Uno scultore nel Parco

Il Parco del Basso Isonzo sta diventando uno dei luoghi favoriti per passeggiare e per fare scoperte particolari come l’opera di Ievolella.

 

Punto di incontro tra città e campagna, il Parco del Basso Isonzo sta diventando uno dei luoghi favoriti per passeggiare in mezzo al verde. Dopo la passione per gli argini, forse un po’ troppo affollati per i parametri della pandemia, cresce la voglia di spazi ampi, in cui si condividono i sentieri, ma ci si saluta da lontano. Complici il bel tempo e le giornate più lunghe, sono molte le persone che portano a passeggiare il cane nel Parco dei Girasoli, o camminano tra i campi seminati del parco agricolo, magari con l’idea di comprare un po’ di frutta e verdura a Km 0 nella bottega vicino agli orti sociali. Ma da qualche tempo, tra i fili d’erba e le coltivazioni di frumento, è spuntata una novità. Accanto alla sua casa di via Bainsizza, nel cuore del Parco del Basso Isonzo, uno scultore ha acquistato un fazzoletto di prato dove pianta alberi e sculture.

E’ Antonio Ievolella, forgiatore di ferro, corten e rame, che ha lasciato tracce di sé in molte parti del mondo oltre che a Padova. Suo è l’imponente complesso dei meravigliosi “Guardiani” del cimitero a Rio di Ponte San Nicolò, sua la fontana nella piazza di Voltabarozzo e sue le Ghirbe, due otri ciclopici che l’Università di Padova ha posto in via Venezia.  Sua la meravigliosa installazione intitolata alla luna negli spazi post-industriali della Fornace Morandi a Pontevigodarzere. La sua ultima opera è “Fons Vitae:  un’enorme installazione costruita come una specie di corteo che procede di otre in otre, penetrando negli spazi silenziosi, luminosi e sacri della Certosa di Capri.

Ievolella, nato a Benevento, studente a Napoli, insegnante a Milano, arriva “momentaneamente” a Padova per una cattedra al liceo artistico: un momentaneamente che dura da 30 anni, come se il suo tempo sapesse conformarsi alle dimensioni dilatate delle sue opere.

Così, in epoca di pandemia, quando da mesi troviamo le porte dei musei sbarrate, le mostre d’arte chiuse, per non parlare di cinema e teatri off limit, passeggiando per i campi del Basso Isonzo, ecco che appare un giardino di sculture. Ievolella è lì, nella sua tenda- laboratorio verde smeraldo, che progetta e lavora. A fianco, un tavolino e due sedie, sotto un ombrellone da spiaggia. Intorno, tanti giovani alberi, piante e fiori di campo. E’ una visione quasi surreale. Ma se ti fermi incuriosito a chiedere informazioni su quelle strane strutture di ferro e acciaio, antenne verso lo spazio, lo scultore sorride e comincia a raccontare. E ti porta nel suo mondo d’arte e di storie che vengono da tradizioni legate alla terra, e che lui rende potenti con il fuoco e lo spirito.  Una boccata d’ossigeno vero. Grazie Antonio Ievolella.

Angela Bigi, Redazione Ecopolis