una chiesa. Già, l’Arcella può riservare anche queste curiose sorprese.

Guida all’Arcella è stata pubblicata a dicembre del 2020,  costa 14 euro, si può acquistare alla libreria Limerick (all’Arcella), in un formato tascabile bello da sfogliare.

Flavio Boscatto, Redazione Ecopolis