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nuovo_villaggioVent’anni fa a Padova non esisteva nulla del genere, nessuna esperienza sociale né associativa, nessun servizio pubblico che potesse indirizzare o, per quanto possibile, facilitare l’accesso alla casa per chi, venendo da lontano, sceglieva questa terra veneta di lavoratori per lavorare a sua volta; per garantire, come i nostri padri avevano fatto a loro tempo, un futuro migliore alla famiglia rimasta in patria.

La cooperativa Nuovo villaggio nasce proprio da questa forte spinta ideale condivisa da un coordinamento di realtà del privato sociale che già allora operavano da tempo sul territorio – il Movi, le Acli, le associazioni Popoli insieme e Unica terra

– e che erano pronte a trovare risposte concrete alle persone in difficoltà, soprattutto straniere, nella mediazione e nell’accompagnamento alla ricerca di un’abitazione. E oggi gli obiettivi restano i medesimi degli albori di quella firma depositata l’11 febbraio 1993, che sanciva la nascita della cooperativa.

Nuovo Villaggio voleva metterci la faccia per garantire alloggi e affitti concordati con persone che avevano la necessità di soddisfare bisogni primari: lavorare in maniera adeguata, mantenere condizioni igieniche sufficienti per non mettere a repentaglio la propria salute”. Così Lino Baruffaldi spiega la missione della cooperativa sociale e il suo intento di essere legata a esigenze concrete: “le persone hanno interesse di essere aiutate a crescere nella loro dignità, non di una carità fine a se stessa”. Non solo la volontà di creare qualcosa che crescesse da delle buone fondamenta ma anche il bisogno di coprire un vuoto sociale che necessitava di essere colmato, “Erano gli inizi degli anni Novanta e dissi, dobbiamo farlo a Padova! Mi attivai per mettere insieme i soggetti più impegnati nel sociale, ma mancava un contesto maturo di accoglienza sociale e abitativa”, continua il presidente Baruffaldi.

Quello di Nuovo Villaggio è un piccolo miracolo nato da una realtà sempre più complessa e differenziata: all’inizio degli Novanta erano 3500 i lavoratori stranieri regolari che non avevano accesso alla casa, tramite i canali tradizionali delle strutture pubbliche. Da qui l’idea del privato sociale, ossia fondi no profit per scopi ‘alti’ come conferma Baruffaldi: “volevamo aprire la strada non solo agli stranieri e alle persone in difficoltà affinchè le istituzioni se ne facessero carico. Cosa che però è rimasto soltanto un sogno”. Il sogno deve ancora realizzarsi ma la sua fondazione nel ’93 getta le basi per delle buone premesse con la firma delle due associazioni Popoli insieme e Unica terra.

E’ proprio Unica Terra la protagonista non solo di ciò che diverrà Nuovo Villaggio ma anche del libro ‘Ragazzo straniero tra scuola e territorio‘. La passione per la cultura africana troppe volte sfregiata, l’esperienza di volontariato in Congo e Rwanda sono gli ingredienti che portano Paola Tiso a fondare l’associazione. Nel 1989 tuttavia l’ondata di nigeriani coglie alla sprovvista l’associazione: “non potevamo più basarci sui volontari, dovevamo strutturarci e specializzarci nei vari ambiti di intervento che l’accoglienza, soprattutto straniera ci richiedeva”. L’apertura di Casa Abramo a Rubano è un passo importante ma con l’apertura di Casa Ruth per i profughi somali la struttura associativa si solidifica e i rapporti multiculturali si intensificano: dal mangiare e condividere la quotidianità agli gli occhi sgranati perchè i sarti sono unicamente uomini.

 Il lato economico di questa esperienza non è da sottovalutare:”‘mi interessava moltissimo la volontà di cercare altre strade di ricerca di fondi pubblici che finanziassero la disponibilità di alloggi‘”, dice Mario Crosta. Crosta, oggi direttore di Banca popolare Etica, è stato il primo sindaco revisore della cooperativa: “dava una chiave imprenditoriale nuova, che servì come apripista a molte altre esperienze che seguirono per offrire risposte adeguate al disagio”. Come Baruffaldi così Crosta sono sempre rimasti concentrati sul concreto ma soprattutto hanno sempre fatto loro la volontà di andare nel merito delle questioni: ‘oggi l’immigrazione è vista più pragmaticamente. La crisi economica ha il merito di aver smussato le polemiche sociali su ‘perchè l’immigrato sì e l’italiano no’ appianando il divario e il bisogno della casa viene affrontato in quanto tale senza distinzioni‘.

Sintesi a cura di Luca Brunello – redazione Ecopolis,

tratto da la Difesa del popolo del 12/04/2013 a firma di Tatiana Mario

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