Ecomafia, 4 reati ogni ora

Il “virus” dell’ecomafia non si arresta né conosce crisi. Il rapporto di Legambiente Ecomafia 2020 dice che nel 2019 i reati contro l’ambiente in Italia sono aumentati.

 

Legambiente pubblica annualmente, da oltre vent’anni, il rapporto Ecomafia, uno strumento che fotografa, grazie ai dati delle forze dell’ordine e della magistratura, lo stato del rapporto tra criminalità organizzata e ambiente. Traffici e smaltimenti di rifiuti, attacchi alla biodiversità e commercio di specie protette, saccheggio dei beni culturali, incendi dolosi e abusi edilizi, truffe nel settore agroalimentare: tutte attività criminali, tutte in costante crescita, a danno della salute dei cittadini e dell’ambiente.
Quella raccontata dal rapporto Ecomafie 2020 è una criminalità spietata e ben inserita nel sistema economico, che vede tra i protagonisti boss e imprenditori, burocrati e politici, professionisti e faccendieri, uniti tra loro dal collante della corruzione. A fare da argine è un sistema repressivo sempre più efficace nel colpire al cuore le trame illegali. I nuovi strumenti normativi di tutela penale, a partire dalla Legge 68/2015, stanno aiutando forze dell’ordine, capitanerie di porto e magistratura e enti di controllo impegnate ogni giorno su questo fronte. E i risultati si vedono.

Ecomafia 2020 ci dice che nel 2019 i reati contro l’ambiente in Italia sono aumentati. Sono 34.648 quelli accertati, con una media di 4 ogni ora, e un incremento del 23.1% rispetto al 2018. In particolare preoccupa il boom degli illeciti nel ciclo del cemento (11.484 con un +74,6% rispetto al 2018), che superano quelli contestati nel ciclo di rifiuti (9.527, +10,9% rispetto al 2018). Da capogiro il business potenziale complessivo dell’ecomafia, stimato in 19,9 mld di euro per il solo 2019, circa 3,3 in più rispetto allanno precedente e che dal 1995 a oggi ha toccato quota 419,2 mld. A spartirsi la torta, insieme ad imprenditori, funzionari e amministratori pubblici collusi, sono stati 371 clan (3 in più rispetto all’anno prima), attivi in tutte le filiere: dal ciclo del cemento a quello dei rifiuti, dai traffici di animali fino allo sfruttamento delle energie rinnovabili e alla distorsione dell’economia circolare.

Anche in Veneto, purtroppo, l’illegalità ambientale è in crescita: nel 2019 le forze dell’ordine e le Capitanerie di porto hanno accertato più reati che nel 2018: 913 alla media di 2,5 al giorno. Possiamo dire che sono quasi quadruplicati rispetto al 2018.

Oggi occorre tenere alta l’attenzione per evitare che siano le mafie ad approfittare delle ingenti risorse destinate all’Italia dal Next Generation EU: non c’è amministrazione locale tra quelle già sciolte per mafia, infatti, in cui gli interessi dei clan non abbiano “orientato” verso le loro imprese gli investimenti pubblici. Sempre più spesso in queste indagini si riscontra la presenza di imprese collegate direttamente alle organizzazioni mafiose, che approfittano del “contagio” corruttivo per aprirsi la strada nel mercato degli appalti pubblici. «Di fronte a questi numeri e alle sfide che ci aspettano è fondamentale costruire un vero e proprio argine alle infiltrazioni ecocriminali nel tessuto economico e in quello degli enti pubblici della Regione Veneto» insiste il presidente di Legambiente Veneto Luigi Lazzaro.
Lefficacia degli anticorpi. Oltre alle denunce dei cittadini, alle attività svolte da forze dell’ordine, Capitanerie di porto e magistratura, si conferma la validità di provvedimenti legislativi, spesso faticosamente approvati, come la legge sugli ecoreati, la 68/2015, e quella contro il caporalato, la 199/2016. Serve però dare corpo a una  efficace campagna di formazione per tutti gli operatori del settore affinché ci sia l’applicazione uniforme della legge 68/2015 su tutto il territorio regionale e l’applicazione sostanziale di tutte le azioni e buone pratiche indicate dalla LR 48/2012. Serve inoltre l’approvazione dei decreti attuativi della legge sul Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente L132/2016 a cura del Ministero dell’ambiente a partire da quelli sugli ispettori ambientali ed UPG.

Il rapporto “Ecomafia 2020. Le storie e i numeri della criminalità ambientale in Italia” è in  vendita nelle librerie e on line.

Redazione Ecopolis