I Giochi Invernali 2026 hanno perso una grande occasione: quella di diventare un evento sostenibile dal punto di vista economico, sociale e ambientale.
«Aldilà dei valori sportivi intrinsechi all’evento, questi Giochi Invernali – dichiara Legambiente – sono da bocciare sia sul fronte della sostenibilità ambientale-economica sia per la poca attenzione al tema della crisi climatica sull’arco alpino. La scelta di puntare su opere più volte criticate anche da associazioni e comunità locali, come ad esempio la nuova pista da bob, a Cortina, la cabinovia Apollonio-Socrepes e le tante infrastrutture stradali che si stanno prediligendo rispetto a quelle ferroviarie, dimostrano come queste Olimpiadi si basano su un modello di gestione territoriale miope e obsoleto e che incide anche sul portafoglio dei turisti visto il rincaro dei biglietti dei mezzi di trasporto. Su un territorio, così, vulnerabile e soggetto agli effetti della crisi climatica, come l’arco alpino, serve puntare su un nuovo modello di gestione del territorio basato su adattamento alla crisi climatica, turismo sostenibile e innovazione».
POCA TRASPARENZA: Queste Olimpiadi non brillano neppure per trasparenza, come emerge dall’ultimo rapporto della campagna di monitoraggio civico, Open Olympics, promossa da Libera e a cui aderisce anche Legambiente. Secondo lo studio, il 57% delle opere sarà terminate prima dell’inizio delle Olimpiadi, con l’ultimo cantiere nel 2033, scavallando le Olimpiadi 2030 in Francia. Tra i nodi irrisolti resta quello dell’impatto ambientale (manca l’impronta di CO₂ per singola opera, nonostante la metodologia sia prevista dal CIO); quello della spesa complessiva dei Giochi (si sa quanto costa il Piano delle Opere, ma non chi stia coprendo gli incrementi); quello dei subappalti.
CRISI CLIMATICA E IMPIANTI DISMESSI: nonostante l’arrivo dell’attesa neve ad alta quota, il riscaldamento globale e i cambiamenti climatici stanno ridisegnando la montagna e in Lombardia, Veneto e Trentino-Alto Adige sono stati censiti in tutto da Legambiente, con il report Nevediversa 2025, 78 impianti e edifici dismessi legati agli sci. Da ricordare che a Canazei, a 60 chilometri da Cortina, sulla Marmolada, c’è la bidonvia di Pian Dei Fiacconi, l’impianto della vergogna. Chiusa nel 2019 e sventrata da una valanga nel 2020 non è mai stata smantellata. I dati di Nevediversa ci dicono che il Italia sono 265 gli impianti e gli edifici legati agli sci non più funzionanti, mentre sono in aumento i bacini di innevamento artificiale: 65 quelli mappati tramite le immagini satellitari (1.896.317 mq circa).
FOCUS REGIONALE: Situazione poco rosea anche per le tre regioni interessate: la Lombardia conta 44 impianti dismessi (superata solo dal Piemonte che ne conta 76). In Veneto sono 30 gli impianti dismessi censiti da Legambiente, e tra i casi simbolo c’é lo skilift di un piccolo impianto in funzione fino al 2017 a Sella Ciampigotto, Vigo di Cadore. In Trentino-Alto Adige si contano quattro impianti dismessi, tra cui proprio la bidonvia di Pian Dei Fiacconi a Canazei che rappresenta l’impianto della vergogna.
In una fase iniziale, la Fondazione Milano-Cortina aveva lasciato intendere la volontà di farsi carico di alcune di queste situazioni critiche; tuttavia, tale impegno non si è mai concretizzato, trasformandosi rapidamente in una promessa svanita nel nulla. Il Trentino-Alto- Adige è anche la regione, stando agli ultimi dati di Nevediversa 2025, con più bacini di innevamento artificiale censiti (60), seguita da Lombardia (23), e Piemonte (23).
«Da chi organizza eventi come le Olimpiadi – conclude Legambiente – ci saremmo aspettati un approccio diverso basato su un nuovo modello di gestione del territorio, che tenesse conto della crisi climatica in atto e delle comunità locali, e di una vera legacy che prevedesse lo smantellamento degli impianti abbandonati, ma così non è stato. L’Italia con i Giochi Invernali Milano – Cortina 2026 aveva tra le mani una grande occasione per dare l’esempio e per non commettere gli errori già compiuti con le ultime Olimpiadi organizzate in Italia, ossia quelle di Torino, ma così non è stato».
Per approfondire sul numero di febbraio di Nuova ecologia c’è lo speciale “Fuori dai giochi” pubblicato anche sul sito https://www.lanuovaecologia.it/
Legambiente
