Dalle caserme ai parchi: come continuare?

Marcia_Pace_PadovaUna approfondita analisi sulle difficoltà di incidere, in questa città, su questioni che attingono al bisogno di vivere meglio, in salute, con spazi adeguati, con spirito di solidarietà e tolleranza, senza perdere di vista la globalizzazione, ci porta a riflettere sulle due MARCE PER LA PACE (del 2014 e 2015) realizzate da un raggruppamento di associazioni sia pacifiste che ambientaliste.

Le due iniziative avevano l’obiettivo principale quello di coniugare il tema della riconversione di ex caserme in aree utili per la cittadinanza (siano esse atte a creare spazi sociali, culturali, ricreativi, estensione o costituzione di Parchi, sviluppo di una necessaria edilizia popolare e/o residenziale non speculativa).

La presenza a Padova di numerosi siti militari (caserme Prandina – Romagnoli – Barzon – Salomone – De Bertolini, il Palazzo Rinaldi, etcc..) dovrebbero offrire la possibilità, ad una “seria e attenta   Amministrazione Comunale”, di realizzare riconversioni veramente importanti.

Allo stato attuale invece le scelte Comunali sono rivolte fondamentalmente solo a fare cassa (con la prospettiva di parcheggi, centri commerciali, edilizia privata di lusso, strade di scorrimento, etcc..)

Siamo convinti che servano scelte di grande respiro, di lunghe prospettive per favorire una migliore qualità di vita in una città amata ed apprezzata.

Ma siamo stati capaci di esternare questo obiettivo così da farlo diventare di tutta la collettività? Aver attraversato le vie di Padova con striscioni e cartelli, ha attirato l’attenzione dei padovani sulla necessità di un cambiamento?

Il nocciolo della questione sta proprio in questo: riuscire a tradurre in concreto i concetti della Pace – solidarietà – nonviolenza – cooperazione in modo che diventino patrimonio di molti. Riuscire anche a legare questi temi a quelli della difesa dell’ambiente, dello sviluppo sociale/culturale ed educativo.

Per far questo, è necessario aggregare altri soggetti (associazioni, gruppi, realtà laiche e religiose) che operano in città formando coordinamenti o reti su temi precisi da perseguire nel tempo al fine di arrivare ad alcuni risultati, senza i quali non ci sono prospettive future.

Non è certamente facile in questo momento. Non è facile in questa città, dove ci sono centinaia di Associazioni, numerosissime iniziative, che spesso non comunicano tra loro, che non si ascoltano o che si ignorano. Ma dobbiamo provarci ed agire con forza, determinatezza, continuità, visibilità ed efficacia.

Le Associazioni pacifiste padovane (come MIR-Donne in Nero-ACS-Associazione per la Pace) lavorano molto spesso assieme sulle problematiche proprie dei pacifisti (diritti, solidarietà, nonviolenza) e collaborano con altre Associazioni che svolgono attività sui temi ambientali (vedi Legambiente), sull’educazione (le scuole), sull’immigrazione.

Non basta, perché ci accorgiamo che bisogna ricercare strumenti e risorse per lavorare più a lungo tra noi e con altri, su progetti a breve e lungo periodo.

Ci interroghiamo quali possono essere i motivi del “mancato successo”: se con alcune associazioni c’è veramente un “comune sentire”, forse con altre le distanze sono significative. Per esempio, poniamo la questione se parlare ancora di “sviluppo sostenibile” oppure assumere un paradigma diverso, quello che viene definito con lo slogan “decrescita felice”? Noi crediamo che il problema di fondo è il modello di sviluppo che va messo radicalmente in discussione.

Un altro motivo dell’insuccesso, è dovuto all’immediato esito positivo di una manifestazione che ci fa sentire soddisfatti dell’attività, ma non siamo in grado di dare continuità.

Allora che fare? Rafforzare i coordinamenti esistenti. Affrontare temi che non ci allontanino dai cittadini ma che devono comprendere come oggi siano prioritari: come accogliere i nuovi cittadini che arrivano da realtà difficili e in guerra; come sviluppare solidarietà verso chi è più emarginato ed ha diritto di vivere con dignità; come sviluppare la qualità della vita per tutti (in particolare per le giovani generazioni); come sviluppare economia e lavoro a fronte di spese inutili quali quelle per le spese militari

Riusciremo a superare il frazionamento dell’agire delle associazioni? Difficile dare una risposta sincera: ma almeno proviamo a muovere qualche passo in questa direzione.

 Claudio Carrara e Sergio Bergami – MIR; Gianna Benucci – Associazione per la Pace; Tatjana Bassanese – Associazione Cooperazione e Solidarietà