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1349701178361adrianopoli (2)L’esercito pattuglia stancamente la riva, là dove le caserme e i punti di avvistamento, negli anni, si sono andato infittendo ed i muri consolidando. I potenziali invasori, cenciosi e mendicanti, minacciosi l’osservano dall’altra sponda.

Negli anni il pattugliamento via nave si è fatto più intenso. Qualcuno ci prova ad attraversare, ma pochissimi ci riescono. Molti vengono rispediti a riva. Molti muoiono nell’intento, spesso perché non sanno nuotare. Qualcuno, raggiunta la sponda, riesce a far perdere le proprie tracce e comincia un percorso da uomo semilibero o semischiavo, a seconda dei punti di vista, in qualche latifondo agricolo dell’entroterra. 
Ad un certo punto, la politica si muove. C’è crisi economica, c’è stancamento della produzione. I costi aumentano, le esportazioni calano. I grandi proprietari terrieri, nerbo della produzione nelle aree periferiche del paese, chiedono al governo un segnale forte verso l’apertura delle frontiere per fare entrare almeno qualche decina di migliaia di lavoratori che premono alle frontiere, per impiegarli come mano d’opera a basso costo, regolarizzata. Alle direttive arrivate con ritardo dalla capitale, si aggiunge l’inerzia e la pressapocaggine del’amministrazione locale: il prefetto fa entrare qualche decina di migliaia di persone, un esodo epocale, creando lungo la riva un CPT di dimensioni mai viste, dio difficile gestione e con forti impatti in termini di tensione con la popolazione locale. Dopo poco, a causa della corruzione dei funzionari locali che lucrano sui fondi che il governo ha messo a disposizione dell’operazione e tardano ad avviare gli immigrati verso le aree di lavoro, cominciano i malumori, legati alla fame e alla sensazione, sempre più pressante e sgradevole per gli ospiti, di essere di fatto dei prigionieri e non dei cittadini. Delle terre, delle garanzie, dei diritti promessi non si vede l’ombra. E crescono invece i disagi e le malattie, anche presso le famiglie che hanno seguito i lavoratori, dovuti alle precarie condizioni igieniche del campo.


Quando finalmente si organizzano i trasferimenti, la tensione è ormai alle stelle e la rivolta cova sotto la cenere. Un malinteso con il prefetto di una vicina provincia, che non autorizza il pernottamento in città di una colonna di migranti, crea il casus belli. Scoppia la rivolta, rabbiosa e selvaggia, che sconvolgerà le campagne e le città della provincia per alcuni anni, impegnando l’esercito in una vera e propria guerra interna con perdite ingenti anche tra i civili.


Un romanzo di fantapolitica ambientato nel futuro prossimo della sicilia? Niente di più sbagliato. E’ la cronaca dei mesi che precede la battaglia di Adrianopoli, avvenuta il 9 agosto del 378, che segnerà l’inizio della fine per l’impero romano: proprio in questo episodio, infatti, l’impero romano d’oriente conobbe la prima delle invasioni barbariche che di lì a pochi anni avrebbero decretato la fine di un’epoca.


Magistrale nei toni e nel ritmo, documentata ed appassionante, la narrazione di Alessandro Barbero, in 20 puntate da 20 minuti circa ciascuna, ci riconcilia con un modo di raccontare la storia che nulla ha a che vedere con le noiose lezioni della nostra infanzia.


Da ascoltare in bici andando al lavoro o sdraiati sull’amaca sotto un albero, questo podcast è uno dei migliori investimenti che possiate fare in un pomeriggio estivo.
Clicca qui per ascoltare i posdcast!
Davide Sabbadin

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