“All’epoca della crisi e della precarietà come dato esistenziale per un’intera generazione, la città di Padova non è ancora riuscita a costituirsi come un campo aperto all’intessersi di un rapporto virtuoso tra tutte le sue componenti, ad essere cioè un terreno fertile in cui si possa sviluppare quella rete di relazioni vitale per la città stessa.
La creazione di questa rete è sempre più urgente: mai come oggi è forte la necessità di rimettere in moto le energie sociali e culturali, per mantenere Padova una vera città e non un mero agglomerato di attività, e per permettere alle persone di seminarvi la forza delle loro idee.”
Questo è quanto scrivevamo a dicembre 2014 nel documento di lancio della campagna cittadina Urban Seeds, con il fine di proporre un nuovo modello di città, attraverso la costruzione di una rete di cittadini e associazioni (tra cui vi era anche Legambiente) sui temi della cultura, degli spazi, della cittadinanza e dell’ambiente. Ci troviamo pertanto perfettamente in linea con quanto suggerito nelle tesi elaborate per il congresso di Legambiente, contenti di ricevere una nuova spinta per tracciare un percorso comune e condiviso.
Il verbo krino, da cui deriva la parola crisi, in greco significa scegliere, separare, valutare.
Stiamo vivendo da ormai diversi anni una crisi globale, che ha messo in ginocchio le economie occidentali, ma che allo stesso tempo ha innescato una serie di processi e cambiamenti che hanno portato a uno stile di vita maggiormente sostenibile. Molti cittadini hanno saputo scegliere, valutare e, attraverso molteplici vie, si sono avvicinati ad una maggiore presa di coscienza della situazione ambientale e climatica, tant’è che molti comportamenti “green” sono diventati di moda, dagli accessori riciclati all’alimentazione biologica.
Tuttavia, prendiamo atto dell’esistenza di una crisi anche a livello locale, dove risultano sempre più preoccupanti l’indifferenza, la scarsa lungimiranza e capacità delle istituzioni nell’attuare policy che affrontino in modo adeguato l’amministrazione del territorio in senso lato, in particolare nel contesto padovano.
Assistiamo in questo periodo a una preoccupante gestione degli spazi, sempre più di deriva privatistica, che va a intaccare molteplici dimensioni: da quella culturale a quelle sociale e ambientale. Il territorio viene considerato come contenitore da riempire, senza tener conto, né tanto meno implementare, le potenzialità che lo caratterizzano e senza dare il giusto peso all’intreccio di relazioni che lo costituiscono.
Ci riferiamo al valore che potrebbe avere il turismo e il patrimonio artistico-culturale della città, nascosto e cristallizzato ai soliti quattro monumenti che non rendono sufficientemente giustizia a tutti i gioielli che Padova potrebbe offrire; al sempre difficile scambio e interazione tra Università e città nella sua interezza; allo scarsissimo dialogo tra cittadini e istituzioni e al mancato ascolto delle loro necessità; all’applicazione di tariffe per l’utilizzo di spazi comunali, misura che va a ostacolare il diritto alla città dei suoi abitanti, non solo riducendo drasticamente la possibilità di fruire di spazi di alto valore storico, culturale e naturalistico, limitando l’iniziativa di coloro che quotidianamente li mantenevano vivi, ma privatizzando di fatto questi luoghi e relegandoli ad un uso non orientato al beneficio della comunità, bensì esclusivo ed escludente.
Fare rete in questi anni e in questo contesto si è dimostrato più una necessità che una scelta, unica e valida risposta alle carenze delle amministrazioni, ma tuttavia non soluzione sufficiente. Esempi lampanti su cui ci siamo impegnati sono stati il progetto di Innesti Urbani e le visite guidate di Urban Seeds, entrambi messi in atto da una molteplicità di attori e associazioni.
Innesti Urbani è stato in grado di utilizzare come strumenti l’arte e la cultura, rendendoli catalizzatori di nuove energie, al fine di donare nuova vita a un rione della città, quello di via del Santo e via San Francesco, che spesso viene percepito esclusivamente come fugace passaggio.
Le visite guidate di Urban Seeds invece hanno mantenuto stretto il legame con il territorio offrendo nuovi punti di vista su aree spesso stigmatizzate e considerate sterilmente degradate e unendovi la spinta della multiculturalità e dell’inclusione.
I risultati sono stati ottimi e inattesi, tuttavia la programmazione a lungo termine di questi progetti e delle reti che li hanno realizzati è stato ciò che ne ha limitato una maggiore efficacia. Ben venga quindi il fare rete, ma è necessaria l’implementazione della sua progettualità, individuando le singole competenze, prefiggendosi obiettivi comuni e costruendo delle forti basi da cui partire per costruire il valore aggiunto che scaturisce dalle relazioni tra territorio e società, facendo nostro un approccio olistico capace di integrare e connettere le dimensioni sociali, ambientali, culturali, politiche.
Come ASU mettiamo in campo tutte le nostre capacità e risorse, con la disponibilità a rispolverare assieme ciò che rappresenta e può rappresentare la rete di Urban Seeds o a partecipare alla creazione di altre nuove coesioni, sicuri della loro piena riuscita e grati per poter condividere ancora con voi un pezzo di cammino.
Teresa Ditadi, Presidente ASU
