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Maurizio_Lupi

Il nuovo disegno di legge presentato dal Ministro Lupi il 24 luglio 2014 si propone di sostituire la legge urbanistica del 1942, regolando l’azione dello Stato nelle materie di propria competenza e orientando l’azione di Regioni ed enti locali per le politiche territoriali concorrenti o a loro direttamente attribuite dal dettato costituzionale.

Il concetto di “governo del territorio” è senz’altro complesso ed investe molte discipline che oggi incidono sugli usi del suolo e sulle trasformazioni territoriali, come l’urbanistica, la pianificazione paesaggistica, la tutela dei beni storici e culturali, la salvaguardia idrogeologica, la protezione della natura e degli ecosistemi, la normativa antisismica, la tutela della salute, il benessere ed i diritti degli abitanti.

Leggi l’articolo completo QUI.

Le prime riserve arrivano già all’articolo 1, in cui si attribuisce alla proprietà immobiliare un ruolo predominante nell’elaborazione dei piani urbanistici, mentre sembra assente ogni diritto dei cittadini a partecipare ed avere voce in capitolo. Ciò è rilevante soprattutto dove, in un settore come l’edilizia, ci sono interessi economici forti e rischi di interferenze con la stessa amministrazione pubblica.

Più oltre, all’articolo 6, il concetto di “standard urbanistici” (ovvero i requisiti minimi di ogni realtà locale in termini di servizi collettivi) viene semplicemente soppresso, rinunciando ad ogni tentativo di correzioni e adeguamenti alla situazione attuale. Per fare un esempio, esistono oggi indicatori elaborati dalla Comunità europea e dall’ICLEI (sostenibilità ambientale, accessibilità ai servizi, salute, qualità paesaggistica…), che potevano essere coordinati agli standard urbanistici  per dare un riscontro dei reali effetti conseguiti da un punto di vista ambientale e di benessere degli abitanti.

L’articolo 7, relativo alla pianificazione edilizia, trascura l’importanza della pianificazione d’area vasta come nuova visione poli-centrica degli insediamenti urbani e delle loro necessità. Difficile infatti mettere un freno al consumo di suolo ed al crescere delle conurbazioni metropolitane se non mettendo da parte i singoli piani regolatori comunali e adottando nuovi strumenti a scala comprensoriale.

Di edilizia residenziale sociale si parla nell’articolo 18, ma non sembra di trovare ricette mirate a risolvere il problema abitativo. 700.000 domande inevase di case pubbliche e 3 milioni di famiglie in affitto a canone calmierato non sono intercettate dal mercato e dall’iniziativa privata (incentivata con fondi pubblici), che offrono alloggi ad un prezzo medio ben più alto di quanto possa permettersi chi ha bisogno.

Le stesse definizioni usate fanno pensare al passato: “rinnovo urbano” rischia di significare mera edificazione e speculazione, ottenuta grazie all’allentamento dei controlli e dei vincoli da parte del settore pubblico.

Governo del territorio” va continuamente a riferirsi alla gestione delle realtà urbanizzate o da urbanizzare, mentre è assente un punto di vista più ampio sugli arcipelaghi metropolitani, su un territorio rurale disseminato di capannoni e villettopoli, sulla dispersione insediativa ed il consumo di suolo, sulle attività agricole all’interno stesso del territorio urbanizzato.

Insomma, è un progetto di legge con la pretesa di definire nuovi fondamentali principi e nuove norme per l’urbanistica ed il “governo del territorio”, ma in realtà si presenta come un incoerente insieme di norme arretrate dal punto di vista della cultura urbanistica, delle direttive comunitarie europee e persino rispetto a recenti leggi urbanistiche regionali.

Trovi l’articolo completo QUI.

da un contributo di Sergio Lironi, Presidente onorario di Legambiente Padova

A cura di Lorenzo Marinelli, Redazione di Ecopolis

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