Per la salvaguardia degli spazi verdi del tessuto urbano consolidato

Lo stop al consumo di suolo non significa snaturare i contesti residenziali e poter sacrificare il verde residuo in città.

 

 

Il Documento del Sindaco di indirizzo per il nuovo Piano degli Interventi pone l’accento sulla necessità di evitare nuovo consumo di suolo e di concentrare le attività edilizie nel recupero degli immobili interni al cosiddetto tessuto urbano consolidato. Una strategia di “densificazione” che però non può andare a detrimento dei beni di interesse culturale e testimoniale presenti in molti quartieri e degli spazi verdi sia pubblici che privati.

Il processo di densificazione attualmente in corso sembra purtroppo andare in tutt’altra direzione. La Legge Regionale 14/19 ha messo infatti a regime il cosiddetto Piano Casa che opera in Veneto da 10 anni, concedendo rilevanti bonus volumetrici nel caso di interventi che determinino la rigenerazione edilizia ed energetica degli edifici esistenti; bonus che, nel caso di demolizione con ricostruzione, possono portare al raddoppio della volumetria preesistente, derogando parzialmente le norme ed i parametri urbanistici del piano regolatore comunale. Nella pratica, si aumenta certamente la qualità edilizia delle edificazioni, ma si hanno anche riscontri decisamente negativi per quanto riguarda, ad esempio, il consumo di suolo reale derivante dalla distruzione di molti spazi aperti privati quali i giardini, i cortili, le aiuole e, peggio ancora, di molti edifici di pregio artistico o tipologico che non beneficiavano di un apposito vincolo di tutela.

Una distruzione di risorse vitali per l’immagine e per la vita della città, a cui talvolta purtroppo contribuiscono anche alcuni interventi delle pubbliche amministrazioni, quando – come nel caso dell’ex caserma Prandina – trasformano in parcheggi (sia pur “temporanei”) aree che il Piano degli Interventi vigente destina a verde pubblico e sulle quali insistono vincoli monumentali ed ambientali.

Quali strumenti nel nuovo Piano degli interventi per invertire questa tendenza?

Per quanto riguarda la conservazione e la tutela di edifici singoli, ma anche di ambiti edificati, che abbiano riconosciute caratteristiche di pregio artistico, storico o testimoniale, il Comune dovrà provvedere alla loro individuazione e perimetrazione, come peraltro previsto anche dalla legge regionale, assegnando l’opportuno grado di tutela e i limiti di trasformazione; limiti che andranno estesi anche alle superfici scoperte. E’ quindi essenziale che il nuovo Piano degli Interventi individui, anche attraverso la partecipazione attiva delle Consulte di Quartiere e degli abitanti, edifici e tessuti urbani caratterizzati da una elevata qualità urbanistica ed edilizia da tutelare e da sottrarre all’automatica applicazione delle norme regionali, definendo per gli stessi gli interventi ammissibili in relazione alle specifiche tipologie edilizie ed alla morfologia urbana.

Più in generale, per quanto riguarda invece il reale consumo di suolo che avviene con la distruzione degli spazi scoperti privati, il Comune vi potrà provvedere introducendo nelle norme di attuazione del P.I. degli opportuni parametri edilizi che, senza incidere sulla capacità edificatoria concessa in deroga agli indici comunali dalla Regione, riduca al minimo il consumo di suolo e la perdita di permeabilità degli esistenti spazi liberi interni alle aree private. Il Comune può intervenire introducendo un limite alla superficie che può essere coperta all’interno dei lotti edificabili. Questo indice di copertura dovrà essere fatto valere per tutti i tipi di intervento (nuova edificazione, ricostruzione e ampliamento) al fine di obbligare i privati ad utilizzare i bonus volumetrici prevalentemente in altezza.

Fatta salvo il diritto di occupare la superficie fondiaria ammessa dall’indice di copertura, nella rimanente superficie libera, esistente all’interno della zona urbanizzata, deve essere imposto il principio dell’invarianza della superficie permeabile. Principio che dovrà essere coniugato, nelle aree private, con l’obbligo della massima piantumazione di specie arboree finalizzata ad aumentare la resilienza del territorio urbanizzato. Ciò vuol dire che, nelle trasformazioni edilizie, la superficie che deve rimanere scoperta deve mantenere anche la massima capacità di assorbimento dell’acqua meteorica, nonché prevedere obblighi di piantumazione di alberi e arbusti.

Per le aree cedute al Comune nelle zone di perequazione va stabilito inoltre che almeno una quota del 90 per cento sia destinata a verde pubblico, e per le aree a verde pubblico vanno fissati dei limiti alle superfici destinate ai manufatti e ai parcheggi.

Leggi qui il documento completo di S. Lironi  /  documento completo di L. Cabrelle

Sergio Lironi e Lorenzo Cabrelle-

Sintesi a cura della redazione di Ecopolis