Paese che vai, limiti che trovi?

C’è chi ogni tanto cerca di sdrammatizzare la situazione dell’aria della nostra zona, una delle più inquinate del Veneto, classificata come zona A (cioè a rischio) dal fantomatico Piano Regionale di Risanamento dell’aria, che peraltro non ha mai prodotto alcun risultato. Una delle maggiori cause inquinanti è la presenza dei 3 cementifici, che continuano ad avere elevatissime emissioni.

Facciamo il caso degli Ossidi di Azoto (NOx), responsabili di malattie delle vie respiratorie: nell’ultima decade di ottobre il Cementificio Zillo a Este ha emesso mediamente 1375 milligrammi di NOx per metro cubo con punte di 1430. Dati simili risultano anche alla Italcementi e alla Cementeria Zillo di Monselice. « Ma il limite è di 1800! » reagiscono indignati i cementieri, sostenuti dal coro degli amministratori locali, preoccupati più della “salute” dei cementieri che di quella dei cittadini. Leggi di più

Dai voce a territori e comunità: sostieni Legambiente

Eccoci, finalmente. Qui seduti, io e te. Stai spulciando le mail? Forse oggi ti è arrivata via posta qualche newsletter. Io quando vedo crescere il numero di mail da leggere nella cartella “posta in arrivo” son sempre curiosa. Incrocio le dita, spero di non trovare un altro compito da eseguire. Questa volta no, è arrivata Ecopolis. Penso a chi l’ha spedita dalla nostra sede, a come avrà monitorato l’invio. Avrà incrociato le dita perché non si verifichi nessun intoppo informatico. O elettrico. O chissà cosa. Leggi di più

Quale città metropolitana per Padova?

Il governo ha proposto di accorpare la provincia di Padova, in un primo tempo, con quella di Rovigo e, poi, con quella di Treviso, seguendo logiche puramente economiche di riduzione dei costi gestionali del territorio, segnatamente di quelli relativi alla politica.

La Regione, a cui era stato chiesto di riordinare il proprio territorio prima che si procedesse per decreto, ha sdegnosamente rifiutato qualsiasi modifica dello status quo, confermando le attuali sette province.

Il governatore Zaia non ha voluto, o saputo, anticipare le scelte del governo. Cosa che avrebbe potuto fare affrontando il problema sotto il profilo urbanistico, rimodulando l’assetto del territorio per porre rimedio al disordine edilizio e al consumo di suolo che ci hanno consegnato le politiche del passato e ottenere, di risulta, anche la contrazione della spesa corrente. Leggi di più

Una replica sulla riqualificazione di via Avanzo

Via Jacopo Avanzo: una strada infelice, residenziale ma che corre lungo la ferrovia lato Arcella. Degradata (marciapiedi rotti, prostituzione notturna, parcheggio selvaggio, traffico veloce ed intenso), ha un punto forte: una doppia alberatura, dall’uscita Stazione che prosegue(iva) fino al cavalcavia Grassi. Oggi non è più così: un lungo tratto, dove si è costruito il ponte (già) Verde, è stato desertificato. Leggi di più

Padova, la città immobile

Ecco Ecosistema urbano, la “fotografia ambientale” dei capoluoghi che Legambiente scatta annualmente, in collaborazione con il Sole 24 Ore, giunto alla 19esima edizione. I dati sono stati forniti dai Comuni, e in alcuni casi dall’Istat e riguardano l’anno 2011.

Facendo un confronto con i dati dell’anno precedente salta subito all’occhio dove la città fa passi in avanti verso la sostenibilità ambientale avanti o dove invece peggiora. Il raffronto dei dati, pessimi sul versante mobilità e smog, positivi nel settore delle energie rinnovabili, contraddittori per gli altri indicatori, dipinge una città senza un nitido e globale impegno verso la sostenibilità urbana e fa giustizia delle troppe operazioni di sola immagine dell’Amministrazione.

