Gli esperti dell’ECHA confermano che i rischi dei PFAS non sono sotto controllo, sostenendo una restrizione universale in Europa per proteggere ambiente e salute
L’Agenzia europea per le sostanze chimiche (ECHA) ha compiuto un passo decisivo verso la regolamentazione della sicurezza chimica continentale pubblicando i pareri ufficiali dei suoi comitati scientifici sulla proposta di restrizione universale delle PFAS. Questo vasto gruppo, che comprende oltre 10.000 sostanze estremamente persistenti note come “sostanze chimiche eterne”, è al centro di una strategia normativa senza precedenti. L’obiettivo primario è ridurre drasticamente le emissioni di PFAS nell’ambiente per rendere i prodotti di consumo e i processi industriali più sicuri per la salute umana. Dopo un triennio di valutazioni scientifiche, il quadro che emerge dalle conclusioni degli esperti è estremamente netto: il rischio rappresentato dalle sostanze PFAS non è attualmente controllato in modo sufficiente. Tale constatazione supporta la limitazione di queste sostanze ai sensi del regolamento REACH come l’azione più appropriata a livello europeo per affrontare i rischi sistemici per l’ambiente e la salute. Entrambi i comitati di esperti concordano sulla necessità dell’intervento, definendo la restrizione proposta come una misura attuabile e gestibile, nonostante la complessità tecnica della materia.
Nello specifico, il Comitato di valutazione del rischio (RAC) ha adottato il suo parere definitivo basandosi sull’analisi di quindici utilizzi specifici. Secondo gli esperti, la classificazione dei PFAS in gruppi è scientificamente giustificata e permette di regolamentare queste sostanze collettivamente, includendo fluoropolimeri e gas fluorurati, invece di procedere con singole valutazioni per ogni variante. Il punto di maggiore criticità risiede nel fatto che tutte le sostanze PFAS sono considerate pericolose a causa della loro estrema persistenza, unita a proprietà di mobilità, bioaccumulo e tossicità. Gli scienziati hanno ribadito che non esistono livelli di emissione considerabili “sicuri”: ogni rilascio contribuisce all’accumulo dei rischi. Per questa ragione, il RAC sostiene una limitazione rigorosa della produzione, dell’uso e della vendita, raccomandando il minor numero possibile di deroghe temporanee. Questa visione è condivisa dalle ONG ambientaliste, che spingono per l’eliminazione graduale di tutti gli usi non essenziali per non indebolire l’incentivo industriale alla ricerca di alternative sostenibili.
Parallelamente, il Comitato di analisi socioeconomica (SEAC) ha confermato che la restrizione europea è la misura più idonea, pur evidenziando la necessità di dati più precisi per stabilire periodi di transizione proporzionati. La carenza di dati forniti finora dal settore produttivo ha creato incertezze sulla disponibilità di alternative e sui costi reali dell’eliminazione graduale. Le ONG esortano però i responsabili politici a non permettere che queste lacune diventino un pretesto per ritardare l’azione, penalizzando le aziende che hanno già investito in soluzioni sicure. Il percorso prevede ora una nuova consultazione pubblica, con l’obiettivo di adottare un parere definitivo entro la fine del 2026. Una volta conclusa la valutazione dell’ECHA, i pareri saranno trasmessi alla Commissione Europea per la stesura della proposta legislativa finale, definendo così il futuro della gestione chimica in Europa.
Leggi l’articolo completo su New Leaf
Redazione Ecopolis
