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Ogni anno, i cittadini italiani conferiscono nei contenitori Caritas circa mille tonnellate di indumenti: il 68% viene riutilizzato, il 25% riciclato. A Padova, il servizio di raccolta è gestito dalla cooperativa So. La. Re., ed occupa oltre 60 persone a tempo indeterminato.

La vigilia di Natale del 1997 apparivano a Padova i primi contenitori gialli Caritas per la raccolta permanente di tessuti e pellami usati in buono stato, grazie ad una convenzione stipulata con Amniup. Oggi, in città e in numerosi comuni della diocesi di Padova, sono 250 i contenitori Caritas gestiti dalla cooperativa sociale Città So. La. Re. (www.cittasolare.org). So. La. Re. è acronimo di Solidarietà, Lavoro e Responsabilità, valori che il servizio di raccolta di vestiti usati mette in evidenzia.

Solidarietà con i più poveri: è il fine a cui Caritas destina gli utili della raccolta. La normativa ambientale classifica come un rifiuto l’abbigliamento raccolto attraverso i contenitori stradali, e non permette che un rifiuto possa essere donato. Quindi non “vestiti ai poveri”, ma sostegno ai progetti della Caritas diocesana, che sa leggere le tante forme di necessità e di bisogno che l’attuale crisi economica ha “solo” reso più evidenti e drammatiche.

Lavoro: la raccolta è un’opportunità per persone che hanno difficoltà ad accedere al mercato del lavoro. Città So.La.Re., che ha come obiettivo principale l’inserimento lavorativo di persone svantaggiate e in fragilità sociale, è iscritta all’Albo nazionale gestori ambientali e occupa oltre 60 persone assunte a tempo indeterminato in diverse attività, anche negli ambiti dell’accoglienza e degli assemblaggi industriali conto terzi. La raccolta degli indumenti usati occupa mediamente otto lavoratori. I cassonetti vengono svuotati settimanalmente, si scartano solo gli indumenti molto sporchi e particolarmente laceri, il resto viene inviato a impianti autorizzati alle operazioni di recupero. Ogni anno sono raccolte circa mille tonnellate di abbigliamento.

Responsabilità: la raccolta è un servizio di salvaguardia dell’ambiente e di promozione ad un consumo responsabile e attento agli sprechi. Conau, il Consorzio Nazionale Abiti e accessori Usati, stima in circa 14 kg/persona annui il consumo di abiti e di accessori in Italia. La raccolta differenziata di tali materiali nel nostro paese arriva in media a circa 1,5 kg/persona annui, ed è inferiore alla media dell’Unione Europea. Le statistiche affermano che tale raccolta è destinata per il 68% al riutilizzo, per il 25% al riciclo e solo per il 7% allo smaltimento. Uno studio dell’università di Copenhagen evidenzia che con il riciclaggio di 1 kg di abiti usati si riduce l’emissione di Co2 di 3,6 kg, il consumo di acqua di 6.000 lt, si evita l’utilizzo di 0,3 kg di fertilizzanti e di 0,2 kg di pesticidi. (fonte: www.conau.it).

Insieme con Caritas ringraziamo tutti i cittadini per la fiducia che in questi anni ci hanno assicurato e, mentre ci impegniamo a mantenere alta la qualità del nostro servizio, invitiamo tutti a scegliere i contenitori Caritas/Città So.La.Re. Gli altri cassonetti gialli stradali per la raccolta indumenti sono sì simili, ma solo nella forma.

Nicola Pellichero – Città So.La.Re.

4 Responses to “Raccogliere vestiti usati: un gesto solidale e responsabile”

  1. Marco C. ha detto:

    ottimo questo articolo, mi ero sempre chiesto come venivano usati i vestiti e quanti ne venivano raccolti. grazie

  2. Brunella P. ha detto:

    Da quando ho memoria i miei familiari ed io non abbiamo mai gettato via i vestiti usati, li abbiamo sempre regalati, ma fino a 15 anni fa il problema x noi era come trovare i destinatari. Ho accolto con entusiasmo i contenitori della Caritas, ma ora che ho traslocato in zona Prima Arcella sono tornati i problemi… Tra l’altro, esattamente un paio di giorni fa, in un infopoint x la raccolta differenziata “porta a porta” in zona Pontevigodarzere-Ponte di Brenta, mi è stata riferita la stessa identica questione: c’è chi, regolarmente, riesce a tirar fuori tutti gli abiti dai contenitori gialli x sceglierne un paio e poi lasciar tutti gli altri sparpagliati in mezzo alla strada senza più curarsi di nulla.
    Questo disinteresse, insieme a mille altre situazioni analoghe a cui assisto personalmente, mi lasciano sgomenta e soprattutto incazzata. Tanto x parlare solo di ciò che ho visto, il cassonetto giallo della Caritas di via Menabuoi viene spesso preso d’assalto dai nomadi (donne e bambini) che mendicano intorno alla stazione, e proprio lo scorso sabato di pioggia ho visto abbandonato tra il fango dell’aiuola l’intero contenuto: indumenti perfetti e nuovi, tra cui giacconi di pelle e maglioncini di cachemire, pronti x i primi prossimi freddi… E’ piovuto x tutto quel weekend: quanta roba conferita con cura sarà poi stata buttata via, inutilizzabile?
    Affinchè questa mia rabbiosa lamentela non resti sterile, ho sentito parlare di soluzioni possibili, in modo che la merce introdotta non si possa poi “pescare” senza una chiave o un tipo speciale di apertura (non chiedetemi quale!) Ciò che intendo far presente è che ci vuole una soluzione rapida, e che spero di venire presa in considerazione da chi di dovere!… Grazie.

  3. giamag ha detto:

    ho visto come fanno a tirar fuori la merce dai cassonetti per gli indumenti (quelli gialli),
    aprono lo scorrevole come se dovessero introdurre dei vestiti, invece nel contenitore infilano un bambino rannicchiato e poi spingono il portellone inserendo il loro aiuto nell’interno del cassonetto, che a sua volta mette le buste nel contenitore e porta la roba fuori, non so se riesce a vedere bene quello che fa , ma in ultimo si infila lui (il piccolo bambino) nel contenitore e lo tirano fuori!!!!!!
    le pensano tutte!!!

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