@divagatrice. Un libro e un podcast

Una divulgazione chiara e lontana dai dogmatismi come antidoto alle mode pubblicitarie – anche quelle green – e al sensazionalismo o all’eccessiva semplificazione delle notizie.

 

Biologico, ecologico, eco-bio, organico, naturale… Inutile negare che la sostenibilità sia diventata di moda e che molte aziende sfruttino le tematiche ambientali per migliorare l’immagine dei propri prodotti, spesso, però, limitandosi a un greenwashing superficiale e puramente promozionale. Termini tecnici e semplici claim pubblicitari si confondono, anche sfruttando la buonafede di chi acquista e le zone grigie di regolamenti e direttive che spesso faticano a stare al passo con l’innovazione tecnologica e la creatività del marketing.

Indubbiamente, insieme a quello alimentare e a quello della moda, il settore cosmetico è uno dei più interessati da queste dinamiche, basti vedere il rapido diffondersi di alternative solide ai tradizionali detergenti liquidi, anche da parte di marche forti nella grande distribuzione.

Beatrice Mautino, biotecnologa, nota sui social come @divagatrice è una vera autorità in materia: dopo Il trucco c’è e si vede (Chiarelettere, 2018) e La scienza nascosta dei cosmetici (Chiarelettere, 2020) con È naturale, bellezza (Mondadori, 2021) la sua analisi tocca “luci e ombre dei cosmetici bio”. La ricerca di alternative ai prodotti “chimici” o “artificiali” ha certamente generato una maggiore attenzione a liste di ingredienti e modalità di confezionamento, ma ha anche alimentato modalità di scelta basate sull’emotività e sulla percezione istintiva che ciò che è etichettato come “naturale” sia intrinsecamente migliore. E se la ricerca del “naturale” esiste almeno da quando esistono biologico e macrobiotico, la diffusione di strumenti potenti come le app può a volte dar l’illusione di avere in mano certezze (semplici) di fronte a problemi in realtà ben più complessi. È proprio dall’analisi di una app di successo, Yuka, che parte il libro, una sorta di inchiesta in sette capitoli che attraversano le storie di prodotti storici e d’avanguardia: deodoranti, oli essenziali, bava di lumache, batteri, inchiostri per tatuaggi… Non trascurando l’ampio dibattito sul plasticfree, se non altro per mostrare con grande pragmatismo come per fare scelte davvero buone sia indispensabile analizzare con pazienza anche i dati di meno immediata disponibilità. Un proposito che ci sembra assolutamente in linea con l’ambientalismo scientifico di Legambiente e che, quindi, non può che piacerci.

Ma per chi non si sentisse di affrontare un intero saggio, per quanto molto godibile, sulle nuove tendenze della cosmetica, Beatrice Mautino è anche la voce di un podcast co-condotto con il giornalista Emanuele Menietti, disponibile gratuitamente sull’app de Il Post e sulle principali piattaforme di streaming. Ci vuole una scienza settimanalmente commenta le notizie in cui “la scienza” è in qualche modo chiamata in causa: le recenti alluvioni, l’aria che respiriamo, i temi della ricerca scientifica e l’ambiente nei programmi politici, le sonde spaziali… Uno sguardo lucido che punta a sfatare qualche mito e smontare alcune delle molte bufale che, complice il dilagare di complottismi e negazionismi, sembra sempre più difficile distinguere dalle notizie reali.

Annalisa Scarpa, Redazione Ecopolis