L’ambiente in campagna elettorale

Quanto influisce la crisi climatica sul voto del 25 settembre e quanto influirà sulla prossima legislatura.

 

 

Tra i temi più importanti della campagna elettorale in corso, c’è quello della transizione ecologica: necessaria per rendere l’Europa un continente autonomo dal punto di vista energetico, molto ambiziosa in termini sociali, tecnologici, finanziari.
Per quanto nel dibattito politico si ponga molto più spesso l’attenzione sui temi energetici, soprattutto adesso che gli aumenti dei prezzi dell’energia rischiano di provocare una profonda crisi economica e sociale per famiglie e imprese, gli italiani si sono dimostrati negli ultimi anni molto sensibili ai problemi ambientali.
Secondo un’indagine dell’Istat, pubblicata il 14 luglio e fatta nel 2021 (prima della crisi energetica), sono molti i temi legati all’ambiente che preoccupano quasi la metà della popolazione dai 14 anni in su  (il campione preso in considerazione è di 100 persone). Tra le preoccupazioni al primo posto ci sono i cambiamenti climatici, che preoccupano il 52,2% degli intervistati. Segue poi l’inquinamento dellaria, legato alla proliferazione di polveri sottili nelle nostre città, che è un problema per il 51,5%. Al terzo posto si collocano invece preoccupazioni sulla produzione e lo smaltimento di rifiuti (44% degli intervistati).

Analizzando questi dati, Istat spiega come, nel corso del tempo, le preoccupazioni legate allambiente siano cambiate: mentre in passato la qualità dell’aria nelle città e lo smaltimento dei rifiuti occupavano le prime posizioni, gli eventi climatici estremi presenti in tutto il mondo e una grande attenzione politica e mediatica, hanno messo la crisi climatica al centro delle preoccupazioni di cittadine e cittadini.
Nel 1998 l’effetto serra preoccupava 6 persone su dieci, nel 2021 risultava invece tra le preoccupazioni di soltanto il 34,9% degli intervistati. Tenuto conto dello stesso arco temporale, nel 1998 i cambiamenti climatici contavano per il 36% degli intervistati, nel 2021 il dato sale al 52,5% che significa un aumento di sedici punti percentuali in 23 anni.
Interessante è anche la differente attenzione dedicata all’inquinamento delle acque, che riguarda il 40% delle persone coinvolte, e quella dedicata alla distruzione delle foreste, scesa al 22,3% nel 2021.

La fascia d’età più coinvolta dalle preoccupazioni ambientali è quella dei giovani fino ai 34 anni, vicina ai temi della perdita della biodiversità (32,1%), la distruzione delle foreste (26,2%), esaurimento delle risorse naturali (24,7%). Gli ultracinquantenni sono invece più attenti al tema del dissesto idrogeologico, che tocca il 26,3% di questa fascia d’età.
Altra variabile da considerare è quella del titolo di studio: a un titolo di studio più alto corrisponde una maggiore preoccupazione per le tematiche ambientali, che riguardano il 61,2% di chi ha la laurea rispetto al 46,8% di chi ha al massimo la licenza media.
Per quanto riguarda invece le abitudini virtuose attuate individualmente, la maggioranza delle persone coinvolte dichiara di dare più attenzione al risparmio di energia (67,7%) e acqua (65,9%) e molto meno all’uso di mezzi di trasporto alternativi (17,1%) e all’acquisto di prodotti biologici (14,8%).
La fotografia che l’Istat ci restituisce racconta come le idee sulle tematiche ambientali sono cambiate nel corso del tempo grazie soprattutto al lavoro delle associazioni, dei movimenti e della politica che hanno cercato un dialogo locale e globale per affrontare la crisi climatica senza lasciare nessuno indietro.
Oggi la dialettica politica è incentrata su una crisi energetica lunga ma che ha bisogno di risposte immediate. Il prossimo parlamento dovrà però farsi carico della transizione ecologica ascoltando la popolazione e le realtà del territorio, investendo nel futuro, coinvolgendo chi oggi la vede soltanto come un costo piuttosto che un’opportunità. Non può essere prorogata, né portata avanti senza tenere conto delle disuguaglianze e di chi è più vulnerabile.

                                                         Andrea Maiorca, Redazione Ecopolis

Clicca qui per il comunicato stampa e il testo integrale dell’indagine ISTAT