Elettrodotto Dolo-Camin: Terna insiste e ripresenta il progetto

dolo_elettrodotto_legambienteAlla fine l’ufficialità è arrivata. Il 12 gennaio Terna ha annunciato il nuovo progetto di elettrodotto a 380 Kilovolt tra Dolo e Camin, con l’autorizzazione dal Ministero dello Sviluppo Economico.

Progetto che  nella sostanza conferma il precedente, mantenendo la linea aerea e negando l’interramento, richiesto da sempre da associazioni, comitati, sindaci e cittadinanza.

Solo un mese prima, l’Assessore Regionale allo Sviluppo Economico ed Energia, Roberto Marcato, di fronte a una delegazione di sindaci della Riviera del Brenta che chiedeva un incontro per avere notizie su questa ipotesi, giurava di non saperne niente, anzi affermava la sua contrarietà all’interramento dell’opera e la sua solidarietà al territorio rivierasco. Contemporaneamente invece Terna Spa concordava il progetto assieme ai tecnici regionali.

Solo la Regione Veneto ora può opporsi: vorrà l’assessore Marcato mantenere la parola, data ai sindaci solo un mese fa? Ricordiamo che l’opera ha avuto un primo avvio nel 2011, ma dopo alterne vicende, è stata annullata nel 2013 dal Consiglio di Stato

E ora ecco di nuovo lo stesso progetto, solo con qualche ritocco. Si tratta della compatibilità con il nuovo progetto di idrovia Padova Mare, di una diminuzione media dell’altezza dei piloni di 7 metri, sebbene quasi la metà dei sostegni superino ancora i 50 metri, e della promessa di un risparmio per gli utenti di 40 milioni di euro l’anno, tutto da verificare e capire a fondo.

Da quanto affermato da Terna, l’opera sarebbe necessaria a garantire l’esercizio in sicurezza del sistema elettrico del Veneto Centrale che avrebbe, secondo la Spa, un deficit energetico del 41,5%.  Premesso che l’idea dell’opera è nata più di dodici anni fa, con una situazione economico-industriale distante anni luce da quella recessiva attuale, e che l’odierno apporto di energia non fossile non era neppure considerato all’epoca, quello che tutti chiedevano e continuano a chiedere non è tanto di eliminare l’elettrodotto, ma di interrarlo. 

L’interramento dell’opera è la soluzione più moderna, meno impattante e soprattutto più rispettosa di un ambiente, quello della Riviera del Brenta, riconosciuto a livello internazionale per le sue altissime evidenze storiche, culturali, artistiche e paesaggistiche. Quindi prepariamoci a riprendere le fila con tutte le realtà del territorio, per ridare voce ai cittadini che si trovano spesso espropriati del loro diritto di decidere della qualità della propria vita, a partire dalla prima Conferenza dei Servizi prevista a Roma il 1° febbraio.

Qual è la nostra strategia? Convincere tutte le amministrazioni locali e i portatori di interessi a perseguire la modifica del Piano Territoriale Regionale di Coordinamento e del Piano Regionale Trasporti del Veneto, dai quali va stralciato il “corridoio plurimodale”, definizione volutamente ombrosa, tanto da contenere anche la disastrosa “camionabile”, per sostituirlo con  un “corridoio ecologico” che sulla scia dell’idrovia Padova Mare preveda una ricucitura del territorio fatta di zone umide, zone di fitodepurazione, vie di mobilità dolce, fattorie didattiche, strutture per il turismo di prossimità e cooperative per la produzione agricola di qualità. 

E nessuno stenditoio di 15 km a 380.000 Volt passerà su questo “corridoio ecologico” a rovinarlo in modo irrimediabile.

Circolo Legambiente “La Sarmazza” Saonara-Vigonovo