Lo Stato che non provvede a contrastare il cambiamento climatico è colpevole: a dirlo la Corte Internazionale di Giustizia
Un luglio importante per il Diritto ambientale e l’esercizio della democrazia da parte dei cittadini. Lunedì 21 luglio la Corte di Cassazione ha stabilito che per difendere i diritti dei cittadini anche in Italia si possono istruire le cause climatiche contro aziende private. Le Sezioni Unite della Corte di Cassazione hanno dato ragione a Greenpeace Italia, ReCommon e 12 cittadine e cittadini che avevano fatto ricorso dopo aver intentato causa civile nel maggio 2023 per i danni subiti o futuri derivanti dai cambiamenti climatici, contro il colosso Eni e i suoi azionisti di maggioranza relativa: il ministero dell’Economia e delle Finanze e la Cassa Depositi e Prestiti.
Due giorni dopo, il 23 luglio, la Corte Internazionale di Giustizia dell’Aia ha pubblicato il parere consultivo sugli obblighi degli Stati in materia di cambiamento climatico. che prevede l’obbligo degli Stati di adoperarsi per mantenere la temperatura media del pianeta entro 1,5°C rispetto al periodo preindustriale. Il parere consultivo è stato emesso in seguito a una richiesta nel 2019 degli studenti dell’arcipelago di Vanuatu, nel Pacifico Meridionale, e sostenuto dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite: «Una vittoria per il nostro pianeta, per la giustizia climatica e per il potere dei giovani di fare la differenza», ha dichiarato il Segretario Generale dell’ONU Antonio Guterres.
Oltre agli obblighi derivanti dai trattati, la Corte ha riconosciuto l’esistenza di obblighi consuetudinari in materia di cambiamento climatico: gli Stati devono garantire la protezione del clima e dell’ambiente dalle emissioni di gas serra, attivandosi per prevenire danni ambientali significativi e lo Stato che non provvede a contrastare il cambiamento climatico è colpevole perché la violazione da parte di uno Stato di uno degli obblighi sul clima costituisce «un atto illecito internazionale che comporta la responsabilità di tale Stato. Lo Stato responsabile è tenuto a rispettare l’obbligo violato. Le conseguenze giuridiche derivanti dalla commissione di un atto illecito internazionale possono comprendere gli obblighi di cessazione delle azioni od omissioni illecite, se queste sono continuative» afferma il parere rilasciato dalla Corte.
Il cambiamento climatico rappresenta “una minaccia urgente ed esistenziale” le cui conseguenze sono gravi e incidono sia sugli ecosistemi naturali che sulle popolazioni umane. Il parere della Corte delle Nazioni Unite non è vincolante ma può incidere sull’evoluzione della giustizia climatica.
Il “clima” sta cambiando e ne siamo tutti responsabili.
Redazione Ecopolis
