LA LEGALITÀ NON È UN’OPINIONE

Processo PFAS, le arringhe della difesa, scoperto del falso Made in Italy, sequestrate medicine illegali e sanzioni dei Nas nel padovano

 

Di seguito il Rapporto sulla Legalità della CGIL Veneto di aprile, sezione ambiente, con un occhio di riguardo” su Padova:

Continua il Processo PFAS in Corte dAssise a Vicenza. L’udienza in Corte d’Assise del 3 aprile 2025, che ha dato avvio alle arringhe difensive dei 15 imputati, ha visto la lunga requisitoria dei legali dei vertici Mitsubishi imputati a processo. Gli avvocati hanno sostenuto, con una dettagliata ricostruzione storica, che le responsabilità della contaminazione sono interamente attribuibili alla RIMAR. Mitsubishi, prima con ENI (dal 1988 al 1996) e poi da sola (dal 1996 al 2009), ha sempre investito in presidi ambientali e nella manutenzione del sito produttivo MITENI. La multinazionale giapponese ha ereditato un sito già contaminato, e le bonifiche spettavano ai precedenti proprietari, gli inquinatori. Mancano certezze che possano portare a condanne, come dimostrano le numerose contraddizioni emerse durante le udienze sia dell’accusa sia delle parti civili. La contaminazione dei suoli è una situazione storica, basti pensare che per decenni si è scaricato senza alcuna precauzione direttamente nel torrente Poscola e il materiale inquinante era tenuto all’aperto. La vendita della società Miteni Spa a ICIG nel 2009 rispondeva a una crisi produttiva e di mercato, non a una volontà di abbandonare l’attività.

Nella seconda udienza dedicata alla difesa Mitsubishi, il 10 aprile 2025, i legali hanno affermato che manca il nesso di causalità tra le sostanze e le cardiopatie e i tumori. In definitiva, hanno richiesto l’assoluzione per i quattro imputati da loro difesi, sostenendo che non c’è prova che i PFAS siano dannosi, come confermato anche dal registro tumori del Veneto relativamente ai tumori al testicolo e ai reni.

L’udienza del 16 aprile 2025 ha visto l’intervento della difesa di due amministratori dirigenti di ICIG imputati per disastro ambientale. La difesa ha sottolineato che tutti erano a conoscenza dei PFAS, ma non esistevano limiti; nel 2009, anno della cessione della Miteni da Mitsubishi, non si conosceva la contaminazione del sito e tutta la documentazione trasmessa dal venditore era conforme alla direttiva Seveso. L’acquisto del sito produttivo per 1 euro rifletteva il valore di mercato, dato che non abbiamo mai avuto utili di bilancio. Non siamo scappati nel 2013 né successivamente, poiché siamo impegnati con ingenti somme per la messa in sicurezza del sito.

I legali dei manager e di ICIG sono intervenuti nell’udienza del 24 aprile 2025, sostenendo che i loro clienti devono essere assolti. La difesa degli imputati tedeschi ha insistito sulla spesa milionaria in corso per la messa in sicurezza del sito, affermando che la situazione non è più allarmante e che i dati sono ormai in linea con quelli europei. Hanno inoltre contestato le richieste di risarcimento delle parti civili, ritenendole generiche, confuse e forfettarie. Infine, hanno fatto notare che ora intorno allo stabilimento ci sono 50 pozzi di emungimento dell’acqua con oltre 100 punti di monitoraggio, una situazione molto diversa da quella descritta dalle parti civili.

L’udienza del 30 aprile 2025 ha visto le difese dei quattro dirigenti di Miteni Spa impegnarsi a illustrare, con la citazione di numerosi episodi, la richiesta di assoluzione dei loro clienti, sostenendo che avevano solo un ruolo operativo e non direzionale. Siamo ormai verso la fine delle udienze e del processo di primo grado a rito ordinario. Nel mese di maggio 2025 avremo le requisitorie dei PM, eventuali dichiarazioni spontanee degli imputati, le memorie delle difese e la sentenza.

Falso made in Italy a Venezia. Unoperazione della Guardia di Finanza di Venezia ha portato a 6 persone denunciate, 500mila capi di abbigliamento e accessori sequestrati, e alla scoperta di una fabbrica del falso made in Italy a Sesto Fiorentino (FI), che riforniva un negozio di articoli cinesi in campo San Luca a Venezia. Il sequestro di 227 capi di abbigliamento falsi nel negozio di Venezia a gennaio 2025, ha permesso di risalire alla filiera produttiva e infine alla grossa frode commerciale produttiva. Oltre 105 i file usati per la produzione delle etichette false.

Maxi sequestro al porto di Venezia di 900mila medicinali illegali. La Guardia di Finanza di Venezia, con la collaborazione dellagenzia delle Dogane, ha fatto aprire un container (4 bancali) al porto di Fusina (VE) proveniente dalla Grecia per effettuare un controllo. Sul fondo erano nascosti medicinali di origine asiatica imballati con cellophane nero, senza certificazione obbligatoria e autorizzazione delle autorità sanitarie. Si tratta di farmaci ad uso urologico (un milione di dosi di Kamagra, la versione indiana del Viagra) del valore commerciale di 2,3 milioni di euro. Il Kamagra era destinato alla vendita illegale on line. Disposto il sequestro del carico.

Controlli dei NAS dei Carabinieri di Padova in occasione delle feste di aprile, bloccate 9 licenze e sanzioni. I NAS dei Carabinieri hanno passato al setaccio vari forni, pasticcerie e ristoranti della provincia di Padova in occasione delle festività pasquali. Sono stati controllati 132 esercizi, emesse sanzioni per 89mila euro, 350 chili di alimenti da distruggere e 9 licenze sospese per gravi carenze igienico-sanitarie (alimenti non tracciati o senza etichettatura, ambienti sporchi, piani Haccp inesistenti o inadeguati). In occasione delle festività del 25 aprile, ci sono state altre denunce e azioni (multe per 15mila euro e 100 chili di alimenti sequestrati). Disposta la chiusura di un ristorante a Teolo.

Tratto dal Rapporto mensile sulla legalità in Veneto redatto da Ilario Simonaggio, responsabile Osservatorio Legalità CGIL Veneto. Per chi volesse leggere la versione completa, il Rapporto sulla legalità è pubblicato sul portale della CGIL Veneto, nellOsservatorio sulla Legalità del Consiglio Regionale Veneto nonché sul sito dei quotidiani NEM nello spazio riservato agli abbonati. Fonte del Rapporto sono i media locali e le ordinanze di custodia nei casi di associazioni criminali.

Redazione Ecopolis