Il rinvio del blocco agli Euro 5 diesel secondo Legambiente è un colpo alla salute dei cittadini e un’occasione persa per il Veneto
Le Commissioni Ambiente e Trasporti della Camera hanno approvato l’emendamento al Decreto Legge Infrastrutture che consente di posticipare al 1° ottobre 2026 lo stop alla circolazione dei veicoli diesel Euro 5 (N1, N2 e N3) nelle aree urbane con più di 100.000 abitanti di Piemonte, Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna. La versione precedente del testo prevedeva l’ingresso in vigore della norma già dal prossimo 1° ottobre e coinvolgeva un parco auto maggiore, perché esteso a tutti i comuni con più di 30.00 abitanti.
Con una nota, Legambiente Veneto ha espresso forte preoccupazione per una decisione che, secondo l’associazione ambientalista, rappresenta un passo indietro significativo nella lotta all’inquinamento atmosferico.
Per avere un quadro più ampio del provvedimento, è fondamentale ricordare che la limitazione della circolazione per i veicoli Euro 5 diesel era stata stabilita fin dal 2017 nell’ambito dell’Accordo Antismog per il miglioramento della qualità dell’aria nel Bacino Padano, siglato dalle stesse Regioni interessate e dal Ministero dell’Ambiente. Questo accordo prevedeva un’estensione progressiva delle limitazioni, includendo gli Euro 5 entro il 1° ottobre 2025. Una data, peraltro, riconfermata anche dal Governo Meloni con il Decreto Legge n. 121 del 12 settembre 2023. Per questo, secondo Luigi Lazzaro, Presidente di Legambiente Veneto, la narrazione che vede l’Europa attraverso il Green Deal o addirittura gli ambientalisti, responsabili delle restrizioni alla circolazione dei veicoli più inquinanti risulta inaccettabile, considerato che sono invece frutto di accordi e pianificazioni ben definite a livello nazionale e regionale, dovute alla necessità di migliorare la qualità dell’aria, da decenni così pessima in Pianura Padana da causare migliaia di morti premature ogni anno e ingenti costi per la sanità pubblica. Lazzaro aggiunge inoltre che “chi canta vittoria per questo poco edificante emendamento sconfessa la politica regionale degli ultimi dieci anni, genera ulteriore confusione e soprattutto sbeffeggia e danneggia quei cittadini che fino ad oggi hanno rispettato i dettami di Regioni e Ministero, investendo risorse proprie per sostituire i veicoli più inquinanti“.
Non passa poi inosservato il “dettaglio” già citato della riduzione del bacino di estensione del provvedimento: nel contesto veneto, ciò significa che solo i capoluoghi di provincia, e nemmeno tutti, saranno coinvolti, lasciando escluse numerose realtà urbane che contribuiscono al problema dell’inquinamento. Una scelta che lascia stupefatta Legambiente perché denota una incomprensibile scarsa conoscenza della conformazione del territorio e dei flussi di spostamento della Pianura Padana. A ciò si aggiunge la possibilità per le Regioni di evitare il blocco se adottano misure compensative per ridurre le emissioni, una soluzione che secondo Legambiente, se non gestita correttamente rischia di generare un “Far West normativo”, con interventi disorganici e differenziati che non garantirebbero un approccio uniforme ed efficace alla qualità dell’aria nell’intero Bacino Padano.
Legambiente Veneto sottolinea come sia a rischio la salute dei cittadini, che in Italia già sconta circa 50.000 morti premature l’anno imputabili alla scarsa qualità dell’aria. Di fronte a questa emergenza, l’associazione del Cigno si sarebbe aspettata emendamenti per generare investimenti significativi per un trasporto pubblico efficiente e capillare e per sostenere famiglie e imprese nella transizione verso mezzi a zero emissioni, con incentivi concreti e accessibili. “Invece, conclude Lazzaro, si preferisce destinare ingenti risorse a progetti come il Ponte sullo Stretto di Messina, mentre le spese per la tutela della salute ricadono sui singoli. Chiediamo trasparenza e coerenza nelle politiche ambientali, per tutelare davvero la salute dei cittadini e non scaricare responsabilità che sono ben precise e che il Governo dovrebbe assumersi, senza permettere alla propria maggioranza di buttare la palla in tribuna.”
Redazione Ecopolis
