Restauri delle mura rinascimentali: luci e ombre

In città si sta realizzando un lungo percorso di recupero delle mura rinascimentali. Molti i cantieri attivati o pronti per aprire.

 

 

Un lungo percorso di recupero delle mura rinascimentali di Padova sta trovando attuazione, Sono molti i cantieri attivati o in procinto di partire.  Un insieme di interventi teso a dare concretezza a quell’idea di Parco delle Mura e delle Acque che trova, sempre più spesso, spazio nel dibattito pubblico cittadino dopo essere rimasta per decenni una prerogativa per specialisti della materia.

Gli attuali interventi trovano le loro radici nel 2015 quando l’allora Amministrazione comunale decise di fare proprio lo studio predisposto dal Comitato Mura di Padova quale strumento di lettura unitaria delle potenzialità insite nel sistema bastionato.

Questo passaggio consentì di avere uno strumento di base con cui potersi proporre per accedere ai fondi del cosiddetto Bando Periferie innescando il percorso tecnico e amministrativo, percorso non privo di momenti di suspense come quando, nel 2018, i fondi rischiarono di essere cancellati in molte città, ma che si sta concretizzando oggi. A queste ingenti risorse si è affiancata la Fondazione Cariparo e un successivo finanziamento statale, opportunamente colto dagli Uffici Tecnici, attraverso l’8 per mille dell’Irpef.

Il tratto su cui l’amministrazione ha scelto di convogliare le energie finanziarie ottenute è quello dal torrione della Gatta al ponte delle Gradelle di San Massimo, corrispondente al settore nord-est del sistema bastionato suddiviso in numerosi lotti. Una frammentazione che, forse, non è stata del tutto proficua dal punto di vista dell’omogeneità degli interventi.

Tra le opere quasi completate vi è il recupero dei giardini della Rotonda sul torrione della Gatta che ha permesso di liberare tutto viale della Rotonda dagli ingombranti sostegni del muro di contenimento cui seguirà un ripristino del giardino nato nel 1925. In via di conclusione anche il restauro del ponte delle Gradelle di San Massimo finalmente ripulito dalla vegetazione infestante che lo avvolgeva e dotato di una nuova pavimentazione che agevolerà la riattivazione della connessione tra l’area dell’ex macello novecentesco e la golena di San Massimo. Il grande semicerchio del Castelnuovo è stato dotato di un suggestivo camminamento sommitale, sicuro e di ridotto impatto sulla struttura, che permette la leggibilità del manufatto originario. Decisamente meno rispondente a questi criteri è stata, dal lato di via Ognissanti, la scelta per la scala di accesso in cemento armato ricoperta da un rivestimento in mattoni che invece avrebbe potuto essere realizzata continuando le modalità e materiali scelti per il camminamento.

Apparentemente poco appariscente, ma molto significativo, è stato l’intervento, già concluso, in via Giotto lì dove le mura non sembrano esserci più. Si è scelto di segnarne il tracciato, dopo preciso rilievo della sommità ritrovata, con una pavimentazione in “scorzoni” di trachite, differenziandola quindi dal nuovo percorso pedonale realizzato con materiali drenanti. Un insieme di scelte che potrebbe e dovrebbe diventare paradigmatico per altre situazioni simili lungo il circùito murario. Non si è invece realizzato il previsto tracciamento a terra della posizione di porta Codalunga e del suo ponte interamente ritrovati e indagati negli scavi del 2017. Un intervento che dovrà trovare una realizzazione successiva quale indispensabile elemento per far comprendere, fisicamente, il tracciato del fronte bastionato che qui ha una delle maggiori lacune.

Importantissimo risultato è stato quello di rendere nuovamente accessibili (per ora solo per ragioni di sicurezza e non per il pubblico) i magnifici ed integri spazi sotterranei del torrione dell’Arena in attesa di poter provvedere ad un percorso d’ingresso attraverso l’attuale giardino del primo Novecento. Sul versante esterno di questo bastione molto opportunamente si è scelto di abbassare una porzione del terreno golenale esterno per rimettere in vista parzialmente l’originaria imponenza delle mura che oggi, è sempre bene ricordarlo, sono in vari tratti in parte sepolte. Purtroppo, la risalita delle acque del Piovego non ha permesso di ridurre il livello fino a mantenere in vista le cannoniere del torrione.

Praticamente concluso è anche l’intervento al bastion piccolo con la sistemazione della casamatta ipogea e della galleria di accesso originaria. Per ora, il luogo resterà accessibile solo dal camino di sfiato per l’artiglieria e non dal percorso sotterraneo che oggi interseca le fondamenta dell’edificio novecentesco che ospita il Museo universitario di Fisica. La piccola mezzaluna di via Loredan è stata restaurata esternamente, ma diversamente da quanto fatto all’Arena, qui il terreno all’esterno non è stato ribassato, seppur sia stata creata la fascia di drenaggio esterno utile ad allontanare l’umidità dalla struttura. Risulta, quindi, indispensabile arrivare a definire criteri omogenei d’intervento e nel caso specifico, come già richiesto, intervenire nuovamente per consentire la massima visibilità della struttura fortificata, possibilmente, proprio fino al livello delle cannoniere laterali.

