“Ho detto che lo avrei fatto, e l’ho fatto!”. Così Emma Gatewood tornata a casa dopo sei mesi e 3300 chilometri nelle gambe”
Un giorno del 1955 Emma “Grandma” Gatewood, a sessantasette anni, madre di undici figli e ormai nonna di ventitré nipoti, disse ai figli che usciva per camminare. Ritornò a casa sei mesi più tardi, dopo aver percorso 3300 chilometri a piedi attraverso gli Stati Uniti lungo l’Appalachian Trail, il più lungo sentiero ininterrotto al mondo.
Aveva “la bocca piena di denti finti e calli grossi come biglie sulle dita dei piedi”, un paio di scarpe di tela, 200 dollari, nessuna mappa, senza sacco a pelo, solo una sacca cucita da lei in cui aveva messo “salsicce di Vienna, uva passa, noccioline, dadi da brodo, latte in polvere, una confezione di cerotti, un flacone di tintura di iodio, delle forcine e un vasetto di pomata balsamica Vicks, le ciabatte e il vestito a quadretti che avrebbe potuto rispolverare se mai avesse dovuto rendersi presentabile e infine ficcò dentro un cappotto caldo, una tenda da doccia per ripararsi dalla pioggia, dell’acqua potabile, un coltellino svizzero, una torcia, delle mentine, la sua penna e un taccuino Royal Vernon Line, pagato venticinque centesimi da Murphy’s”. Un esempio di essenzialità.
Scarsissima preparazione atletica, ma grande determinazione. Ha attraversato foreste immense popolate da orsi e serpenti, sostenuta da una grande fiducia nel Sentiero.
Sul Sentiero “gli insignificanti garbugli della vita vengono spazzati via come ragnatele”.
“Ben Montgomery nel libro “La signora degli Appalachi” racconta l’avventura e la personalità di questa donna per anni vittima di violenza domestica che ha avuto il coraggio di lasciare il marito e poi presentarsi come “vedova”.
La signora degli Appalachi”, nella traduzione di Gioia Sartori, pubblicata da Terre di Mezzo, con una guida di Ilaria Canali della rete nazionale Donne in cammino basata sulle informazioni ufficiali dell’Appalachian Trail Conservancy e da un’appendice dedicata alle donne che vogliono percorrere questo sentiero.
“Ho detto che lo avrei fatto, e l’ho fatto!”
Giandomenico Tono, libraio Pangea
