Let’s Take The OSS: l’agricoltura in onda su Radio

ossIl 5 ottobre scorso Legambiente Limena ha partecipato a “Let’s Take The OSS”, un progetto radiofonico con cui Francesca Peroni e Federico Fassina hanno vinto il concorso: “Gioventù e Migrazioni. Insieme per un pianeta sostenibile e solidale“, organizzato da Gao Cooperazione Internazionale e Tavola Valdese, e che l’Associazione Immigrati ha promosso e appoggiato insieme a Radio Cooperativa. Il progetto prevedeva dieci puntate radiofoniche di riflessione sugli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (OSS) dell’ONU (le puntate sono scaricabili qui).

La puntata dal titolo “ambiente sostenibile per tutti” aveva ospiti Mario Brusamolin, conduttore su Radio Cooperativa, Gianumberto Caravello, docente di Ecologia all’Università di Padova e Ignazio Marcolongo di Legambiente Limena.

Legambiente Limena ha partecipato in quanto da anni si occupa di agricoltura “altra”. Settore ritenuto oggi indispensabile poiché connesso con il diritto al cibo (scarica qui l’intervento completo). Lo fa attraverso varie iniziative: le campagne nazionali “Orti in festa” e “Manifesto sulla nuova agricoltura”; il progetto locale “Orto bio e solidale”, con il corso “L’insalata era nell’orto” e il corso di cosmesi naturale “Cosmesi e Dintorni”.

Parlare di agricoltura, oggi, prescindendo gli effetti della globalizzazione, non è possibile. Essa richiede innanzitutto che si inneschi un processo di standardizzazione[1]delle merci e delle modalità di trasporto nel mondo. Se parliamo di cibo come merce dobbiamo comprendere che, in un contesto economico di libero mercato, possa essere brevettato.

Questa logica di attribuzione dei brevetti, che si applicava in genere solo a settori non aventi a che fare con la Vita (design, alta tecnologia…), oggi sta comprendendo campi come l’agricoltura. Una concezione di Uomo “creatore”, dominatore, “al di fuori” della Natura, ci pare assolutamente “mefistofelica”. La Monsanto, per dire, sta brevettando semi “progettati” per resistere a qualunque prodotto chimico per agricoltura convenzionale.

Secondo il rapporto di Legambiente sui pesticidi un terzo dei campioni di frutta e verdura analizzati, pur rispettando le regole, presenta residui chimici[2].

Il mercato globale ha bisogno di poche varietà durevoli nel tempo e richiede una monocoltura attentamente selezionata. E’ una logica di profitto che privilegia la quantità a scapito della qualità e della salute a tavola.

L’agricoltura industriale standardizzata ci conduce verso una inesorabile perdita di biodiversità. Le piante che si ammalano, secondo l’agricoltura convenzionale, abbisognano dell’atomizzazione di pesticidi, fungicidi e altro. Prodotti biocidi che però annientano la vita del terreno e contaminano le falde acquifere.

La globalizzazione pretende anche l’abbattimento dei costi di manodopera. Sarebbero oltre 400.000, secondo stime Cgil, i lavoratori sfruttati illegalmente ogni anno nelle campagne italiane. Aggiungiamo al negativo quadro: il controllo mafioso dei territori e la contraffazione diffusa sull’origine delle materie prime.

Sono queste le motivazioni che hanno spinto il circolo ad affrontare la questione agricola. Già nel 1972 la Dichiarazione delle Nazioni Unite sull’ambiente umano (Stoccolma) affermava: “l’uomo è creatura e artefice del suo ambiente, che gli assicura sussistenza fisica, sviluppo intellettuale, morale, sociale e spirituale”, inoltre: “l’uomo ha diritto fondamentale alla libertà, all’uguaglianza e a condizioni di vita soddisfacenti nella dignità e nel benessere”.

Nella conferenza di Rio del 1992 si è definito lo sviluppo sostenibile come ciò che: “soddisfa i bisogni del presente senza compromettere quelli delle generazioni future”.

Oggi, per l’ONU, c’è quello di porre fine alla fame, raggiungere la sicurezza alimentare e promuovere la sostenibilità.

Oggi l’agricoltura può decidere di percorrere strade nuove: qualità, elementi naturali primari, incremento della fertilità dei suoli, cibi locali, migliori controlli e catene corte di filiera. Il tutto attraverso tipologie di agricoltura quali la biologica, la biodinamica e la sinergica (in contesti più urbanizzati).

Siamo fiduciosi. La cura del bene agricolo è già presente in diverse realtà grazie ad associazioni attive. In Veneto oltre i circoli di Legambiente: La Biolca a Battaglia Terme e l’associazione Spiazzi Verdi. Inoltre: Poveglia (per tutti) e l’orto comune di San Giacomo dell’Orio a Venezia. Proponiamo, a completamento di quanto trattato, la visita del sito: www.labsus.org.

Ignazio Marcolongo, circolo Legambiente Limena

scarica qui l’intervento completo di Legambiente Limena

[1] L’idea dello standard, il cui intimo significato derivato dall’inglese antico è ‘stendardo’, ‘insegna’, è quella di trovare un modello predefinito che conchiuda al suo interno una verità oggettiva di lettura delle cose.

[2] È nella frutta che si concentra la gran parte del multi residuo: il 52,4% delle pere è regolare ma con più di un residuo chimico, come pure il 44,7% dell’uva, il 43,3% delle mele o il 42% delle fragole.