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Foto0818aL’urbanista Luigi Piccinato era certissimo nelle sue idee: “l’area destinata al complesso Universitario Ospedaliero insiste su di una ubicazione quanto mai inadatta, perchè in netto contrasto con ogni imprescindibile necessità urbanistica” (Padova, metà anni ’50). Ora parte l’iter per la costruzione del nuovo ospedale, in zona Montà.

Elio Franzin degli Amissi dei Piovego [in foto vicino alle mura storiche, n.d.r.] ricorda: “fra i cardini dei piani regolatori di Piccinato vi era la tutela della cerchia muraria cinquecentesca, il trasferimento della zona ospedaliera, l’espansione del verde pubblico.

Quindi il trasferimento dell’attuale Polo ospedaliero è una occasione storica, non ripetibile, per abbattere il maggior numero possibile degli edifici del Polo ospedaliero costruiti sopra il bastione cinquecentesco Cornaro, quando fu abbattuto un tratto della cortina muraria e tombinato il canale dei Gesuiti. In onore del Papa Francesco, gesuita, noi proponiamo che oggi sia riportato alla luce proprio il canale dei Gesuiti (…).

Il progetto di trasferimento del Polo ospedaliero trova una vastissima opposizione. Molti padovani affermano: “è un’altra opportunità per la speculazione immobiliare, per rubare in grande due volte. Comprando a basso prezzo tutti gli edifici del Polo ospedaliero attuale e gonfiando i costi del nuovo Polo ospedaliero”.

Tutto è possibile in Italia alla speculazione immobiliare, ai furbetti della rendita urbana.

Ma è anche possibile organizzare dal basso un blocco di forze culturali, sociali e politiche che controlli e stronchi ogni manovra speculativa, che combatta in modo permanente e organico la rendita urbana. Noi indichiamo come esempio: Luigi Piccinato, Lanfranco Zancan, Francesco Feltrin.

Il primo obbiettivo è quello di ottenere la massima visibilità delle società, di tutte le società, alle quali è stato affidato l’incarico di realizzare il nuovo Polo ospedaliero.

Il secondo è quello di  ridurre al massimo possibile gli edifici dell’attuale Polo ospedaliero costruiti in aperta e sistematica violazione degli articoli della Costituzione e delle leggi di tutela del patrimonio artistico e storico e del paesaggio della Nazione.

Si dirà: sbagliare la destinazione di una grande area urbana? Impossibile.

Eppure è già successo, proprio in questa città, con conseguenze negative che si sono trascinate per 50 anni. Così scriveva Luigi Piccinato nel ’54: “Detta area [dove verrà poi costruito l’Ospedale] altro non è che una proiezione in ampliamento del settore occupato dal vecchio ospedale e casca a cavaliere delle mura in uno dei più importanti (se non del più importante!) nodo del traffico di penetrazione al centro della città (…). La realizzazione dell’opera in questa area comporterebbe la distruzione di più di mezzo chilometro della cinta muraria; la distruzione delle zone libere e verdi ancora esistenti e la menomazione quasi totale dello storico Parco Treves progettato da Jappelli, la copertura costosa e inutile di gran tratto del canale di S. Massimo con la conseguente sfigurazione dei luoghi che, per la visuale della basilica di Sant’Antonio, sottolineata dai giardini e per l’andamento del sistema bastionato murario, imporrebbero invece la loro valorizzazione mediante opportuno sistema di zone verdi e di passeggiate. Lambita e attraversata da grandi arterie di traffico, (…) l’area è quantitativamente sufficiente, ma non consente imprevedibili eventuali ampliamenti; sottoposta al rumore e al pericolo dovuto all’intenso traffico… il funzionamento non potrà mai godere di quei requisiti che sono fondamentali per un tale moderno complesso ospedaliero. Senza contare la notevole spesa per la deviazione verso sud della circonvallazione e per la copertura del lungo tratto di canale”.

Che la nostra storia recente sia da monito a non commettere altri errori di cui Padova pagherebbe le conseguenze per molti e molti anni.

sintesi dei comunicati stampa degli Amissi del Piovego e della relazione di Luigi Piccinato a cura di Luca Brunello

 

3 Responses to “Ospedale: vigilare sul nuovo, impedire speculazioni edilizie sul vecchio”

  1. Alberto Marcellan scrive:

    Per quanto riguarda la conoscenza delle società coinvolte nella realizzazione del nuovo ospedale si possono leggere i quotidiani di questi giorni: Palladio Finanziaria, holding che insieme a Bovis Lend Lease, ha presentato l’ unico progetto per il nuovo ospedale e che verosimilmente lo realizzerà in project financing, coinvolta nell’ inchiesta sul Consorzio Venezia Nuova, abitazioni e uffici del suo amministratore delegato Roberto Meneguzzo perquisiti dalla Guardia di Finanza, con acquisizione di una notevole mole di documenti ritenuti interessanti ai fini dell’ indagine; una merchant bank (banca d’ investimenti) con partecipazioni in Generali, Fonsai, EstCapital e molte altre.
    Si prospetta una vera e propria “finanziarizzazione” della salute.
    Sinceramente poi non so se il sacrificio di un’ area agricola di 650000 metri quadrati che verrà cementificata valga lo stombinamento del canale dei Gesuiti e il recupero della zona delle mura cinquecentesche; in fondo gli scritti dell’ urbanista L. Piccinato risalgono agli anni cinquanta, Padova non era cementificata come adesso, non esisteva una stadio con concerti da 40000 persone vicino alla zona dell’ ospedale.
    Alberto Marcellan comitato Lasciateci respirare Padova

    • gianni scrive:

      …guarda…guarda…ma che combinazione,proprio oggi a pag 3d el Corrire del Veneto 25 luglio 2013…appare un lungo articolo che spiega bene tutto quello(i grandi affari e le commistioni tra
      Mose e Nuovo Ospedale)che noi COMUNI MORTALI avevamo già qui del tutto prefigurato.Con alcune notevoli intercettazioni della Finanza.
      …ma guarda…
      Gianni-cittadino non graduato

  2. ma, chiedo a chi ha seguito con più attenzione la vicenda ( io, confesso, sono stato poco attento…) quali sono le motivazioni di questa decisione ? sono state prese in considerazione e discusse soluzioni alternative ? come, da chi ?

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