Villa Breda, un patrimonio da salvare

La petizione on-line di Viviamo Villa Breda chiede interventi per la salvaguardia e valorizzazione di un bene prezioso per Padova. 

 

A Ponte di Brenta, alle porte della città, oltrepassato il ponte sul fiume, si intravede una maestosa villa, seminascosta agli sguardi dei pochi passanti e dei moltissimi automobilisti. È Villa Breda, un palazzo importante per la storia della città e dello sviluppo economico dell’Italia dell’Ottocento.

Pochi, purtroppo, sanno dello straordinario valore ambientale e paesaggistico di questo luogo, a partire già dal tempo in cui  il fiume Brenta attraversava  sinuoso il centro del paese e proprio

la grande ansa ha permesso ai nobili veneziani Contarini verso la metà del 1600 di avere un facile approdo con le barche nell’ameno luogo che avevano scelto per costruire la villa, sede di villeggiatura di campagna, come d’uso tra i nobili.

Attraverso il cancello  intravediamo un “triste” busto del padrone di casa, ormai dimenticato in mezzo ad un’aiuola.  Appena entrati un’oasi di verde e di pace ci accoglie: un delizioso giardinetto all’italiana con vialetti di bosso, circondato da maestosi carpini, abbellito con statue in pietra di forme bizzarre ed esotiche, opera di Giovanni Bonazza, scultore del 700.

Un lungo maestoso viale si allunga davanti alla villa, impreziosito ancora da statue della stessa foggia. Lo sguardo si perde in fondo al viale,  lasciando intravedere in lontananza un grande parco romantico con maestosi secolari alberi, oasi naturalistica di straordinaria bellezza, ora non visitabile per incredibili decisioni.

Dopo la proprietà Contarini, la villa venne acquistata nel 1859 da Vincenzo Stefano Breda.  Il restauro venne curato dal grande architetto Antonio Caregaro Negrin di Vicenza che, pur mantenendo la pianta della villa veneta, seppe trasformarla con caratteristiche eclettiche, secondo le linee architettoniche e decorative dell’800.

La parte centrale si innalza a triangolo con la statua di Galileo con quattro muse ai lati per  rappresentare  la scienza, la tecnica e l’arte, le grandi passioni dell’illustre proprietario.

All’interno, Vincenzo Stefano Breda e la consorte Rosa Zannini sembrano attenderci nella sala centrale, egregiamente dipinti in due grandi oli, dal pittore Giulio Cesare Ferrari di Bologna.

La villa è stata dichiarata Museo Regionale per l’alto valore delle opere esposte: quadri, suppellettili, mobili e documenti importanti per la storia italiana.

Chi era l’illustre proprietario, che ha eletto come sua dimora questa pregevole villa?

Vincenzo Stefano Breda nacque a Limena (Padova) il 30 aprile 1825.

Nel 1847, ottenne la laurea presso la Scuola di Applicazione per Ingegneri, facoltà di Matematica, presso l’Imperial Regia Università di Padova. A soli 29 anni assunse l’impegno di costruire in proprio le ferrovie dell’Italia Centrale. È l’inizio della sua attività imprenditoriale.

Nel 1866, con l’annessione del Veneto all’Italia, per le alte qualità manifestate venne eletto prima Deputato, poi Senatore del Regno d’Italia e rimarrà per tutta la sua vita.

Per favorire il progresso della nazione, appena formata, nel 1872 fondò la Società Veneta di Costruzioni Pubbliche, che lo porterà alla realizzazione di grandi opere e che lo renderà pioniere e protagonista dell’industria del nostro paese.

Progettò e costruì in Italia ed, anche, all’estero opere importantissime: ferrovie, tramvie, strade, ponti e gallerie, acquedotti, edifici pubblici e privati.

Nel 1884 fondò lo stabilimento siderurgico “Società degli altiforni, fonderie ed acciaierie di Terni ”. 

Uomo di straordinaria personalità e capacità, dotato di ammirabile larghezza di vedute, era profondamente appassionato di cavalli. Come allevatore, il primo impegno fu di dare al Paese cavalli forti e sani, perché l’esercito ne aveva bisogno. Successivamente,  produsse  ed allevò  la razza Breda del trottatore Italiano e la sua scuderia divenne  protagonista nel mondo dell’ippica.

Morì all’alba del 4 gennaio 1903 nella sua villa di Ponte di Brenta.

L’associazione Viviamo Villa Breda che da dieci anni si occupa della valorizzazione e salvaguardia del sito ha lanciato una petizione on line dei cittadini padovani (qui disponibile).  

Così troviamo scritto nel  testamento di Vincenzo Stefano Breda:

“Avendomi  l’esperienza dimostrato come le fortune create coll’onesto lavoro vadano spesso disperse (…) ho pensato di lasciare molta parte delle mie sostanze ad un ente morale…”

Il 2 febbraio 1905 il Regio Decreto di S. M. Vittorio Emanuele III sanciva l’istituzione dell’Ente Morale “Fondazione Vincenzo Stefano Breda “.

Con le sue volontà testamentarie, il Senatore aveva lasciato gran parte del suo cospicuo patrimonio alla comunità Padovana.

Ora La Pia Fondazione Breda, che ha governato questo patrimonio per oltre un secolo, a causa di una dissennata gestione, purtroppo senza colpevoli per prescrizione dei termini, è oggi commissariata e i beni immobiliari sono in liquidazione.

Come Associazione e come cittadini rivolgiamo, perciò, al Sindaco Sergio Giordani la richiesta di istituire un tavolo di lavoro per salvaguardare il destino di Villa Breda e per elaborare strategie concrete di sviluppo e di valorizzazione per questo bene storico, artistico ed ambientale tanto importante, che porterebbe notevole vantaggio anche a questo territorio periferico, ora tanto degradato,  lavorando  in sinergia con gli organi di tutela, come la Soprintendenza, e qualificati rappresentanti delle realtà educative, professionali e culturali della città per rendere attivo e vitale il complesso di Ponte di Brenta, per conservarlo e a tramandarlo intatto alle prossime generazioni.

Lucia Barbato, Associazione Viviamo Villa Breda