Ambiente in tribunale e non solo: processo PFAS, caccia abusiva, il bilancio 2024 dell’attività dei Carabinieri Forestali in Veneto
Di seguito il Rapporto sulla Legalità della CGIL Veneto di gennaio, sezione ambiente, con “un occhio di riguardo” su Padova:
Processo PFAS in Corte d’Assise a Vicenza. La requisitori del PM Paolo Fietta è avvenuta il 6 febbraio 2025 partendo dall’affermazione: “Miteni Spa sapeva di inquinare, non ha mai fatto nulla per porvi rimedio, avrebbe potuto avviare la messa in sicurezza del sito 20 anni fa. In particolare con le molecole PFOA e PFOS si è agito per un avvelenamento doloso delle acque”. Il 13 febbraio 2025 la requisitoria è proseguita con la parola al PM Hans Roderich Blattner che chiuderà la trattazione dei reati ambientali e discuterà del falso in bilancio e la commissione di operazioni dolose messe in atto dalla Miteni Spa. Nelle giornate del 7 e 8 febbraio 2024, 60 associazioni del territorio, tra cui la CGIL Veneto e la CGIL Vicenza, hanno organizzato un presidio davanti al Tribunale per chiedere verità e giustizia sul gravissimo inquinamento ambientale prodotto per decenni ai danni della popolazione di 3 province venete. I due PM, Blattner e Fietta, hanno terminato la lunga requisitoria il 13 febbraio 2025. Sono stati chiesti 121 anni e 6 mesi di carcere per 9 dei 15 imputati (6 assoluzioni). I reati contestati sono: avvelenamento delle acque, disastro ambientale innominato, gestione rifiuti non autorizzata, inquinamento ambientale, reati fallimentari. Per il PM Blattner lo stabilimento doveva essere chiuso già nel 2008, per bilanci aziendali non veritieri. La Procura ha chiesto una sanzione di 125mila euro per i reati fallimentari e 375mila euro di confisca ai danni della società Miteni Spa. Secondo i PM, 375mila euro devono essere confiscati anche agli imputati Nardone, Leitgeb e Mc Glynn (vertici della Miteni). I due PM hanno affermato che “Miteni era una bomba a orologeria, c’era la consapevolezza di inquinare. Mai messa a bilancio la cifra minima di 17,5 milioni di euro per bonificare il sito. E ciò solo per inseguire il profitto”. Escono di scena in quanto assolti gli imputati che svolgevano il ruolo di tecnici aziendali, perché “non prendevano le decisioni”. Il sindacato dei giornalisti ha protestato, in nome del diritto di informare i cittadini su un processo che farà la storia, contro la decisione della giudice Antonella Crea che ha consentito le riprese televisive solo la prima mezz’ora della udienza del 13 febbraio 2025. Le conclusioni in aula della requisitoria di Blattner non sono state quindi filmate. Ora la parola passa alle parti civili e alle difese degli imputati con la udienza prossima. L’udienza del 20 febbraio 2025, ha registrato la richiesta di risarcimento danni (ripristino ambientale a partire dalla rete idrica; patrimoniali, salute pubblica, immagine) del Ministero Ambiente (56 milioni e 800mila euro), Regione Veneto (16 milioni di euro), Comune di Trissino (2 milioni di euro), Azienda ULSS Berica (3 milioni di euro). Chiesti dal curatore fallimentare della Miteni Spa 15 milioni di euro per le spese di messa in sicurezza e bonifica del sito. Il totale di questa prima udienza è di 92 milioni di euro di risarcimento danni. L’udienza del 27 febbraio 2025 vede presentare il conto dei danni da ARPAV e Provincia di Vicenza. Al termine della udienza la nota delle richieste delle parti civili sale a 106 milioni di euro (domanda di 14 milioni di euro per il ristoro di ARPAV, Provincia di Vicenza, Comune di Lonigo). Le parti civili a processo sono 120 e utilizzeranno per le richieste 1 mese di tempo. Nel frattempo è stato presentato uno studio di UNIPD, realizzato in collaborazione con l’ospedale di Vicenza e finanziato dalla Regione Veneto, sugli effetti dei PFAS relativamente alle quantità di calcio nel corpo. I risultati del campione, prelevato ai residenti nella cd zona rossa, è drammatica: “i PFAS danneggiano sin da giovani le cellule dello scheletro umano, portando all’osteoporosi e malattie correlate”.
Attività 2024 dei Carabinieri Forestali in Veneto. I Carabinieri forestali hanno presentato i dati relativi all’attività svolta nel 2024. I Carabinieri forestali hanno competenza su 5 ambiti di controllo: tutela del territorio delle aree boscate e della biodiversità; tutela degli inquinamenti e ciclo dei rifiuti; tutela fauna selvatica e della filiera agroalimentare; meteo montagna; commercio illegale di specie protette (CITES). In sintesi: 46.875 controlli con 529 reati perseguiti e 1.949 illeciti amministrativi sanzionati per 1.546.411 euro. Il dettaglio dei settori: rifiuti 3.165 controlli, 183 reati denunciati, 295 illeciti, sanzioni per 239.406 euro; fauna selvatica 6702 controlli, 80 reati, 583 illeciti, sanzioni per 618.447 euro; tutela del territorio 36.168 controlli, 200 reati, 1.021 illeciti amministrativi, sanzioni per 508.542 euro; meteo montagna 1897 rilievi meteo nivometrici e 924 bollettini previsioni valanghe con 25 sopralluoghi in valanghe; Cites 531 controlli, 37 reati, 59 illeciti, sanzioni per 232.066 euro. Sono stati monitorati maltrattamenti animali, allevamenti illegali e il commercio illegale di cuccioli.
