No a un polo della logistica a Maserà

A Maserà è nato il “Comitato Via Bolzani – No Polo Logistico in difesa del territorio, per sensibilizzare la popolazione e pretendere un confronto con gli amministratori

Il nuovo Comitato nato nei giorni scorsi a Maserà, si propone di opporsi ad azioni e opere che risultino di impatto dannoso per la popolazione residente, il territorio, l’ambiente, la cultura, la paesaggistica locale e che possano aumentare il rischio idrogeologico.

In particolare, il Comitato si oppone al progetto in itinere per la costruzione di un imponente Polo Logistico in Via Bolzani, che avrà effetti negativi sullequilibrio idrogeologico della zona, su traffico, viabilità, salute e qualità della vita dei residenti, nonché potenziali rischi di danni alle attuali strutture residenziali e coltivazioni agricole.

Il Comitato Via Bolzani No Polo Logisticosi propone di agire attraverso campagne di sensibilizzazione dellopinione pubblica e di tutti gli Organi Istituzionali che abbiano il potere di intervenire in maniera diretta o indiretta per il raggiungimento degli obiettivi, perseguire la tutela del territorio e il diritto alla salute dei Cittadini.

La costituzione del Comitato Via Bolzani No Polo Logistico è stata decisa in seguito alla serata informativa, organizzata dal gruppo civico di opposizione Comunità e Territorio, per informare la cittadinanza sul progetto del grande polo logistico che minaccia il paese nella zona di via Bolzani.

L’operazione, che ha già avuto l’avallo della Giunta Comunale, prevede la cementificazione di 102.000 metri quadri di terreno agricolo per la costruzione di un magazzino di 42.000 metri quadri, 600.000 metri cubi e 15 metri, e oltre, di altezza. Si ipotizza inoltre il passaggio di almeno 160 nuovi camion giornalieri, a cui si sommano i mezzi dei dipendenti e i furgoni per le consegne, che non sono nemmeno stati stimati nello studio di impatto viabilistico. Il tutto in un luogo storicamente rinomato per la coltivazione del tipico radicchio Fior di Maserà, già in parte gravato nei decenni scorsi dalla costruzione di una zona industriale che, solo con questo movimento, verrebbe ampliata del 60% – e di condomini tuttora abitati.

L’amministrazione locale, ufficialmente invitata, non si è presentata al confronto e continua a trincerarsi dietro ai vantaggi economici dell’operazione, senza prendere in considerazione il peso economico del consumo di suolo, in termini di perdita di servizi ecosistemici (dati ISPRA), le problematiche relative all’inquinamento, alla viabilità e al benessere dei residenti.

Non vengono considerati nemmeno i problemi che si riverseranno sulle attività produttive esistenti, che già oggi gravitano su una strada che è al limite della sua portata e che inevitabilmente vedrà un congestionamento dei flussi di traffico a seguito dellintervento. Il tutto allo scopo di portare nel territorio unattività di stoccaggio che non crea ricchezza per il luogo, né da garanzia di radicamento a lungo termine, non portando alcun valore aggiunto al tessuto economico locale.

Le contraddizioni ambientali, economiche e morali che le operazioni per la logistica mostrano di avere nella loro connessione con la grossa distribuzione, tratteggiano limmagine inquietante di un processo consumistico e aggressivo, tuttaltro che unoccasione da cogliere per i piccoli comuni e la loro popolazione.

Il paradosso di un progetto di tale entità è che, grazie alle maglie larghe della legge sul consumo di suolo, questa operazione non viene conteggiata come suolo consumato e non necessita di alcuna procedura di evidenza pubblica, con il risultato che moltissimi cittadini sono ancora all’oscuro di quanto sta succedendo.

 

Redazione Ecopolis