UN’ALTRA ALIMENTAZIONE È POSSIBILE

In occasione della Giornata Mondiale dell’Alimentazione, l’Europa si posiziona a un cruciale bivio sistemico

 

 

Il sistema alimentare europeo, pur spesso idealizzato come fondamento di cultura e vita rurale, è oggi riconosciuto come un catalizzatore di crisi interconnesse: dal collasso degli ecosistemi all’ingiustizia sociale, fino alle emergenze di sanità pubblica. Il futuro della produzione agroalimentare e dell’approvvigionamento è sempre più modellato dalla ricerca del profitto a breve termine da parte di una minoranza corporativa a spese del bene comune. Il contesto europeo rivela una profonda patologia sistemica in cui l’agricoltura intensiva, dominata da mega-strutture inquinanti, è identificata come un driver primario di diverse esternalità negative, incluse le emissioni di gas serra (GHG) e il degrado ecosistemico.

Nonostante la strategia “Farm to Fork” (F2F) avesse riconosciuto la necessità di coordinare le risposte a queste carenze, promuovendo diete sostenibili e riducendo l’impatto ambientale, questo tentativo di riforma è stato ostacolato, come parte di una più ampia campagna di lobbying e disinformazione orchestrata dall’industria. È fondamentale affrontare il costo nascosto dei modelli dietetici poiché stime recenti della FAO quantificano in 12 trilioni di dollari il costo globale dell’attuale consumo alimentare, con circa l’8.1 trilioni direttamente attribuibili a modelli dietetici non salutari che alimentano le Malattie Non Trasmissibili (MNT), la principale causa di mortalità precoce in Europa.

Il rapporto EAT-Lancet ha chiaramente lanciato un monito riguardo al consumo eccessivo di prodotti animali e alla necessità di una “Dieta per la Salute Planetaria”, ma questa evidenza scientifica è stata oggetto di una campagna di disinformazione coordinata da parte di influenti interessi corporativi. La disfunzione sistemica si estende all’etica e alla giustizia sociale come evidenziato in un rapporto ONU che descrive come la concentrazione del potere corporativo plasmi i sistemi alimentari per la massimizzazione del profitto, anziché per il bene pubblico, traducendosi in violazioni diffuse dei diritti umani e dei lavoratori. L’eccessiva pressione a “produrre di più per meno” ha portato alla chiusura di 5,3 milioni di aziende agricole più piccole tra il 2005 e il 2020. La soluzione a questa crisi multidimensionale risiede nell’adozione di un “approccio sistemico” che consideri le interconnessioni tra agricoltura, consumo e obiettivi socio-ambientali.

Le soluzioni pratiche e scalabili esistono già, come l’agricoltura agroecologica e biologica, catene di approvvigionamento corte e resilienti e modelli circolari. L’attuale sistema agroalimentare è pericolosamente difettoso dove poche grandi corporazioni non solo distruggono le nostre basi naturali e la salute pubblica, ma bloccano attivamente le misure politiche correttive. È il momento di superare i progetti pilota e i “tecnofissaggi” per legiferare un sistema che integri e dia priorità alla salute di persone, pianeta e animali.

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Aurora Circelli, Redazione Ecopolis