I PRIMI ANNI DI ATTIVITÀ DI LEGAMBIENTE A PADOVA

In occasione del quarantesimo anniversario della nostra associazione ripercorriamo le origini e alcune delle tappe più significative dei nostri primi 40 anni

 

Ricordare gli inizi dell’attività di Legambiente a Padova offre l’occasione per tentare un sia pur sintetico bilancio dei risultati raggiunti, di quanto realmente la nostra associazione abbia saputo incidere sull’opinione pubblica cittadina, sui processi e le trasformazioni ambientali e territoriali avvenute in tutti questi anni e quindi anche per ripensare criticamente i contenuti e le forme di lotta da adottare nel prossimo futuro per uno sviluppo ecologicamente e socialmente più sostenibile della nostra città.
Sin dalla sua costituzione nel febbraio del 1985 Legambiente ha individuato come temi e obiettivi strategici della propria azione la questione dei parchi e del sistema del verde, la salvaguardia della natura e della biodiversità, la lotta all’inquinamento e la tutela della salute dei cittadini, i problemi del traffico e della mobilità sostenibile, la questione energetica e l’educazione ambientale. Obiettivi perseguiti con l’elaborazione di proposte, documenti programmatici e progetti, con l’organizzazione di convegni, conferenze e incontri seminariali, ma anche con manifestazioni e con la mobilitazione attiva dei cittadini.

Partendo dagli studi di Giovanni Abrami sul territorio periurbano di Padova, già nel marzo del 1985 organizzammo in sala Rossini al Pedrocchi un convegno per lanciare l’idea  di un grande parco urbano in zona Basso Isonzo e per impedire la prevista realizzazione in quell’area di una mega struttura di elevato impatto ambientale destinata al bowling e sale gioco. Convinti che per vincere una battaglia in difesa dell’ambiente non sia sufficiente costruire un fronte del no, ma sia necessario proporre un realistico progetto alternativo, nei mesi successivi, con la collaborazione dello stesso Abrami e di altre associazioni ambientaliste, definimmo un disegno complessivo per la formazione di un organico sistema del verde e di una estesa rete ecologica a scala urbana e territoriale. Un progetto che venne sottoscritto da più di diecimila cittadini e che pose le basi per alcune battaglie che negli anni seguenti conseguirono alcuni significativi successi, tra i quali possiamo in particolare ricordare la formazione del Parco Roncajette e del Parco del Basso Isonzo e l’ampliamento del Parco Iris in aree in precedenza destinate all’edificazione.

Un’idea progettuale resa più incisiva con la definizione in anni recenti del Programma d’azione per un “Parco Agro-paesaggistico Metropolitano”, promosso da Legambiente ma elaborato con la partecipazione attiva di oltre 30 associazioni ambientaliste e culturali e delle associazioni degli agricoltori, che ha fornito alcuni fondamentali indirizzi per il “Piano del Verde e dell’Agricoltura Urbana” approvato dal Comune nel 2022. Un programma che ha condizionato anche l’impostazione del nuovo “Piano degli Interventi” del 2023, che ha cancellato gran parte delle previsioni edificatorie nelle aree precedentemente destinate alla cosiddetta perequazione urbanistica. Risultati importanti, che però oggi richiedono un rinnovato impegno da parte della nostra associazione per far sì che le previsioni dei nuovi piani trovino effettiva realizzazione e per impedire che con ingiustificate e gravi “deroghe” agli strumenti urbanistici e programmatori l’amministrazione comunale proceda in direzione decisamente contraria, così come avvenuto nel caso del progettato nuovo Polo logistico Alì a Granze di Camin.

Sul fronte della lotta contro l’inquinamento urbano, per la riduzione del traffico automobilistico e la mobilità sostenibile, dopo aver organizzato diverse biciclettate e manifestazioni con le campagne “A ruota libera” e “Straffichiamoci”, nel novembre del 1985, nell’aula Magna del liceo Curiel, organizzammo, con la partecipazione di Fabrizio Giovenale e Marcello Mamoli, un importante convegno pubblico per lanciare l’idea di un piano per la realizzazione di una organica rete di piste ciclabili a scala urbana. Un convegno a cui fece seguito l’elaborazione di un documento programmatico che venne presentato all’amministrazione comunale. È a seguito di queste iniziative che venne conferito a Mamoli l’incarico per l’elaborazione  del primo piano guida approvato dal Comune, anche se poi in fase realizzativa si è proceduto in modo assai parziale e frammentario.

Numerosissime sono state negli anni successivi le bici-manifestazioni indette per dare continuità alle rete dei percorsi ciclabili e assicurare effettive condizioni di sicurezza per i ciclisti. Si può in particolare ricordare la grande partecipazione a quella del maggio 2005, a conclusione della quale vennero consegnate all’amministrazione comunale le 12.000 firme raccolte in calce alla petizione predisposta da Legambiente e quella del maggio 2008 (In mutande contro il traffico) che fece notizia per l’abbigliamento piuttosto originale dei partecipanti. Nel 2018, grazie anche alla collaborazione tecnica di Legambiente, il Comune approvò il progetto di “Bicipolitana”, divenuto parte integrante del Piano del traffico (PUMS), ma anche in questo caso, nonostante i rilevanti stanziamenti di bilancio, molto resta ancora da fare per dar vita ad una organica rete priva di soluzioni di continuità e a percorsi sicuri per gli spostamenti casa-scuola degli alunni delle scuole dell’obbligo. Ed è ovviamente questo ancor oggi uno degli impegni fondamentali nell’attività della nostra associazione.

Significativi successi Legambiente ha ottenuto ai fini della pedonalizzazione di parti significative del centro storico con la campagna “Cento strade per giocare”, che per diversi anni ha interessato vie un tempo ad alta intensità di traffico, quali via Roma, via San Francesco e via del Santo. Iniziative che oggi si stanno estendendo ai quartieri periferici con la campagna “Strade scolastiche”, volta a creare zone a traffico limitato o pedonalizzate in prossimità delle principale scuole dell’obbligo. Un primo concreto passo verso il più generale progetto di una “Città dei 15 minuti”.

Queste alcune delle battaglie avviate da Legambiente nei primi anni della sua attività a Padova. Molte altre sarebbero da citare. Da quelle contro il nucleare e per le energie rinnovabili, che contribuirono alla vittoria dei referendum del 1987 e del 2011, a quelle per il parco dei Colli Euganei, da quelle contro la speculazione edilizia e per una città finalizzata al benessere dei cittadini  a quelle per la tutela e salvaguardia dei beni storico artistici. Manca però qui lo spazio.

Quali conclusioni trarre da queste brevi note? Una sicuramente. Per avere una qualche probabilità di successo o comunque per generare delle ricadute positive, ogni singola battaglia per obiettivi specifici deve essere inquadrata in una prospettiva e in un programma d’azione di più ampio respiro. Un progetto di trasformazione urbana e sociale che colpisca l’immaginario collettivo e abbia la capacità di far intravvedere e immaginare la possibilità di dar vita ad una città, ad un territorio e ad una comunità urbana radicalmente diversi da quelli attuali per i quali valga la pena offrire il proprio sostegno e contributo.

 Sergio Lironi, co-fondatore e Presidente onorario di Legambiente Padova