Per quanto riguarda i tratti di cortina rettilinei vi sono diversi cantieri attivi ad ovest di porta Ognissanti ed altri ne seguiranno nella parte ad est, valorizzando il rettilineo acqueo del Portello.

Nella zona tra il bastione dell’Arena e il ponte Milani, che unisce piazzale Boschetti con via Porciglia, il recupero delle mura si interseca con la trasformazione dell’ex parcheggio-stazione delle corriere. L’Amministrazione ha scelto di confermare la realizzazione di una passerella tra le due sponde del Piovego di cui non sembrava esserci una particolare necessità e per la quale sarebbe stato meglio prevedere una diversa forma di appoggio dal lato dei giardini che consentisse e anzi favorisse la rimozione della grande rampa in terra che copre un tratto di cortina ben conservato. In questo caso un malinteso senso di rispetto per le mura ha generato l’effetto perverso di non toccare effettivamente le mura (cosa invece possibile con garbo come fatto per la passerella Balbino del Nunzio poco più avanti) lasciandone però un tratto nascosto. Poco oltre, nella zona tra dove poggerà la passerella e il ponte attuale è stata fatta la scelta meno condivisibile tra tutti gli interventi in corso. Qui, alla base della cortina muraria, si è accumulato un deposito di sedimento fluviale di qualche metro che non esisteva in origine in quanto l’acqua toccava le cortine murarie integrandosi nel complesso delle opere che costituivano il sistema bastionato.

Dove questi depositi non sono andati a costituire golene oggi utili per la fruizione delle mura, è necessaria la loro rimozione per ripristinare il contatto mura-acque come opportunamente fatto negli anni ’90 ai lati di porta Ognissanti. Purtroppo qui si è invece scelto il mantenimento della fascia di terreno pur regolarizzandone e abbassandone lievemente (ma non a sufficienza) la sommità, creando così una sorta di camminamento al piede delle mura, mai previsto ed esistito. Inoltre si è scelto, erroneamente, di consolidare questo margine con una palificata che risulta incongrua dal punto di vista naturalistico e di ostacolo ad eventuali futuri e più corretti interventi su quell’area. Il passaggio così generato potrà essere utile per la manutenzione della cortina muraria – che ci si aspetta quindi sia sempre mantenuta in perfetto stato – ma rappresenterà un ottimale substrato per la crescita di nuova vegetazione.

Resta infine da dire dei lavori in corso al baluardo Moro II, uno dei più sconosciuti alla cittadinanza, dove l’intervento prevede una sistemazione a verde della sommità e la possibilità di ospitare manifestazioni all’aperto nelle due piazza basse interne programmando iniziative culturali a beneficio della cittadinanza, in primis quella che lì vicino vive, per restituire uno dei tanti luoghi del Parco delle Mura alla quotidianità dei cittadini.

Infine, è necessario menzionare quei lavori già progettati e finanziati che arriveranno nei prossimi mesi.

L’illuminazione dell’intero circuito murario sarà fondamentale per rimettere bastioni e porte sotto lo sguardo costante dei cittadini, anche nelle zone ancora da sistemare.

Per ultimo quello che è forse il più delicato tra i prossimi interventi: il restauro del bastione Impossibile. Da un lato per la situazione di parziale crollo della struttura determinato dal minamento francese del 1801 che si presenta in tutta la sua evidenza da via Bronzetti e dall’altro per i danni inflitti dal bombardamento dell’8 febbraio 1944 quando la struttura interna, adibita a rifugio, fu colpita provocando circa 200 vittime. Un luogo che non è quindi solo un elemento nodale del fronte bastionato, ma anche il memoriale di una tragedia ancora molto sentita dagli abitanti della zona. Un tipico esempio di quello straordinario palinsesto di Storia e storie che sono le Mura di Padova.

Questa carrellata sugli interventi in corso evidenzia come finalmente si sia iniziato un percorso di ampio respiro, ma esistano ancora questioni da risolvere riguardo ai criteri uniformatori e ai principi per orientare un lavoro di enorme complessità per la varietà delle situazioni da trattare.

Opportunità e temi che richiedono un approccio multidisciplinare a cui l’Amministrazione ha cercato di rispondere con l’istituzione di un “Gruppo di Progetto Intersettoriale per il Parco delle Mura” che vede la partecipazione organica, stabile e gratuita del Comitato Mura di Padova, ma che ancora stenta a trovare un’operatività concreta.

Fabio Bordignon, Segretario Comitato Mura di Padova