Salvare il Parco Colli e compattere le trivelle dell’Abruzzo: battaglie ambientali diverse o c’è molto in comune?

dallortoCapitata la bella occasione di organizzare un incontro pubblico con Maria Rita D’Orsogna, in merito la sua trascorsa e conclusa vicenda No-Triv in terra abruzzese, ci siamo chiesti per prima cosa: come agganciare una tale esperienza di mobilitazione popolare, conclusa positivamente, con l’attuale movimento in atto in questi tempi sui Colli euganei?

Paolo Cestaro, presidente di Legambiente Selvazzano, ha voluto provare a tratteggiare ai presenti quanto si sta andando a configurare in Veneto in merito la salvaguardia naturalistica. Ha descritto e puntato l’indice soprattutto su quanto sta accadendo al Parco Colli Euganei: la seria minaccia di riduzione dei suoi confini e le proteste in corso contro l’emendamento del consigliere regionale Berlato e la sua lobby della caccia.

La prof.ssa D’Ortogna, ascoltata con vivo interesse la relazione introduttiva di Cestaro, ha poi preso la parola per raccontare quanto fosse accaduto in Abruzzo, ovvero la nota vicenda “Ombrina-mare” con il completamento d’impianto di estrazione petrolifera (a bassa qualità), in parte già installato lungo il litorale adriatico, a poche miglia dalla costa, tra Ortona e Vasto.

Ed è stato quanto mai curioso scoprire come una donna, docente universitario, fisico, residente negli USA da diverso tempo, abbia avvertito l’impellente necessità di reagire ad un sopruso ambientale, perpetrato verso la propria terra natia e sia rientrata a più riprese in Italia, divenendo parte attiva di un movimento di opposizione sempre più vasto e consistente.

Gli interessi in gioco, tra le parti, erano ovviamente alti. Da una parte l’affarismo spinto delle multinazionali, supportate dalla amministrazione politica del territorio e dal Governo nazionale, dall’altra la minaccia alla salute della popolazione e all’economia di un territorio di impronta agricolo-alimentare, ma di ottima qualità.

Tutto ebbe iniziò nel 2006, ci racconta la D’Orsogna, con l’apparire di sospetti fumi tossici dai vigneti e il contemporaneo apprendimento dell’esistenza di una istanza di autorizzazione (iter iniziato già nel 2001), per la costruzione di un Centro Oli dell’ENI tra le colline del Montepulciano, in una zona nota per la produzione enogastronomica.

Chi volesse provare a farsi un tour conoscitivo in rete potrà benissimo rendersi conto della complessità della vicenda, degna di un film hollywoodiano, completa di campagne denigratorie montate ad arte, da parte dei giornali e da commentatori asserviti ai potentati economici.

La professoressa D’Orsogna venne definita con scherno la: “Erin Brockovich d’Abruzzo”. Si è supposto persino un suo coinvolgimento con la mitica CIA e dubitato della sua preparazione academica (“che esperienza geologica e scientifica potrà avere una matematica”, dicevano).

Ma di tutto questo la D’Orsogna, con perseveranza e coraggio, ha fatto spallucce e ora dice: “Non ho certamente vinto solo io, ma tutte le persone che assieme a me hanno reagito e preso posizione. In queste vicende è fondamentale spiegare bene il problema alla gente, trovando in loro quel vero punto d’interesse che li spinga a reagire”.

E alla nostra domanda su cosa concretamente fare in caso di eventuali situazioni giudicate nefaste risponde: “Non è necessario essere competenti, ma è indispensabile avvalersi di persone quanto mai esperte sul specifico caso, stimate che possano farvi da ’specchietto’ aggregante e cassa di risonanza importante.”

Poi ci ha voluto aggiungere: “Ho scritto articoli, lettere, mail in gran quantità. Al Sindaco, all’assessorato all’ambiente, alla Regione, alla stampa, ai blog d’opinione, ai docenti universitari (importantissimi) e persino alla Chiesa che ha preso posizione a nostro sostegno attraverso il “conclave dei vescovi d’Abruzzo”.

Uno dei migliori risultati di quanto affermato sopra è stata infatti la manifestazione di Pescara del 2013, nella quale vi presero parte la bellezza di 40.000 persone.

Oggi la D’Orsogna è libera da tutte le cause processuali che ha dovuto fronteggiare. Gli è rimasta la passione e la disponibilità di condividere il suo vittorioso percorso con chiunque lo richieda.

La sincera passione di un singolo può innescare una forte convinzione per un ideale condiviso in molti. Ed è questa la migliore lezione ricevuta con questo incontro, e di ciò non si può che ringraziare.

Flavio Boscatto, Legambiente Selvazzano