Romagnoli si cambia e allora chiediamo al Comune di attivarsi per individuare al più presto possibili finanziamenti pubblici per la realizzazione del nuovo parco a Chiesanuova
Il mese di ottobre del 2025 segna un momento di svolta per le sorti dell’ex caserma Romagnoli a Padova, area di proprietà dello Stato dismessa dall’esercito nel 2009 in seguito alla fine della leva obbligatoria e da allora completamente abbandonata. L’ex caserma nelle scorse settimane è stata infatti acquistata da una società che prevede di realizzarvi un complesso di social housing e alloggi per studenti e che dovrà cedere la maggior parte dell’area al Comune per la realizzazione un grande parco urbano che andrà ad ampliare l’attuale parco Brentella a Chiesanuova.
Sembra così prendere corpo la previsione urbanistica di rigenerazione dell’area introdotta dieci anni fa dall’allora sindaco Bitonci e ripresa nel 2023 dal sindaco Giordani, che prevedeva una riduzione della cubatura dai 125mila mc esistenti a 75mila mc di nuove costruzioni e la contestuale cessione al Comune di due terzi dell’area. In particolare, l’indicazione di destinare prioritariamente a parco l’area acquisita dal Comune, come previsto del Piano degli Interventi del 2023, consentiva di ottenere un saldo di più di 3 ettari di superficie rinaturalizzata, utile a compensare l’alto tasso di cementificazione di cui soffre la nostra città, al primo posto in Veneto per percentuale di suolo consumato.
Successivamente la variante Romagnoli adottata nel maggio 2024 e approvata nei giorni scorsi, ha ridotto dal 30 al 15% la superficie di concentrazione edilizia per le nuove edificazioni nell’ex caserma, ricavando così ulteriori 2 ettari da destinare al parco di Chiesanuova e ha introdotto la possibilità di esproprio dell’area da parte del Comune. Questa variante, infatti, nasceva con l’obiettivo dichiarato di sbloccare la rigenerazione della Romagnoli ferma da troppo tempo e di compensare così il consumo di suolo concesso dall’Amministrazione comunale, sempre nel maggio del 2024, con il nuovo hub logistico dei supermercati Alì a Granze di Camin. Nella delibera di approvazione dell’hub logistico, infatti, è previsto che, con il cambio di destinazione d’uso dei terreni agricoli divenuti edificabili, Alì guadagni un plusvalore fondiario di circa 11 milioni di euro, ne versi al Comune 7.5, e che il Comune ne utilizzi 5.5 per espropriare la Romagnoli avviando così la rigenerazione dell’area.
Ora che l’ex caserma è stata acquisita da una società privata che cederà gratuitamente i terreni da destinare a parco, non serviranno più i soldi di Alì per espropriare l’area. Ed è una fortuna, perché quei denari sono attualmente congelati in attesa dell’esito dei ricorsi al TAR contro l’hub logistico, uno dei quali ha appena ottenuto la sospensiva dei lavori da parte del Consiglio di Stato.
Visto che esiste la possibilità di ottenere dei finanziamenti per la realizzazione dei parchi, come è stato fatto ad esempio per l’ex caserma Prandina di corso Milano, chiediamo al Comune di attivarsi per individuare al più presto possibili finanziamenti pubblici per la realizzazione del nuovo parco a Chiesanuova. Suggeriamo inoltre che la consegna dei terreni bonificati su cui realizzare la nuova area verde, avvenga come primo step del percorso di rigenerazione e non dopo la realizzazione delle nuove cubature.
Come abbiamo denunciato più volte inoltre poichè la rigenerazione dell’ex caserma Romagnoli compensa solo la metà del suolo che verrebbe eventualmente consumato a Granze di Camin, se dopo i ricorsi al TAR i soldi di Alì saranno ancora disponibili, crediamo che il Comune dovrebbe utilizzarli per opere di rinaturalizzazione del suolo da realizzarsi prioritariamente nel quadrante est della città e nella Zona Industriale, dove ricadono gli impatti dell’hub logistico di Alì.
Utilizzare in altro modo quelle risorse, ad esempio per attrezzare il parco di Chiesanuova o per interventi di altro tipo, significherebbe replicare un modello già ampiamente usato nel passato, dove il suolo veniva utilizzato come bancomat, da cui ricavare soldi per opere pubbliche in cambio della sua cementificazione. Un modello che ci ha portato ad avere un primato sul consumo di suolo davvero poco invidiabile per le conseguenze che comporta sul fronte degli allagamenti, delle ondate di calore, della perdita di biodiversità e di risorse ecosistemiche.
Legambiente Padova
