Frutta e verdura dal campo

Abito in appartamento, non ho giardino e il terrazzo è troppo piccolo per dare spazio a qualcosa di più di qualche vasetto di basilico e rosmarino. Ma ho iniziato lo stesso qualche mese fa a seguire il blog Frutta e Verdura dal campo – coltivare l’orto per passione, capitandoci per caso, come spesso mi succede quando faccio le mie ricerche su Google.

Come si può intuire, questo blog (qui il link) è il diario pressoché giornaliero tenuto da un appassionato di orticoltura, un ragazzo bergamasco che si nasconde dietro lo pseudonimo di Troppo Barba. Solo un appassionato, non un vero contadino, ma un ragazzo come tutti noi, che un giorno ha provato a piantare qualche pianta e giorno dopo giorno ci ha preso gusto, fino a farlo diventare la sua passione principale, della quale, come dice lui stesso, non ne ha mai abbastanza.

Dal 2008 Troppo Barba ci mostra nel suo blog successi e insuccessi, traguardi e delusioni, con la finalità di aiutare i suoi lettori, e sperando anche di ricevere qualche dritta da veri guru dell’orticoltura, magari impietositi dai suoi (talvolta) clamorosi errori.
Non aspettatevi però troppi termini tecnici o noiose dissertazioni sulle condizioni più propizie per la semina! Frutta e verdura dal campo si fa leggere con piacere anche da chi, come me, di orto non ne sa un granché, ma che comunque è affascinato dalla riscoperta della natura non solo in senso estetico, dalla curiosità per come nascono le cose, dal rispetto per ritmi e stagionalità che ci sono sempre più sconosciuti. Troppo Barba esprime il piacere che trae dal rapporto con la terra, dispensa piccole perle di saggezza, ma sa sempre prendersi alla leggera e affrontare con ironia anche le sue piccole sconfitte.

Morale della favola: io ho fatto richiesta al Comune di un pezzettino di orto sociale … anche voi vi farete contagiare?

Irene Tognazzo

Cosimo Rega. Tra arte e carcere

Ritrovare la propria condizione umana, il proprio ruolo nella società attraverso l’arte, grazie al teatro in particolare.

E’ successo, può succedere, deve poter continuare a succedere. E’ questo il senso profondo della testimonianza in diretta radiofonica che ci consegna Cosimo Rega, ergastolano, in una lunga intervista (clicca qui per ascoltarla) con Loredana Lipperini, una delle storiche conduttrici di Fahrenheit, programma su libri ed idee in onda tutti giorni su Radio Rai 3.

E’ questo il consiglio che rivolgo ai lettori di Ecopolis per l’estate: prendetevi 30 minuti e riascoltate grazie al podcast questa intervista del marzo scorso, che è ricca di spunti. Non solo per le argomentazioni lucide, sincere e senza scorciatoie che fornisce Cosimo Rega, ma anche grazie alla conduzione della Lipperini. Oltre al teatro e al cinema (Rega è uno degli attori protagonisti del film dei fratelli Taviani Cesare deve morire all’epoca del programma appena premiato con l’Orso d’oro al Festival di Berlino) l’intervistatrice insiste con gli aspetti personali dalla vicenda umana, giudiziaria e carceraria.

Sembra una forzatura, eccessiva, chiedere di riportare i fatti, la biografia. Invece è un modo per non concedere, a noi ascoltatori, di svicolare dall’affrontare una domanda profonda: come intendiamo, nel nostro intimo, la pena: come vendetta, come contrappasso, espiazione? come ci poniamo di fronte a chi, con dolore, ci parla della sua colpevolezza, del suo delitto compiuto trent’anni fa? cosa ci smuove, sapendo che la dimensione del perdono è riservata a chi ha subito l’affronto?

Alla “società” rimane da constatare che il carcere non basta a restituire uomini. Le occasioni passano attraverso altre strade: arte, bellezza, lavoro. Anche – o soprattutto – per chi è un fine pena mai.
Andrea Nicolello

ConAltriMezzi

C’è, a Padova, dentro e attorno alla Facoltà (ex, a dire il vero, ormai) di Lettere, un gruppo di giovani che ha deciso di non arrendersi ai luoghi comuni sulla formazione umanistica, e che prova a scardinare, sul web e sempre più anche offline, il corto circuito di un’Università che dialoga solo con se stessa. ConAltriMezzi è il nome scelto da questa redazione-collettivo, attiva dal 2010, ad oggi responsabile di www.conaltrimezzi.com, un blog “collettore eterogeneo e trasversale di cultura, attualità, letteratura, politica, arte, narrativa e poesia”; una rivista – online e non – al suo settimo numero, di ambientazione padovana e in uscita proprio questi giorni; una raccolta di racconti “under 30”, Writenotdie, uscita alla fine del 2011; una rete di iniziative, contatti, proposte rivolte al pubblico del web e non solo.Sul sito trovate articoli, recensioni, saggi, interviste, racconti e poesie, ma soprattutto provocazioni, tentativi di leggere (e scrivere) la realtà con arguzia e intelligenza.

Ecco, quindi, qualche buona ragione per entusiasmarsi di fronte a questa scommessa:

  1. perché è un’iniziativa giovane, e di giovani rassegnati ce ne sono fin troppi in giro. Non dentro ConAltriMezzi;
  2. perché gli studenti e i padovani potrebbero cominciare a parlarsi, prima o poi, e magari anche di argomenti di reciproco interesse, come cultura, politica e letteratura;
  3. perché la letteratura serva a qualcosa: non solo a riempire di firme libretti universitari che in capo a pochi anni scompariranno nel buco nero della burocrazia;
  4. perché è possibile far le cose sul serio senza prendersi troppo seriamente, e perché scrivere bene è una questione di stile, di cura, di attenzione a contenuti di interesse;
  5. perché se cominciate a leggere il sito non potrete non affezionarvi alla “creativa idiozia” di questi giovani dalla penna facile ma non banale… ed eventualmente entrare a farne parte.

Mi piace pensare che un blog letterario a così tante dimensioni possa essere un tentativo aggiornatissimo e nostalgico assieme di recuperare spazi di incontro: tra aspirazioni personali e cultura/vita pubblica/società; tra giovani e meno giovani, padovani e non padovani, lettori e non lettori, studenti e professori, web addicted e feticisti della carta stampata. Mi piace pensare che per costruire qualcosa di nuovo possa bastare, a farlo come si deve, semplicemente prendere la parola.

Annalisa Scarpa

Donne globali e lavoro di cura

“Che due donne lavorino per guadagnare può essere una bella idea, ma che due madri lavoratrici si dedichino interamente al lavoro è una bella idea che è andata troppo oltre. Alla fin fine sia le donne del Primo mondo che quelle del Terzo sono pedine di un più vasto gioco economico di cui non hanno scritto le regole”.

La citazione è tratta da un importante saggio di Hochschild Donne Globali – tate , colf, badanti, 2004, Feltrinelli, che segnalo come interessante lettura in merito ad un tema di estrema attualità politica e sociale che riguarda le donne all’interno della società globale.
Prendo spunto da questo saggio, per individuare in breve alcune riflessioni in merito al tema delle politiche di genere e l’immigrazione e quali possano essere alcune soluzioni alle disparità di genere.

Clicca qui per iniziare la lettura.

Alessandra Stivali