A parte singole, rare eccezioni individuali, è il governo della nostra città, nel suo  complesso, a non vedere ancora l’ambiente come opportunità di sviluppo. Né il governo cittadino vede l’ambiente come elemento che deve attraversare e coordinare le altre politiche. Ad esempio la politica urbanistica continua la corsa all’edificazione con tutti i guasti a cascata che comporta: aumento della mobilità privata, inquinamento, perdita di qualità territoriale. La città sostenibili invece, insieme alla costruzione di un’economia a bassa emissione di anidride carbonica e la messa in sicurezza dei territori e degli edifici, rappresentano la via maestra per uscire dalla crisi economica e dal declino.

Ma vediamo gli indicatori di Ecosistema urbano nel dettaglio (vedi anche tabella comparativa allegata – clicca qui per visualizzarla):

Mobilità ed inquinamento atmosferico

Qui tutti i parametri tratteggiamo un quadro in peggioramento, o nel migliore dei casi stazionario.

La media annuale delle polveri sottili –PM10- passa dai 37,7 microgrammi per metrocubo d’aria del 2010 ai 43,7 del 2011, laddove il limite di legge è 40 microgranni. I superamenti del limite di legge giornaliero sono stato 96 contro i 35 ammessi dalla legge. I giorni di superamento dell’ozono (media di tutte le centraline) passano da 47 ad 83, quando il limite di legge è 25.  La media annuale del Biossido di azotoNO2 – passa da 39,7 microgrammi per metrocubo d’aria a 43,7 contro i 40 del limite di legge.

Questi dati negativi sono la diretta conseguenza della mancanza di adeguate politiche di contenimento del traffico, che in città è il principale responsabile dello smog.

Infatti diminuisce ancora l’offerta di trasporto pubblico in città (dovuta principalmente ai tagli di Stato e Regione). La percorrenza annua per abitante dei mezzi pubblici (Km/vettura/abitanti/anno) scende dai 32 del 2010 ai 29 del 2011e quindi la media dei viaggi per abitante anno scende da 150 a 146. Tanto è vero che non diminuisce il numero di auto circolanti nel Comune: 58 ogni 100 abitanti come nel 2010. Idem per i motocicli 13 ogni 100 abitanti, come nel 2010. Nessun passo in avanti per le isole pedonali che nel 2011 restano a 0,79 metri quadri per abitante come nel 2010, né per la Zona a Trafico Limitato che resta di 6.07 metri quadri per abitante, e dove, per altro non è rispettato il limite di velocità a 30 chilometri orari che vige in tutta la ZTL. Stazionarie anche le piste ciclabili.

Dati che denunciano la mancanza di concrete politiche per la mobilità sostenibile, per il contenimento del traffico e il supporto al trasporto pubblico ed ad altre modalità alternative ad auto e furgoni per lo spostamento di persone e merci.

Consumi, sprechi e rifiuti

Il quadro in questo settore è contraddittorio.

Diminuiscono le perdite della rete idrica, che dal 35% del 2010 passano al 32 % del 2011. Conseguentemente anche l’acqua potabile consumata diminuisce dal 155,8 litri al giorno per abitante a 145,2 litri. Anche la capacità di depurazione delle acque reflue migliora passando dall’87% degli abitanti allacciati al depuratore del 2010 al 93% del 2011.

Negativo, invece il dato riguardante i consumi elettrici domestici, che aumentano: 1303 chilowatt per abitante nel 2011 contro i 1285 del 2010.

Rifiuti urbani: la produzione procapite diminuisce nel 2011, con 659 chili all’anno contro i 691 del 2010. Effetto della crisi economica (che incide sui consumi e quindi anche sui rifiuti) o delle campagne di sensibilizzazione alla riduzione? Migliora la raccolta differenziata che guadagna un punto, passando dal 42% del 2010 al 43% del 2011, dei rifiuti urbani prodotti, beneficiando del passaggio al porta a porta a Camin, ma non ancora di quello negli altri quartieri, dati che peseranno il prossimo anno.

Verde

Stazionaria, quindi non positiva, la situazione del verde a Padova. Nel 2011 i mq per abitante di verde urbano fruibile restano 12,24, come nel 2010. Così come per le Aree Verdi totali: ferme a 526 mq di aree verdi per ogni ettari di superficie comunale (le aree verdi totali comprendono anche il verde non fruibile dai cittadini).

