Una premessa è necessaria: il dibattito cittadino sul futuro della ZIP si è assopito. Associazioni, soggetti istituzionali, ZIP stessa ormai si tacciono. Questi appunti, forse, possono aggiungere qualcosa di significativo al ponderoso dibattito degli anni scorsi (scarica qui l’articolo completo di Pagnin, questa è una sintesi a cura di ecopolis, n.d.r.).
Le due principali argomentazioni, che useremo in questa nostra analisi, riflettono due visioni distinte comunque da mantenere ben presenti.
La prima: è la necessità di salvare un tessuto produttivo e di competenze scientifiche e tecnologiche in zona industriale.
La seconda: è legata all’esperienza che, come associazione, abbiamo svolto nella tutela dell’ultima area verde in zona industriale.
La zona industriale di Padova è gestita dal Consorzio Zona Industriale di Padova, un ente pubblico economico, fondato nel 1956, con l’obiettivo di fungere da “volano”, per l’economia del territorio, nell’offrire servizi atti a facilitare l’insediamento di imprese.
Per una serie di circostanze storiche ed economiche (vedi qui le analisi di Roverato) la ZIP da sempre è considerata un corpo estraneo alla città. I conflitti sociali, generati dagli espropri e dallo stravolgimento ripetuto dell’area, hanno causato ferite sociali, ambientali, economiche difficilmente sanabili.
Noi crediamo che la ZIP faccia invece parte a tutti gli effetti del tessuto urbano cittadino.
Purtroppo negli ultimi cinque anni ci siamo trovati a contare decine di capannoni abbandonati. Alcuni di essi sono diventati sede di attività che poco hanno a che fare con la missione della ZIP (pensiamo ai magazzini all’ingrosso cinesi, per esempio). Pur essendo la ZIP un’area adatta allo sviluppo industriale, ben infrastrutturata (malgrado il fallito collegamento con il porto di Venezia attraverso l’idrovia) il progressivo suo declino risulta sempre più evidente. In buona parte, crediamo, da imputarsi a situazioni esterne alla gestione dell’area.
Dal 2006 il dibattito sul futuro della zip è entrato anche in un percorso di Agenda 21 del comune di Padova (vedi qui il percorso).
Le ultime scelte della amministrazione comunale (risalenti ad aprile 2015) non vanno sicuramente nella direzione di un rilancio della ZIP. Il consiglio avrebbe già approvato la variante che dà spazio, all’interno dell’area industriale, a «locali per pubblici spettacoli, discoteche e sale gioco». Inoltre risultano modificate anche le destinazioni di aree e servizi, da dedicare al dettaglio, a chi possiede superfici fino a 2.500 mq (prima era 1.000). Causando così un’ulteriore inutile frammentazione
Per trovare nuove soluzioni bisognerebbe comunque partire da dei dati reali ed oggettivi :
1. Quanti sono effettivamente gli edifici e le aree vuote in ZIP ?
Crediamo che un censimento delle aree vuote sia indispensabile. La sensazione è che vi siano molte decine di ettari d’area non occupata e abbandonata al proprio destino.
2. Cosa vorremmo introdurre di nuovo in questa città ?
A noi viene in mente un progetto grandioso ma molto controverso: il nuovo Ospedale di Padova. Legambiente ha diffuso un documento approfondito (scarica qui) sull’iter di questa grande opera prevista per il territorio padovano.
Noi suggeriamo: perché non farla allora in Zona industriale di Padova? Ovviamente attraverso una soluzione a CONSUMO DI SUOLO ZERO.
La sfida sarebbe quella di concentrare in un unico punto tutte le aree vuote della Zip, renderle disponibili per la creazione del complesso ospedaliero, mentre il Consorzio ZIP potrebbe porre in gioco tutta la propria esperienza funzionando da “stazione appaltante”. Potremmo così avere attività ospedaliere ad alto contenuto tecnologico, ma di basso impatto ambientale. Si potrebbe convertire una serie di capannoni “ricondizionati” a formare un distretto tecnologico-sanitario senza paragoni in Italia.
Lo strumento amministrativo da utilizzare potrebbe essere la tanto citata STU (società di trasformazione urbana) per approfondimenti vedi qui.
Crediamo che ciò possa rappresentare uno dei pochi casi, nel nostro Paese, dove sia possibile trovare “terreno fertile” per una operazione di questo tipo (dati consorzio zip).
E’ un “territorio” che non possiamo abbandonare ad appetiti speculativi, che continuano a riprodurre e imporre modelli di sviluppo distruttivi per l’ambiente e le nostre vite.
Per questo motivo abbiamo accolto l’appello alla partecipazione al congresso cittadino, lanciato dagli amici di Legambiente Padova. Abbiamo aderito con entusiasmo convinti che solo lavorando assieme, in rete, si possa aumentare le possibilità di ottenere fattivi risultati concreti. Tali da rendere questa nostra città: “Una città a difesa di beni comuni più giusta, vivibile e sostenibile” .
Stefano Pagnin Circolo Wigwam IL PRESIDIO Camin (PD)
ps: per scoprire dov’è e come nasce Il Presidio, leggete questo articolo di Michele Lollo su “un piccolo esempio di economia alimentare, familiare e sociale, a impatto zero (o quasi)”
