In Veneto la psichiatria è fragile

La situazione della psichiatria a Padova è sempre più difficile: aumentano le rette, chiudono i reparti e si cancellano le équipe.

 

 

Sono un iscritto a “PSICHE 2000”, associazione di familiari di persone con difficoltà psichiche che si incontrano e cercano di affrontare insieme le difficoltà del percorso di cura dei propri familiari.

La situazione della sanità mentale a Padova rivela un progressivo disinvestimento  da parte dell’Ulss 6  che riflette  gli indirizzi della sanità della Regione Veneto. La riforma della Sanità del Veneto con l’accorpamento delle Ulss in vaste aree ha portato all’impoverimento della sanità in generale con la dispersione di storie , collegamenti, continuità e specificità territoriali.
La psichiatria è stata resa più fragile. Il provvedimento più difficoltoso  per le persone con difficoltà psichiche e i familiari è stato adottato da gennaio 2021 che ha fatto aumentare di circa il 50% le rette per coloro che nel proseguimento della terapia sono ospitati nelle  strutture residenziali o appartamenti con gestione semi autonoma e poi autonoma; a seconda della singola struttura si passa da  400 o 500 euro a 700, 800 o  anche 900 euro al mese.

Contemporaneamente l’Ulss 6 ha progressivamente depotenziato il personale:  infermieri, psichiatri, assistenti sociali  che operavano all’interno di strutture di riabilitazione, in genere gestite da cooperative dove il personale addetto era per il 50% dipendente dalla  cooperativa e il 50% dipendente dall’Ulss.

In una di queste strutture è stato tolto tutto il personale dipendente dell’Ulss  composto da: 8 infermieri, lo psichiatra e l’assistente sociale nonché una persona di coordinamento tra la cooperativa e Ulss. La cooperativa ha dovuto  cercare personale sostitutivo in un periodo di carenza di personale sanitario, perché tutto impegnato nella emergenza Covid. Questa struttura aveva una equipe che si era formata nei  20 anni  della sua esistenza  e aveva maturato  un coordinamento che ne aveva fatto un fiore all’occhiello della sanità mentale di Padova e ora si trova a dover iniziare daccapo il lavoro di formazione del nuovo personale e purtroppo non si trova personale infermieristico con una preparazione specifica nel campo della salute mentale. Inoltre alla cooperativa non è stato dato il tempo di un necessario affiancamento del nuovo personale con il personale in uscita. Tutto questo a danno degli ospiti in terapia che aggiungono  al dolore del proprio disagio il disorientamento degli operatori che faticano a trovare gli strumenti  per sostenere i vari momenti del difficilissimo percorso di riabilitazione degli utenti.

Questo è solo un esempio delle situazioni di disagio che si stanno creando nell’Ulss 6 dove il reparto di psichiatria 3 dell’ospedale civile di Padova è stato chiuso per necessari lavori di restauro e non si conoscono i tempi di una futura riapertura. Gli altri due reparti si trovano presso l’ospedale S. Antonio, ma già 3 erano insufficienti per tutta l’Ulss 6 .
Da qualche settimana è stato chiuso anche un centro diurno al padiglione 6 dell’Ospedale ai Colli, sempre per necessaria ristrutturazione. Questo centro  diretto da 17 anni dalla dottoressa Ferilli, frequentato da circa 40 utenti con difficoltà psichiche, svolgeva attività ricreative e socio riabilitative; era una realtà molto apprezzata da utenti e famiglie, ma si chiude una struttura che funzionava con personale con anni di lavoro, con esperienza  e formazione, senza che si apra nulla di nuovo.

Medici e famiglie insorgono e chiedono soluzioni che non si vedono anche perché la Regione Veneto investe nella psichiatria  dal 2,5% al 3% della sanità pubblica quando varie normative prevedono che l’investimento arrivi al 5%.

Per chi lo desiderasse è possibile contattare l’associazione PSICHE 2000 che ha un gruppo a Camposampiero, uno a Padova e uno a Piove di Sacco. Tel: 338 1439468; mail. info@psiche2000.it

Gabriele Benetazzo, associazione PSICHE 2000

foto: andreatosatophotographer