Energie rinnovabili

Va decisamente meglio per gli impianti di energia rinnovabile installati su edifici di proprietà comunale. Vistosa la crescita del solare fotovoltaico che passa dai 2,91 Kilovatt ogni 1000 abitanti del 2010, ai 28,24 kilowatt nel 2011. Bene anche per il solare termico i che passa da 0,22 metri quadri ogni mille abitanti a 0,38.

 Consumo di suolo

Il PAT (il nuovo piano regolatore) di Padova,  infatti, è assolutamente sovradimensionato: aggiunto alla volumetria ancora edificabile del vecchio Piano Regolatore, di 2.607.892 metri cubi altri 2.084.232 mc. per un volume edificabile totale di 4.692.124 metri cubi. Una spaventosa colata di cemento. A chi possa servire questa nuova volumetria  non si capisce, visto che la popolazione in città sta diminuendo e che ci sono già più di 7000 case che non riescono ad essere vendute.

Chi volesse il dossier completo di Ecosistema Urbano può richiederlo all’ufficio stampa nazionale di Legambiente 06.86268379-99-53-76

Lucio Passi – Portavoce Legambiente Padova

Raccogliere vestiti usati: un gesto solidale e responsabile

Ogni anno, i cittadini italiani conferiscono nei contenitori Caritas circa mille tonnellate di indumenti: il 68% viene riutilizzato, il 25% riciclato. A Padova, il servizio di raccolta è gestito dalla cooperativa So. La. Re., ed occupa oltre 60 persone a tempo indeterminato.

La vigilia di Natale del 1997 apparivano a Padova i primi contenitori gialli Caritas per la raccolta permanente di tessuti e pellami usati in buono stato, grazie ad una convenzione stipulata con Amniup. Oggi, in città e in numerosi comuni della diocesi di Padova, sono 250 i contenitori Caritas gestiti dalla cooperativa sociale Città So. La. Re. Leggi di più

Legambiente aiuta il “porta a porta”

Dal 22 ottobre i residenti di Ponte di Brenta, Torre, Pontevigodarzere e Isola di Torre riceveranno da Acegas-Aps i bidoncini per passare alla raccolta differenziata “porta a porta”, che inizierà operativamente il 19 novembre. Da quel giorno spariranno campane e cassonetti di strada e partirà il ritiro domiciliare dei rifiuti divisi in casa.

In accordo con Comune e AcegasAPS, Legambiente aiuterà il decollo del porta a porta. Da Lunedì 22 ottobre e fino a Sabato 17 novembre, istituiràtutti i giorni punti informativi sul “porta a porta”, situati presso i punti più frequentati dei vari rioni (scarica qui il calendario degli infopoint). Qui gli operatori dell’Associazione sono a disposizione dei cittadini per spiegare il nuovo metodo, nonché per mostrare come si fa concretamente la divisione dei rifiuti nei nuovi bidoncini domestici.

Risparmio di energia, materie prime, e gas che modificano il clima

Aumentare la raccolta e il riciclaggio dei rifiuti è indispensabile per vivere secondo uno stile di vita più rispettoso dell’ambiente. Le risorse della Terra non sono infinite e, se non si inverte la tendenza al consumo e allo spreco, diventeranno sempre più scarse e costose, ed alcune si esauriranno. Inoltre, riciclare i rifiuti significa risparmiare moltissima energia e materie prime, e di conseguenza diminuire l’emissione dei gas come la CO2, (anidride carbonica) cosa fondamentale per combattere l’effetto serra e i cambiamenti climatici.

La situazione a Padova

A Padova la raccolta differenziata dei rifiuti è circa al 43%, un discreto risultato paragonato ad altri capoluoghi sopra i 150.000 abitanti. Ma è molto lontana dai tanti comuni della provincia, molti dei quali arrivano al 70-75%, e dal 65% che per legge dovrebbe raggiungere entro il 2012. C’è poi un problema: ed è la terza linea dell’inceneritore di San Lazzaro. Con il nuovo bruciatore, l’impianto è passato da una capacità di incenerimento di 220 tonnellate al giorno a 520 tonnellate al giorno.

Il rischio infatti è che gli inceneritori blocchino la crescita della raccolta differenziata, o che attirino rifiuti da fuori provincia o fuori regione.

