IL CANTO DEL GHIACCIO

Cosa sta succedendo in Adamello al più grande ghiacciaio italiano? Il “Canto del ghiaccio” lo documenta minuto per minuto

 

 

Un progetto di Stefano Collizzolli e Paolo Ghisu per raccontare la scomparsa dei grandi ghiacciai delle Alpi. Saranno 5 mesi di suoni e immagini raccolti in Adamello, per documentare la trasformazione di uno dei luoghi dove gli effetti dei cambiamenti climatici si verificano nel modo più evidente.

Stefano Collizzolli, padovano, socio fondatore di Zalab frequenta le montagne da tutta la vita ed esattamente un anno fa in queste settimane è salito per un’escursione alla Vedretta di Lares, nel gruppo dell’Adamello, in Trentino, sul più grande ghiacciaio alpino integralmente in territorio italiano. Quello che ha trovato lo ha scosso: lo scricchiolare del ghiaccio aveva lasciato il posto allo scrosciare dell’acqua, un nuovo, grande lago inesistente fino a qualche anno prima, cascate e fronti che indietreggiavano a vista d’occhio. Come tutti i ghiacciai alpini, anche questo sta scomparendo. Il ritmo di fusione è sempre più rapido. Tra il 2007 e il 2022 si è ridotto di 2,6 chilometri quadrati e ha cominciato a frammentarsi. Secondo la Commissione Glaciologica della Società degli Alpinisti Tridentini (SAT), nel corso degli ultimi 12 anni il fronte glaciale del Mandrone, uno dei ghiacciai del gruppo dell’Adamello, si è ritirato di 330 metri, di cui 139 metri solo nel 2022.

“È proprio da qui che è nata l’idea di questo progetto. – ci dice Stefano Collizzolli che abbiamo incontrato per un’intervista – Ho visto e udito la potenza dell’estinzione e ho sentito l’urgenza di raccontare e documentare la grande fragilità di questi giganti che stanno scomparendo. È una faccenda che riguarda tutti noi”.  

Così dopo un lungo periodo di studio e preparazione, a fine giugno 2024 sono iniziate le riprese. Tre camere fisse, una sul totale del ghiacciaio e due per le riprese strette sui dettagli, oltre che registratori in grado di registrare suoni in presa diretta ventiquattr’ore su ventiquattro: il suono è una componente fondamentale del progetto: lo spettro dei rumori prodotti dal ghiacciaio in fusione è vastissimo e spiazzante, e molti sono suoni in via d’estinzione.

“L’obiettivo è raccogliere immagini e suoni per alcuni mesi – prosegue Stefano – per poi in fase di montaggio riuscire a restituire il terrore del collasso repentino e gigantesco di questo ghiacciaio millenario. Immagini potenti e che sono al contempo angoscia e spettacolo sublime, che investe chi lo attraversa di un profondo senso di sacro”.

Stefano questo ce lo racconta mentre al telefono discute con Paolo Ghisu, fotografo trentino che da qualche anno documenta i ghiacciai dell’Adamello e della Presanella, di come montare l’impianto fotovoltaico necessario per le riprese che poi verrà installato in quota, grazie alla collaborazione con Il Portale del Sole, perché se l’idea di riprendere con un grande timelapse un ghiacciaio che si scioglie può sembrare semplice, di certo non lo è portare l’attrezzatura necessaria a 2800 metri e montarla in modo che sia protetta, alimentata e in parte gestita da remoto. 

“Una delle sfide che ha richiesto molto organizzazione in questo anno è stato proprio capire come poter trasportare tutto in quota. Siamo grandi appassionati di montagna, saliremo e scenderemo per girare a piedi, per le quattro ore e mezza di sentiero della Val di Lares; ma l’attrezzatura dell’installazione pesa complessivamente più di due quintali, e farla salire negli zaini era impossibile. Fortunatamente, il Parco Naurale Adamello Brenta, partner di progetto, ha coperto alcuni viaggi in elicottero. Abbiamo fatto diversi sopralluoghi e solo a fine luglio siamo riusciti a salire per installare tutto il necessario. Paradossalmente la grande quantità di neve scesa quest’anno è le piogge fino ad estate avanzata ci hanno rallentati e spesso abbiamo dovuto rimandare sopralluoghi e uscite, ma si tratta solo dell’altra faccia della medaglia del cambiamento climatico, che estremizza sempre più tutti i fenomeni. Siamo però già saliti cinque volte, abbiamo realizzato immagini con un drone, in questi giorni sta partendo il vero e proprio timelapse e a fine ottobre – la fine dell’estate ormai – valuteremo se raccogliere ulteriore materiale.”

Non solo il Parco Adamello Brenta con il patrocinio è il supporto logistico: il Canto del Ghiaccio, coordinato da ZaLab e Associazione Bianconero, è realizzato in collaborazione con la Commissione Glaciologica SAT, il Servizio Glaciologico Lombardo ed il MUSE- Museo delle scienze di Trento; con il contributo di Fondazione CARITRO e partner tecnico Karpos. Un progetto del genere per forza di cose deve avere solide basi e condivisione profonda con la valle in cui viene realizzato. Per questo sono stati coinvolti fin da subito il Comune di Massimeno,, nel cui territorio è la Val del Lares, il Coordinamento Teatrale Trentino, l’Ecomuseo Judicarie, l’Associazione Alchemica e l’Associazione Smarmellate.

“Una volta terminata la raccolta di materiale potremo contare su circa 200.000 scatti per ciascuna camera, che si andranno ad aggiungere al materiale raccolto nelle nostre uscite, per terminare realizzando un documentario e ad un’installazione.” Dopo questi ultimi dettagli tecnici Stefano ci saluta mostrandoci i canali nei quali possiamo già iniziare a farci un’idea della potenza della fragilità che il Canto del Giacchio vuole raccontarci, ma soprattutto di come quello che accade sulle nostre cime, così distante e forse per certi versi inedito, riguardi tutte e tutti noi.

Su Instagram, YouTube e su Facebook si possono seguire tutti gli aggiornamenti del team che sta realizzando il lavoro e condividere passo passo con Stefano e Paolo l’importanza e la complessità del progetto, in attesa di un “racconto dell’impermanenza” che non possiamo più ignorare. 

 

Marina Molinari, Redazione Ecopolis