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Dieci anni: tanto è durata la battaglia di Legambiente e di molte altre associazioni ambientaliste nazionali per sventare la costruzione nel Delta del Po di una delle più grandi centrali a carbone europee. Ed è finita come  speravamo.

È una vittoria storica per le idee ambientaliste. Un successo che arriva dopo tante vicissitudini: la tenace e costosa battaglia nei tribunali; le costanti scaramucce sui giornali; i dossier scientifici; i convegni; gli incontri politici; il lavoro con i bravi comitati locali; la grande manifestazione di qualche anno fa ad Adria.

Nel nostro Paese il costo di produzione industriale dell’energia elettrica è crollato grazie alle energie rinnovabili, che oggi producono il 40% di energia elettrica. Dieci anni fa eravamo al 15%. Quello che fino a ieri sembrava utopia ora è normale amministrazione. Difficilmente questo treno sarà fermato. Tutti questi fattori hanno fatto annunciare ad ENEL pubblicamente l’addio al progetto di carbone a Porto Tolle e la chiusura di 23 centrali elettriche che funzionano a carbone o petrolio, perché ormai non competitive.

Il Vicepresidente di Legambiente, Stefano Ciafani, ha preso la parola durante un Consiglio Comunale aperto organizzato dentro la centrale Polesine Camerini, a Porto Tolle, ed ha iniziato così il suo discorso: “abbiamo vinto noi, il primo tempo; il secondo tempo sarà costruire assieme un futuro per questo posto“. E si è preso gli applausi di una parte di operai, a casa loro, dentro la centrale. E ha continuato: “Ora serve una grande alleanza tra tutti i soggetti coinvolti in questa vicenda per convincere Enel a orientare l’investimento su quel progetto di preistoria energetica in un’alternativa credibile che dia garanzie di futuro alla comunità e ai lavoratori di Porto Tolle”.

“Le esperienze di innovazione industriale in Italia realizzate recentemente non mancano – continuano Ciafani e Luigi Lazzaro, Presidente di Legambiente Veneto -. A Porto Torres la chiusura del petrolchimico di Eni ha portato a un forte investimento di chimica verde nell’area industriale dove oggi è operativa l’innovativa bioraffineria di Matrica, joint venture di Versalis e Novamont, per produrre bioplastiche, bioadditivi per la filiera dei pneumatici e biolubrificanti. Nel frattempo sono stati costruiti in Italia altri impianti altamente tecnologici […]. La stessa Enel ha realizzato a Catania un importante stabilimento per la produzione di pannelli fotovoltaici a film sottile e a Priolo una centrale a solare termodinamico per la produzione di energia elettrica e calore dall’energia del sole”.

Occorre trasformare questa vertenza in un laboratorio dove mettere in campo tutte le intelligenze nazionali, a partire da quelle locali, per promuovere un progetto integrato che trasformi il sito di Porto Tolle in un centro nazionale di sostenibilità dove si possa produrre non solo energia da fonte rinnovabile, ma anche conoscenze e tecnologia da esportare in altri territori, a partire da quella che servirà a realizzare la bonifica del sito dall’inquinamento dopo decenni di attività. Legambiente non farà mancare il suo contributo di idee.

Nel ringraziare tutti quelli che in questi anni hanno combattuto questa battaglia non si può non dedicare un pensiero particolare all’ex Presidente regionale Angelo Mancone, senza la cui determinazione, acutezza e lavoro continuo questa vittoria per il Paese non sarebbe arrivata.

“Ce n’est qu’un debut”, dicevano i francesi nel 68… “Xe solo che l’inissio”, diciamo noi nel 2014. La rivoluzione energetica del nostro paese è nelle nostre mani: continuiamo a lavorare per un mondo migliore.

Luigi Lazzaro – Presidente Legambiente Veneto

Davide Sabbadin – Responsabile Energia Legambiente Veneto

One Response to “Grazie a tutti. Dieci anni contro il carbone”

  1. Stefano scrive:

    Dire “abbiamo vinto noi” è come dire che la seconda guerra mondiale l’hanno vinta gli italiani. Il fatto è che a rendere non competitiva la conversione a carbone non è stato il 40% di rinnovabili, ma la crisi economica e la consecutiva svendita del nucleare francese a noi italiani. Credo che dovremmo essere un po’ più cauti e cercare di non farci trovare impreparati quando l’economia tornerà a crescere.

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