Va ricordato che la combustione di rifiuti potenzialmente produce composti tossici che possono rappresentare un grande rischio per la salute di tutti. La raccolta differenziata, al contrario, non presenta effetti collaterali.

 Più raccolta differenziata per chiudere gli inceneritori

L’inceneritore serve anche la provincia di Padova, naturalmente. Se la raccolta differenziata raggiungesse il 63% a livello provinciale, le tre linee sarebbero sufficienti per bruciare tutti i rifiuti non differenziati. Se arrivasse al 70%, basterebbero le linee 2 e 3, e la prima linea si potrebbe chiudere.

E’ per questo che da tempo Legambiente chiede di programmare la chiusura della prima linea. Se Padova nei prossimi anni aumenterà la percentuale di raccolta differenziata avremo tutti più forza per chiedere la chiusura degli inceneritori.

 Il Porta a Porta a Padova

Con il porta a porta a Padova potremo arrivare a differenziare oltre il 70% dei rifiuti. Lo dimostra il successo di Camin, già passato al Porta a Porta dove il 77% dei rifiuti viene raccolto in modo differenziato. Da pochissimo il Porta a Porta è arrivato anche Voltabarozzo, Quattro Martiri-Crocefisso, Salboro e Guizza sud. Perciò Legambiente collabora al passaggio al metodo porta a porta a Ponte di Brenta, Torre, Pontevigodarzere e Isola di Torre, e lo farà nei prossimi mesi quando sarà esteso a Altichiero, Sacro Cuore e Ponterotto.

Chi volesse dare una mano a gestire i punti informativi può chiamare la mattina in Legambiente allo 0498561212 chiedendo di Davide Gobbo, oppure può inviare una mail a d.gobbo@legambientepadova.it.

 Davide Gobbo – Legambiente Padova

Stati generali della bicicletta

Nel panorama italiano Padova certamente si distingue per l’impegno nella promozione dell’uso della bicicletta, ma resta ancora una realtà congestionata dall’uso dell’automobile, dove gli incidenti con ciclisti coinvolti sono tornati a salire e dove quindi c’è ancora molto da fare seguendo le linee guida individuate degli Stati Generali della Bicicletta e della Mobilità nuova.

Il Manifesto “L’Italia Cambia strada”, in sintesi:

L’esigenza di mettere in campo politiche per una mobilità nuova, a partire dai contesti urbani, è diventata inderogabile. L’Italia è il paese europeo con la più alta densità di automobili: 36 milioni di auto, il 17% dell’intero parco circolante in Europa, a fronte di una popolazione pari al 7% di quella dell’intero continente. Ciò significa che per ogni 100 abitanti in media in Italia ci sono 65 automobili. La differenza tra Italia ed Europa si nota anche nelle grandi città: ad Amsterdam e Parigi il rapporto è di 25 auto su 100 abitanti, mentre a Roma è 70 e a Torino 62 su 100.

La bicicletta è una delle chiavi di volta di una mobilità urbana diversa, innovativa e smart ed è in relazione e alleata con le altre modalità di spostamento “non motorizzate”.

Intendiamo avanzare idee e proposte per cambiare la mobilità del nostro paese in contrapposizione con l’immobilità che, ormai da anni, caratterizza questo ambito della vita pubblica sottovalutandone il ruolo fondamentale di indicatore di civiltà e qualità di una società.
E’ arrivato il momento di creare uno spazio per ragionare di mobilità ciclabile e, in generale, di mobilità urbana. Perché è tempo che l’Italia cambi strada.

Leggi qui il manifesto completo

Le strategie emerse dagli Stati Generali:

Limiti di velocità a 30km/h e priorità agli investimenti a favore della mobilità dolce. Le persone (e non le auto) al centro della programmazione urbana. Da Reggio Emilia arrivano proposte concrete per gli amministratori e per il chi si candida a governare il Paese affinché “prenda impegni precisi in materia di mobilità sostenibile” (Graziando del Rio – Presidente Anci).

