Il gas fossile e il nucleare non sono investimenti verdi

L’UE sta considerando l’inclusione del gas fossile e dell’energia nucleare nell’elenco delle fonti sostenibili, un’ipotesi divisiva.

 

 

L’inclusione del gas fossile e dell’energia nucleare tra gli investimenti sostenibili previsti dalla tassonomia dell’Unione Europea ha portato a una divisione profonda tra governi e cittadini europei. Come spiegato da META – il canale dello European Environmental Bureau, mentre paesi come la Francia – che ha investito per anni sull’energia nucleare – e alcuni paesi dell’Europa orientale (Polonia, Repubblica Ceca) fanno pressione per l’inclusione del gas e del nucleare tra gli investimenti verdi dell’UE, altri paesi come l’Italia, la Spagna, la Danimarca, l’Austria e il Lussemburgo si oppongono alla loro inclusione nella tassonomia UE.
Perché la tassonomia UE è così importante? La tassonomia dell’Unione Europea è uno strumento utile agli investitori per fare chiarezza – offrendo una chiara classificazione – su quali investimenti contribuiscono allo sviluppo di fonti di energia rinnovabile e quali, invece, vanno nella direzione opposta rispetto agli obiettivi previsti dagli accordi internazionali (gli Accordi di Parigi del 2015 e il Patto per il Clima di Glasgow del 2021).

Gli interessi dei governi dell’Europa orientale per il gas fossile si spiegano con la dipendenza che le economie di questi paesi hanno nei confronti del carbone. Il loro obiettivo di lungo termine è sostituire una politica energetica fondata sul carbone con una politica che abbia al proprio centro il gas.
Questa scelta pone seri rischi prima di tutto per tutti i cittadini europei, che già oggi si trovano vittime di speculazioni globali e interessi geopolitici che hanno provocato una carenza di energia in tutto il continente. La crisi energetica ha già pesato sul bilancio dei governi che hanno speso miliardi di euro per porvi un argine, sul bilancio delle persone che hanno visto aumentare le bollette.

Al di là dell’instabilità che questa scelta comporterebbe, è una falsità sostenere che il gas fossile sia una fonte di energia sostenibile. Il gas fossile emette circa il 50% in meno di CO2 rispetto al carbone, ma questa comparazione non considera la catena di approvvigionamento del gas, che emette grandi quantità di gas inquinanti come il metano.

L’impatto del metano sulla crisi climatica è 84 volte più grande della CO2. Quindi, considerando le emissioni di metano, i benefici del gas fossile rispetto al carbone sono decisamente minori e si assottigliano ancora di più sul lungo termine.
Mentre l’energia nucleare pone, ancora oggi, rischi di sicurezza, rischi di inquinamento ambientale, investimenti di lungo termine che non possono essere messi in atto nel periodo che abbiamo a disposizione per raggiungere gli obiettivi concordati dalla comunità internazionale.

Secondo lo scenario di compatibilità con gli Accordi di Parigi redatto dallo European Environmental Bureau e da CAN Europe, la conversione da un’economia basata sul carbone ad un’economia basata sulle energie rinnovabili e sull’energia elettrica è tecnicamente attuabile senza il ricorso al gas fossile e all’energia nucleare.
Pertanto includere l’energia nucleare e il gas fossile nella tassonomia UE rischia di allontanarci dagli obiettivi, senza precedenti, che ci siamo posti. Rischia di sottrarre risorse e investimenti nelle forme di energia realmente sostenibili – basti pensare all’energia eolica, all’energia solare e all’energia elettrica -per indirizzarli verso attività che rallentano e ostacolano il raggiungimento della neutralità climatica.

Puoi leggere l’articolo integrale su meta.eeb.org.

Andrea Maiorca, redazione Ecopolis
foto: Jason Blackeye