Caccia abusiva, 4 denunciati e sequestrati 1.400 uccelli e fucili tra Venezia e Padova. Avevano cacciato, anche senza licenza, 1.400 capi di avifauna, di cui almeno 10 specie protette (tutelate dalla Convenzione di Washington), usando armi e munizioni custodite in modo non sicuro, oltre la quantità consentita, e trattando la selvaggina in una macelleria abusiva per commercializzarla. L’operazione antibracconaggio è stata condotta dai Carabinieri forestali di Mestre il 27 gennaio 2025 nella campagna rivierasca del Brenta tra Campagna Lupia (VE) e Piove di Sacco (PD). I soggetti denunciati sono 3 di Venezia e 1 di Padova. È stata trovata l’auto di uno dei bracconieri di Piove di Sacco stipata di uccelli appena cacciati, e nella successiva perquisizione domiciliare è stata scoperta una macelleria abusiva (locale illegale destinato alla lavorazione e preparazione delle carni). Mentre era in atto l’ispezione, si è presentato un cacciatore con 50 alzavole per chiedere che venissero macellate. Nei locali è stato trovato anche un sacco di munizioni. Ad un altro cacciatore abusivo sono state trovate munizioni oltre il limite consentito dalle norme. Denunciato il legale rappresentante dell’azienda venatoria, dopo il ritrovamento di 3 fucili e oltre 8.500 munizioni. Sono stati posti sotto sequestro capannone, uccelli, fucili, munizioni, cellulari, agende e appunti della vendita. I reati vanno dalla macellazione clandestina alla ricettazione fino alla vendita di specie non cacciabili e alla detenzione non corretta delle armi.
La Procura di Venezia ha aperto un fascicolo sulla battuta di caccia a valle Pirimpiè, nel comune di Campagna Lupia, di proprietà di Oliver Martini, cui ha preso parte Donald Trump junior, insieme ad altre 6 persone. Sotto la lente la caccia e l’abbattimento di anatra rara, la concessione di caccia (autorizzazioni, tesserino venatorio della Regione Veneto, e possesso del tesserino e del porto di fucile da caccia 2024-2025). Sulle valli private si concentra il focus delle attività svolte dopo il maxi sequestro di uccelli per caccia abusiva (vedi news 4.5. del rapporto di legalità di febbraio 2025). La Regione Veneto dichiara che, per quanto sua conoscenza, la battuta di caccia era regolare e provvista delle necessarie autorizzazioni. Le aziende faunistico venatorie ritengono che ci siano vuoti normativi da colmare a partire dai cacciatori extra UE, precisando che il turismo venatorio Usa vale quasi mezzo miliardo di euro. La difesa di Donald Trump junior precisa che a sparare alle anatre in valle erano in 8, con l’aggiunta di altri 2 gruppi di cacciatori, per cui è impossibile disporre di certezze sulle soggettive responsabilità dell’abbattimento di specie di avifauna protetta.
Sequestro di migliaia di capi di griffe contraffatte a San Martino di Lupari (PD). L’indagine ha preso avvio dal controllo sui social network, con un canale di vendita sospetto per la vendita di capi a prezzi troppo bassi, modalità di distribuzione ambigue e un flusso costante di merce. La Guardia di Finanza di Cittadella (PD) ha sequestrato 13.885 capi d’abbigliamento contraffatti (valore commerciale di 830mila euro) e denunciato 3 persone per vendita vietata. La vendita di una trentina di marchi (merce contraffatta) avveniva on line, con la consegna della merce in luoghi concordati telefonicamente per sfuggire ai controlli. Il capannone di stoccaggio della merce contraffatta era a Brescia mentre il venditore denunciato è residente a San Martino di Lupari. Nel capannone sono state trovate macchine da cucire ed etichette originali, segno evidente che si trattava di una fabbrica illegale dei falsi. Le indagini della Guardia di Finanza sono in corso per risalire alla filiera produttiva e di vendita di questa merce.
Sequestrati al Centro Ingrosso Cina di Padova, 2,5 milioni di pezzi senza tracciabilità. In un centro ingrosso a Padova sono state trovati collane, anelli, braccialetti riposti in scatole di cartone con all’esterno un campione attaccato con lo scotch per indicare il modello. Nessuna scatola conteneva indicazioni su materiale utilizzato e luogo di produzione. La Guardia di Finanza di Padova ha disposto il sequestro di 2,5 milioni di pezzi di bigiotteria varia per tutelare il “made in Italy”. Denunciata alla Camera del Commercio di Padova la titolare cinese del negozio per la sanzione da comminare.
Tratto dal Rapporto mensile sulla legalità in Veneto redatto da Ilario Simonaggio, responsabile Osservatorio Legalità CGIL Veneto. Per chi volesse leggere la versione completa, il Rapporto sulla legalità è pubblicato sul portale della CGIL Veneto, nell’Osservatorio sulla Legalità del Consiglio Regionale Veneto nonché sul sito dei quotidiani NEM nello spazio riservato agli abbonati. Fonte del Rapporto sono i media locali e le ordinanze di custodia nei casi di associazioni criminali.
Redazione Ecopolis