Alla fine dei lavori, di questo primo appuntamento che avrà in futuro cadenza annuale, è stato elaborato un Documento di sintesi, di cui si riportano qui in modo schematico le strategie di intervento:

– ridisegno degli spazi e delle strade e nuovi quartieri Car free, ai fini della moderazione del traffico e della convivenza tra diversi modi di muoversi;

– progettazione e attivazione di servizi integrati e innovativi per una città amichevole che incoraggi il passaggio dall’auto in proprietà a sistemi integrati di mobilità, ad esempio: parcheggi bici-Tpl, stalli, parcheggio spazi condominiali, ciclofficine e luoghi (Bike Square) di aggregazione, ciclabilità diffusa (corsie, preferenziazioni, reti ciclabili come valorizzazione del paesaggio), bikesharing, servizi bici cargo per le merci, intermodalità…

– individuazione di investimenti da attivare e o da ridistribuire per il finanziamento della mobilità ciclistica;

incentivi e disincentivi: premi a Comuni e quartieri virtuosi, incentivi per i lavoratori (premi, agevolazioni, convenzioni, abbonamenti e defiscalizzazioni per i datori di lavoro..) e ai giovani…Riconoscimento dell’infortunio in itinere anche per lo spostamento in bici casa-lavoro. Disincentivi all’uso dell’auto (tariffazione sosta, accessi aree congestionate).

Leggi qui la presentazione completa dei documenti finali (Eco delle Città)

Qui il sito ufficiale dell’iniziativa

Sandro Ginestri – Legambiente Padova

 

Fusione AcegasAps-Hera. Acqua bene comune?

I favorevoli alla fusione Hera-Acegas sostengono che non c’è privatizzazione, perché la nuova società sarà comunque a maggioranza pubblica. Si da il caso che anche la nuova società sarà una s.p.a. quotata in borsa, e le remunerazioni agli azionisti pubblici e privati deriveranno dalla maggiore vendita del prodotto. Essendo però questo prodotto l’acqua, un Bene Comune finito, (se ne consuma di più di quello che la natura riesce a procurarci), si dovrebbe invece incentivare il risparmio e penalizzare chi ne abusa. Invece Zanonato, il PD, IDV, e SEL, hanno votato per la fusione, il PRC ha votato contro. (Ovviamente non sono da considerare le posizioni dei partiti di opposizione, artefici per primi di privatizzare tutto, e ora in posizione spudoratamente strumentale).

Con questa operazione è come dicessero ad ognuno di noi: cittadino/a, usane finché vuoi, perché i proventi economici che deriveranno dal pagamento della tua bolletta verranno usati in parte dal tuo Comune, che partecipa con sue azioni alla società Hera -Acegas, per garantirti altri servizi che altrimenti non saremo in grado di darti, visti i tagli economici del Governo e della Regione nei confronti degli Enti Locali. Gli altri andranno in tasca ai privati che posseggono queste azioni.

Ma il risultato referendario contro la privatizzazione dell’acqua aveva dimostrato che la volontà popolare per questo bene primario non considerava l’acqua un bene sul quale far guadagni, né da parte pubblica né privata. Infatti, chi ha avuto la fortuna di impegnarsi approfonditamente nella campagna referendaria ha potuto riscontrare immediatamente una diffusa avversione alla privatizzazione dell’acqua, tutt’ora presente; dovuta alla consapevolezza che l’acqua è un bene vitale per il quale si deve rispettarla e favorirne il risparmio, non specularci sopra. Quindi, una buona Amministrazione doveva subito dopo il risultato referendario mettere in atto una campagna di coinvolgimento, di dibattito con i cittadini che puntasse alla costruzione di un percorso per arrivare alla ri-pubblicizzazione dell’acqua. Istituendo ad esempio fin da subito l’assessorato ai Beni Comuni, un consigliere dell’acqua in ogni quartiere; portare a conoscenza di ciascuno le reti di distribuzione dalla fonte al rubinetto, stabilire una quota minima per tutti e penalizzare gli sprechi, ribassare gli stipendi dei manager, ecc. Allora non è stato fatto.

In questi giorni apprendiamo che l’assessore all’Ambiente Alessandro Zan ha pubblicamente preso posizione perché l’acqua, Bene Comune, torni totalmente pubblica. Chiedendo l’immediata istituzione di un’apposita commissione – così come sottoscritto per accettazione dal sindaco Zanonato – con il compito di pianificare lo scorporo dell’acqua, dalla fusione Acegas-Hera. Dopo tante sacrosante polemiche, può essere una buona notizia. Tutto dipenderà dalla capacità di far diventare il percorso di ri-pubblicizzazione dell’acqua a Padova, un percorso di coinvolgimento e autentica partecipazione della cittadinanza, riscoprendo e promuovendo la Cultura dell’Acqua, e riallacciandosi alle ragioni della vittoria del referendum contro la privatizzazione di questo bene.

