Il documento programmatico del congresso cittadino di Legambiente, incentrato sui tre temi dell’innovazione ambientale, rigenerazione urbana e la mobilità sostenibile, alla ricerca di alleanze e nuove reti, è stato integrato da alcuni contributi che meritano di essere messi in evidenza. Ne scegliamo due, su temi solo apparentemente lontani dall’ambientalismo: immigrazione e riqualificazione urbana e Salvalarte: cittadinanza attiva e volontariato.
Elena Ostanel del direttivo di Legambiente Padova ci ricorda (scarica qui il documento integrale) che il fenomeno migratorio si inserisce nel contesto di povertà e di esclusione sociale che è stato innescato dalla crisi economica degli ultimi anni e che ha portato il paese in una fase di emergenza abitativa non solo per le fasce deboli ma anche per il ceto medio.
In questo quadro, a causa di una legislazione più di respingimento che di accoglienza, gli immigrati sono costretti ad insediarsi nel tessuto urbano meno dotato di standard, creando quartieri ad alta concentrazione di stranieri. In queste zone gli immigrati spesso tendono ad occupare gli spazi pubblici (piazze, parchi, luoghi aperti) che vengono quindi abbandonati dagli autoctoni. Ciò alimenta il livello di conflittualità urbana, e l’assenza di adeguate politiche di accoglienza causa problemi di convivenza, anche a livello condominiale, che sfociano in fenomeni di razzismo.
È quindi la politica, soprattutto cittadina, la grande assente. Il problema è stato demandato al privato sociale, riducendo addirittura le risorse (il che la dice lunga sulla reale volontà di trovare soluzioni). L’immigrazione è invece un fatto sociale e urbano assolutamente gestibile e valorizzabile come risorsa. Gli strumenti non mancano. Eccone alcuni:
– l’housing sociale, inserendo giovani e classi deboli in quartieri in rapido invecchiamento o favorendo l’auto-ristrutturazione da parte di classi deboli e in particolare di stranieri degli edifici abbandonati;
– case di Quartiere, utilizzando il patrimonio pubblico in disuso per ospitare percorsi di formazione ambientale e di inserimento sociale delle classi deboli ed in particolare degli immigrati;
– tariffe agevolate del trasporto pubblico urbano per fasce deboli che abitano le periferie della città;
– progetti di riqualificazione urbana e sociale dedicati a rendere le “periferie” spazi riconoscibili per una loro peculiarità e atmosfera, valorizzando dal di dentro le singole specificità, anche sociali;
– percorsi di facilitazione gestiti dagli stessi stranieri per la tutela ambientale e la raccolta differenziata;
– rapporto sociale tra italiani anziani e giovani coppie per favorire prossimità, relazioni e riconoscimento.
Tiziana Mazzucato (responsabile Salvalarte) ha curato un secondo contributo (scarica qui la versione integrale), Salvalarte: cittadinanza attiva e volontariato culturale
Nel concetto di “ambiente da tutelare” entra a pieno titolo anche il patrimonio artistico e culturale. E di questo, a livello cittadino, si occupa Salvalarte, una sezione di Legambiente che ha quasi la consistenza di una autonoma associazione (sono 130 i volontari che operano al suo interno) e che si interessa del recupero e della valorizzazione di monumenti e siti culturali in sofferenza.
La tutela dei beni culturali non dipende solamente da una politica e da una legislazione adeguate, ma anche dalla presa in carico da parte della comunità della cura del patrimonio artistico e culturale che ci circonda, per renderlo fruibile alla collettività.
Salvalarte da 16 anni offre l’opportunità di divenire cittadini attivi a chi ha interesse per la valorizzazione delle bellezze nascoste e spesso dimenticate della nostra città, gestendo l’apertura al pubblico di quattro monumenti: Scuola della Carità, Oratorio di Santa Margherita, Reggia Carrarese e Torre dell’Orologio, a cui si aggiungerà il ponte romano di San Lorenzo quando saranno terminati i lavori di restauro.
Nonostante il successo di pubblico, che ha portato Salvalarte a far parte integrante dell’offerta turistica cittadina, i responsabili della gestione sentono la necessità di uno sforzo di rinnovamento per migliorare il servizio offerto. In particolare si vorrebbe creare una struttura che si occupi in maniera continuativa della formazione dei volontari, affinché siano in grado di offrire una serie di servizi di qualità che soddisfino esigenze specifiche, come ad esempio quella delle visite culturali delle scuole.
In pratica una specie di professionalizzazione della figura del volontario culturale, che potrebbe attirare l’interesse di giovani in attesa di occupazione qualora fosse istituzionalizzato per tale attività un credito formativo extra-scolastico, se non addirittura un micro compenso.
Inoltre si potrebbero ottimizzare le risorse umane ed economiche affidando ad una regia unica il coordinamento delle attività delle varie associazioni culturali che svolgono ruoli similari, garantendo così un servizio più trasparente e più completo.
Sintesi a cura della redazione di Ecopolis

Elena Ostanel ha ragione.
G.