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Il governo ha proposto di accorpare la provincia di Padova, in un primo tempo, con quella di Rovigo e, poi, con quella di Treviso, seguendo logiche puramente economiche di riduzione dei costi gestionali del territorio, segnatamente di quelli relativi alla politica.

La Regione, a cui era stato chiesto di riordinare il proprio territorio prima che si procedesse per decreto, ha sdegnosamente rifiutato qualsiasi modifica dello status quo, confermando le attuali sette province.

Il governatore Zaia non ha voluto, o saputo, anticipare le scelte del governo. Cosa che avrebbe potuto fare affrontando il problema sotto il profilo urbanistico, rimodulando l’assetto del territorio per porre rimedio al disordine edilizio e al consumo di suolo che ci hanno consegnato le politiche del passato e ottenere, di risulta, anche la contrazione della spesa corrente.

Se si va a vedere il nuovo P.T.R.C. (Piano Territoriale Regionale di Coordinamento), adottato nel 2009 ed in fase di aggiornamento, si può vedere che  le tavole relative alla mobilità ed allo sviluppo economico e produttivo del Veneto si incardinano su due poli: il bilanciere Padova e Venezia ed il polo di Verona. Si sarebbe potuto partire da lì e ragionare in termini di due città metropolitane, una ad est ed una ad ovest, che aggregassero i comuni limitrofi.

La costituzione di due città metropolitane ai due poli della regione, lasciando l’autonomia a Belluno di gestire le sue montagne, potrebbe essere una soluzione più razionale di quella proposta dal governo, anche in considerazione del fatto che la nebulosa edilizia che si è venuta a creare nel nord est veneto, a causa della citata dissennata urbanizzazione, costituisce una città diffusa che, di fatto, è già una metropoli.

Zaia, però, ha deciso di non decidere finendo per subire le scelte del governo, che ha aggregato le province con criteri assai discutibili, creando non poche perplessità e dichiarate contrarietà.

 Zanonato ha cercato di supplire all’abdicazione della Regione proponendo in una delibera, approvata dal consiglio tre giorni fa, il connubio di Padova con Venezia. Dall’altra parte, Verona, Vicenza e Rovigo stanno dialogando per aggregarsi tra di loro, forse per bilanciare, qualora dovesse nascere, il peso di un’eventuale PA-TRE-VE (Padova, Venezia, Treviso).

L’aggregazione di più province o la creazione di città metropolitane sono, però, operazioni complesse, che vanno valutate sulla base della loro capacità di risolvere  i grandi temi ambientali che affliggono il Veneto, e cioè: il consumo di suolo, la tutela del paesaggio, il recupero della campagna, la sicurezza idrogeologica. Temi che, a mio avviso, sono prioritari rispetto a quelli economici dello sviluppo, che va ricercato con criteri di sostenibilità, e del risparmio gestionale, che va ovviamente ottimizzato.

Fra i vari scenari possibili, quello sopra ipotizzato delle due città metropolitane, ciascuna di oltre due milioni di abitanti, e del bacino montano, mi sembra il più convincente, in quanto si tratta di tre aree, ognuna omogenea, in cui la centralizzazione del governo può dare soluzione ai problemi evidenziati, anche se comporta un adeguamento del ruolo della Regione.

Queste operazioni complesse richiedono, però, studi adeguati ed un dibattito che investa la società civile. Solo ora, a scelte calate dall’alto, si cominciano ad organizzare incontri in tutta la provincia e a proporre referendum popolari. Meglio tardi che mai, anche perché processi di questa rilevanza, in cui le scelte incidono significativamente nel modo di vivere e di relazionarsi dei cittadini, dovrebbero coinvolgere la popolazione in processi partecipativi, debitamente strutturati, già nella fase della loro elaborazione.

La mediazione preventiva con i cittadini è un metodo intelligente, largamente praticato in altri paesi europei, che permette di evitare, o limitare fortemente, l’insorgenza di contrasti futuri che rendono difficile, onerosa e talvolta vana l’azione pubblica.

Lorenzo Cabrelle – Legambiente Padova

3 Responses to “Quale città metropolitana per Padova?”

  1. Carlo Crotti ha detto:

    Caro Lorenzo
    forse sbaglio, ma perchè ragionare, quando si parla di città metropolitana, solo in termini di province intere che si spostano da una parte o dall’altra ?
    Cosa ci sarebbe di scorretto se immaginiamo quella di Padova, sciogliersi permettendo ai Comuni della sua Bassa di aggregarsi a Rovigo o a Verona quelli più a ovest; mentre quelli dell’Alta distribuirsi tra Treviso e Vicenza ?
    Padova e Venezia costituiscono un aggregato che non ha motivo di trascinarsi dietro
    Montagnana o Piombino Dese.
    Un secondo aspetto che viene sollevato da chi si oppone alla nuova entità sono “i debiti” che Venezia si trascina e che diverrebbero a carico anche dei padovani.
    Mai nessuno che faccia un calcolo di quanto per legge spetta in più ad una città metropolitana, rispetto alla precedente condizione provinciale.
    Mai nessuno che sappia calcolare i benefici di una entità che può contare su più risorse produttive, di quante ne ha restando a se stante.
    Prendiamo ad esempio il porto, allargato fino alla nostra ZIP grazie alla idrovia navigabile.
    Sappiamo che quello di Genova contribuisce da solo al 15% di tutte le entrate comunali.
    Chi ha mai solo immaginato quanto ne potrebbe ricavare uno scalo con PD e VE insieme ?
    bye

  2. spartaco vitiello ha detto:

    Potrei sbagliarmi, ma non sarebbe più semplice abolire del tutto le province ? in definitiva sono un retaggio dell’organizzazione statale all’epoca in cui le comunicazioni avvenivano alla velocità del cavallo.

  3. lorenzo cabrelle ha detto:

    rispondo ai miei interlocutori richiamando i passaggi del mio articolo in cui parlo della complessità delle operazioni di riordino amministrativo del territorio e della necessità di valutazioni e studi approfonditi, nonché di un ampio dibattito.
    Nel merito dei singoli appunti, nulla vieta, anzi è ammesso dalla stessa disciplina di costituzione delle città metropolitane, che i comuni possano chiedere di essere aggregati ad altre province o città metropolitane adiacenti. L’importante è che queste operazioni rispondano ad una migliore organizzazione del territorio, sia sotto il profilo dell’economia gestionale (che presuppone anche il confronto dei bilanci), sia sotto il profilo delle opportunità di sviluppo economico, , e soprattutto, sotto il profilo della lotta al consumo del suolo e del recupero e della tutela dell’ambiente e del paesaggio.
    Per quanto riguarda la sopravvivenza delle province, non intendo certo difenderla, anzi a mio avviso va ricercata una diversa organizzazione degli enti territoriali di secondo livello, privilegiando i grandi comprensori che meglio riescono ad affrontare i tematismi dell’ambiente, della residenza, dei trasporti e delle attività produttive. La realtà della nebulosa edilizia esistente nelle province di Padova, Treviso e Venezia induce a pensare all’utilità di un’aggregazione in un’unica città metropolitana.
    Non voglio, tuttavia, pormi come esperto in questa materia. Il mio intento è quello di stimolare un dibattito, che attualmente è disarticolato mentre meriterebbe di essere strutturato e governato.
    Lorenzo Cabrelle

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