Per quanto riguarda la posizione dei lavoratori e lavoratrici di settore, e le loro rappresentanze sindacali, che sono d’accordo con la fusione delle due società, si pone da subito una domanda: “Siete interessati a collaborare perché l’acqua venga scorporata dalla fusione Acegas-Hera e ridiventi totalmente pubblica?

Silvano Cogo

Smog. Un giorno su due inquinato e fuorilegge

Tra maggio e settembre  a Padova si sono verificati 90 giorni di superamento del limite dell’ozono. Il numero di giorni di superamento del limite dell’ozono ammesso dalla legge (Dlgs 183/04), è di 25. Tra giugno e agosto il valore giornaliero (120 microgrammi per metro cubo d’aria) per la protezione della salute umana è stato superato praticamente tutti i giorni.

Oltre ai noti effetti acuti dovuti ad alte concentrazioni d’ozono, dai 180 microgrammi in su, vanno tenuti in grande considerazione anche i danni sul lungo periodo provocati dall’esposizione a minori, ma ripetute, concentrazioni d’ozono. Nei bambini possono portare ad una riduzione della funzione polmonare e negli adulti accelerano il naturale processo d’invecchiamento della funzione polmonare.

L’ozono è un inquinante tipicamente estivo che aumenta la sua concentrazione nell’aria quando gli alti livelli di radiazioni solari trasformano i cosiddetti inquinanti “precursori”, ossidi d’azoto e i composti organici volatili, nell’ozono stesso. Ossidi di azoto e i composti organici volatili che sono emessi principalmente dai tubi di scappamento.

L’Ozono è il contraltare dell’inquinamento da polveri sottili (PM10) dei mesi più freddi. PM10 che già conta 57 giorni di superamento del limite, contro i 35 ammessi per legge, destinati ad aumentare tra ottobre e dicembre.

Dall’inizio dell’anno tra ozono e PM10 abbiamo complessivamente registrato 147 superamenti dei limite di legge. Più di un giorno su due inquinato! L’eccessivo inquinamento atmosferico a  Padova è un problema cronico, causato dal massiccio traffico veicolare.

In maggio il Centro Internazionale per la Ricerca sul Cancro dell’OMS ha dichiarato i gas di scappamento dei motori diesel “cancerogeni certi” per gli esseri umani e l’esposizione a tali gas associata a un “rischio accresciuto di tumore al polmone”. Fino allo scorso anno  l’OMS riteneva le polveri sottili “probabilmente cancerogene”. Dopo ulteriori studi sono state classficate come certamente  cangerogene.

L’Amministrazione comunale non può continuare a procrastinare serie misure e politiche di contrasto. Bisogna iniziare a lavorare su un progetto di controllo e moderazione del traffico in entrata in città, circa 230mila spostamenti al giorno: questo si può fare con l’Ecopass o con il sistema dei crediti degli accessi: un monte-accessi gratuiti alla città, superato il quale il “cityuser” deve scegliere se usare mezzi sostenibili (bicicletta, trasporto pubblico, carpooling, carsharing ecc.) o comprare nuovi accessi, che finanzieranno il potenziamento della rete dei trasporti alternativi. Si abbassi inoltre il limite di velocità a 30km orari in tutta la città per garantire maggiore sicurezza a pedoni e ciclisti incentivando così spostamenti senz’auto per i percorsi urbani.

Nel frattempo, siccome nemmeno il Comune sa quanti veicoli dovrebbe fermare con l’ordinanza che vieta la circolazione degli euro zero a  benzina (compresi i motocicli a 2 tempi), e gli euro 1 e 2  diesel, Legambiente chiede che a tutti i mezzi sia applicato un adesivo (euro zero, euro 1, euro 2 ecc.) in modo da facilitare il lavoro della polizia urbana.

Lucio Passi – Portavoce Legambiente Padova